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di Lara Boccalon

rainews.it, 4 febbraio 2025

Le novità dell’accordo tra Regione e amministrazione penitenziaria. Il protocollo d’intesa quinquennale tra Regione e Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria per il Triveneto appena deliberato dalla giunta Fedriga impegna aziende sanitarie e direzioni penitenziarie a operare all’interno di una più chiara, concreta e coerente cornice di azioni, per rispondere alle criticità finora registrate nell’assistenza sanitaria in carcere, prestando grande attenzione non solo alle persone detenute e alle loro aspettative di salute, ma anche alla sicurezza del personale sanitario che opera nelle carceri.

Un insieme di norme e principi -spiegano dalla direzione centrale salute che l’ha messo a punto con l’amministrazione penitenziaria- che spinge fortemente allo sviluppo di percorsi condivisi e progetti congiunti per realizzare un miglioramento complessivo e coordinato della sanità penitenziaria. Tra le novità telemedicina e teleconsulto in carcere, protocolli operativi per gestire urgenze cliniche e grandi eventi critici. Quanto ai sanitari chiamati ad operare nelle carceri l’impegno è a garantire loro un livello di sicurezza più elevato.

Un passo avanti rispetto a quanto già esisteva e che finora non ha soddisfatto le esigenze reali - così il garante regionale dei detenuti Enrico Sbriglia che plaude alla misura. Lo sforzo di due amministrazioni diverse di parlare lo stesso linguaggio, dando corpo finalmente ad una idea di medicina penitenziaria- afferma il garante assicurando che vigilerà sull’applicazione del protocollo. Se verrà onorato dalle parti in campo, semplificherà la vita a tutti e potrebbe anche fare scuola in Italia nel dare soluzioni a quello che oggi, resta il problema dei problemi, rimarca Sbriglia. Un protocollo che va oltre a qualcosa che non c’è - afferma critico il presidente regionale del sindacato dei medici di famiglia - Snami Stefano Vignando. A suo dire nel documento non pare esserci traccia della assistenza medica generica quotidiana in carcere che doveva essere garantita dai medici di medicina generale secondo quanto già previsto - ricorda Vignando - da delibere di giunta del 2016 e 2019 rimaste inapplicate.