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di Christian Seu


Messaggero Veneto, 7 luglio 2020

 

Lo rivelano le statistiche del libro bianco sugli stupefacenti Rimangono i problemi di sovraffollamento negli istituti. Un quarto dei detenuti nelle carceri del Friuli Venezia Giulia si trova dietro le sbarre per reati legati al traffico e allo spaccio di stupefacenti.

Lo rivelano le statistiche dell'undicesimo Libro Bianco sulle droghe, pubblicato nei giorni scorsi dalla Società della Ragione assieme a Forum Droghe, Antigone, Cgil, Cnca, Associazione Luca Coscioni, Arci, Lila e Legacoop sociali. Il dossier e stato presentato ieri a Udine dall'ex sottosegretario alla Giustizia Franco Corleone.

"Il carcere non può essere ridono a quel che è oggi, una discarica sociale frutto della politica fallimentare sulle droghe", evoca Corleone. citando i trent'anni dell'applicazione del Testo unico sulle sostanze stupefacenti Iervolino-Vassalli. Quella legge - prosegue l'ex senatore - è il volano delle politiche repressive e carcerarie: senza detenuti per l'articolo 73 o senza tossicodipendenti non si avrebbe sovraffollamento nelle carceri".

A livello nazionale, 13.677 dei 46.201 ingessi in carcere nel corso del 2019 sono stati causati da imputazioni o condanne basate proprio sul citato articolo 73. "La legislazione sulle droghe e l'uso che ne viene fatto - indicano gli estensori del Libro Bianco - sono decisivi nella determinazione dei saldi della repressione penale: la decarcerizzazione possa attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alle sostanze stupefacenti. Così come le politiche di tolleranza zero e di controllo sociale coattivo si fondano sulla loro criminalizzazione".

Nelle prigioni del Fvg sono detenute 593 persone (23 le donne), di cui 208 stranieri, rispetto a una capienza complessiva fissata a 464 posti. Il sovraffollamento riguarda in particolare Trieste (163 detenuti su una capienza di 136). Pordenone (37-58). Tolmezzo (149-215) e Udine (90-130). I dati sui detenuti per tipologia e stato di tossicodipendenza citati dallo studio rimandano invece al 31 dicembre dello scorso anno. Dei 656 soggetti in carcere 176 erano accusati o condannati per reati connessi alla droga, mentre 169 risultavano essere tossicodipendenti.

"Si tratta di un modello di giustizia etica, che porta incarceri! le persone entrate in contatto con la droga, ma non per esempio chi commette reati ambientali, truffe informatiche", indica Corleone.

La pubblicazione si è occupata anche del fenomeno del consumo e dello spaccio di stupefacenti nel periodo del lockdown: "In questa fase i consumatori hanno dimostrato capacità di autoregolazione, con adeguamento alla situazione e minimizzazione dei rischi", indica l'ex sottosegretario. E a proposito di Covid, le associazioni che curano i percorsi di reinserimento auspicano un graduale ritorno alla normalità: "Non c'è più motivo di ostacolare il rientro in carcere dei volontari - spiega Roberta Casco, presidente di Icaro. È urgente reintrodurre una vita sociale nelle carceri, interrompendo l'attuale allontanamento al fine costituzionale della pena, ovvero la rieducazione e il reinserimento"