di Carlo Petrini
La Stampa, 27 luglio 2022
Ho incontrato i Fridays for Future al loro meeting europeo al Campus Einaudi, e sono convinto che la vivacità di questo movimento, malgrado abbia attraversato il periodo pandemico, sia la vera novità dal punto di vista politico degli ultimi quattro anni. Sono convinto che la serietà con la quale i ragazzi e le ragazze del movimento affrontano questi temi sia da guardare con molta attenzione: loro si impegnano nello studio e soprattutto applicano il proprio vissuto con comportamenti virtuosi.
Il mio augurio è che i Fridays possano diventare protagonisti sulla scena politica, non solo italiana ma mondiale, e adesso sono pronti a farlo, è arrivato il momento. È nella natura delle cose che le giovani generazioni si affaccino prima o dopo alla politica, e anche quella più classica, quella che vive rispetto all’elettorato e pensa ogni volta alla prossima elezione, a settembre dovrà fare i conti con loro e con le loro domande. È giusto che i giovani attivisti sognino di cambiare il mondo, ed è bello che alla loro età abbiano visioni anche utopiche. Chi semina visioni e utopie raccoglie realtà.
Purtroppo oggi la reazione del mondo politico è invece fortemente inadeguata all’emergenza del clima che stiamo attraversando. La politica dovrebbe ispirarsi al movimento ambientalista, cambiare atteggiamento, avviare comportamenti virtuosi. Ma non lo fa. E non lo fa neanche il mondo produttivo, che non modifica il modo di coltivare, produrre, trasportare, distribuire. Sono sconcertato perché avverto che stiamo entrando in un periodo di irreversibilità sul fronte climatico e sarà difficile invertire la rotta perché non sono in atto comportamenti adeguati e incisivi. È già tardi per agire e salvare il nostro pianeta, ma i giovani guardano nella direzione giusta.
Io faccio parte di un movimento associativo, Slow Food, sensibile alle battaglie dei Fridays, e secondo me oggi è il tempo in cui la società civile deve prendere iniziative indipendentemente dalla politica. Da decenni assistiamo a incontri delle governance internazionali dove a tante parole non fanno seguito azioni decise e quei pochi impegni, di circostanza, presi vengono poi puntualmente disattesi. Bisogna passare all’azione, supplire all’assenza della politica e adottare comportamenti virtuosi che possano rigenerare quel nostro modo di stare al mondo che non è più praticabile.
Cosa possiamo fare? Mettere in pratica azioni quotidiane come la riduzione del consumo di carne e degli sprechi, evitando la plastica monouso. Sono comportamenti che all’apparenza possono sembrare irrilevanti ma assumono un’importanza impressionante nella misura in cui vengono adottati da milioni di persone. In questa fase storica questa è la vera politica.
E la vediamo al raduno dei Fridays, che anche senza Greta Thunberg hanno imparato a camminare con le loro gambe. Greta è stata per loro un elemento importante perché ha catalizzato l’interesse, ma c’è una moltitudine di giovani che superano anche i confini nazionali, e che continuano a crescere contando sulle proprie forze.
Anche la rete di Terra Madre è molto vicina a queste istanze, e per questo vogliamo partecipare allo sciopero dei Fridays del 23 settembre: immagino una manifestazione in cui anche i delegati di Terra Madre provenienti da tutto il mondo apporteranno il loro contributo. D’altronde il sistema alimentare ha questo duplice ruolo di fautore e vittima del cambiamento climatico, soprattutto ai danni dei più umili della terra che molto spesso coincidono con chi il nostro cibo lo produce. E bene che il movimento dei Fridays sia sensibile anche a queste tematiche perché in un pianeta pulito e sano anche il cibo che mangiamo è migliore.










