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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 28 aprile 2026

Nel caos i vertici del Dap. Una circolare del capo Dipartimento contraddice il direttore generale Napolillo. Entrano i telefonini, i pizzini e le droghe, qualche volta perfino le armi. Ma i frigoriferi nelle celle giammai. Nel paradosso delle carceri sovraffollate e dei tribunali vuoti che per carenza di personale mettono in stand by i processi meno urgenti (vedi Gip di Milano), il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria individua una nuova potenziale arma contundente da sottrarre a quei detenuti che eventualmente volessero gentilmente servire le rivolte per le quali un anno fa il governo Meloni ha creato la apposita fattispecie di reato ma che poi nei fatti scarseggiano. L’ironia è d’obbligo, visto che l’allarme frigoriferi lanciato dalla circolare del 23 aprile firmata dal Capo del Dap Stefano Carmine De Michele e indirizzata ai Provveditori regionali dell’Amministrazione penitenziaria sembra fatta apposta proprio per creare tensione nei disastrati istituti penitenziari italiani già in preda all’incubo di un’ennesima estate infernale alle porte.

“Una colossale svista”, la definiscono i dirigenti penitenziari aderenti alla Federazione europea dei sindacati autonomi che per primi hanno protestato e hanno chiesto di ritirare la circolare.

“In nessun caso i pozzetti frigo potranno essere collocati nelle camere di pernottamento” onde evitare possibili occultamenti “di oggetti o sostanze non consentite”, nonché l’”utilizzo improprio come per barricamento e/o strumento atto ad offendere”, scrive il Dap come se le celle non fossero di solito già arredate con mobilio dalle medesime potenzialità. Il riferimento del documento ufficiale è a quei “mille frigoriferi orizzontali “tipo pozzetto” che a luglio dell’anno scorso il ministro Nordio sbandierava come soluzione geniale per “rispondere concretamente al caldo record”.

Da allora, oltre al fatto che la cifra a tre zeri ha subito nel concreto un drastico ridimensionamento, “in diversi istituti - afferma il coordinatore dei Dirigenti penitenziari Fsi Usae, Enrico Sbriglia - alcuni lungimiranti direttori” hanno “consentito da tempo l’impiego” di questi elettrodomestici refrigeranti “di contenute dimensioni”, al fine di alleviare le sofferenze dei reclusi. Ma anche perché “la refrigerazione riduce il rischio di infezioni o di malattie, con positive ricadute in termini di minor numero di visite mediche e ricoveri (rectius di accompagnamenti con scorta di polizia negli ospedali), nonché del consumo di farmaci, a vantaggio della spesa erariale”.

Se è vero però, come scrivono i dirigenti penitenziari, che appena un mese fa il direttore generale dei detenuti e del trattamento Ernesto Napolillo ha diramato l’ordine opposto di mettere a disposizione dei reclusi quanti più frigoriferi possibile - “pur senza indicare a quali risorse economiche appositamente individuate attingere” - per evitare il “dispendio di acqua dai rubinetti utilizzata per refrigerare”, allora è lecito sospettare che l’improvvisazione regni sovrana a Largo Luigi Daga. “Forse un giorno si scoprirà che le carceri italiane hanno rappresentato per decenni il più importate affluente dei grandi fiumi che attraversano le nostre regioni”, ironizza Sbriglia che, dopo essere stato ai vertici dell’amministrazione penitenziaria, è oggi per il Friuli Venezia Giulia Garante regionale dei diritti della persona.

L’ipotesi formulata dall’Fsi-Usae è “che dietro questo improvviso “rigore securitario” si celi la volontà di esasperare gli animi per giustificare l’invocazione dei Gruppi di intervento operativo”. Il Gio, creato dal ministro Nordio nel maggio 2024, è il reparto della Polizia penitenziaria specializzato nel sedare le rivolte. “Una decisione incomprensibile e pericolosa”, secondo la Conferenza nazionale dei garanti territoriali. “Non è sicurezza - evidenzia il portavoce Samuele Ciambriello - è un arretramento che rischia solo di aumentare tensioni e problemi sanitari” nelle celle dove quest’anno sono già morte 62 persone, di cui 17 per suicidio.