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di Clemente Pistilli

La Repubblica, 14 giugno 2022

Daniele Cestra è stato condannato dalla Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone. I giudici lo hanno però riconosciuto responsabile solo di uno dei due omicidi di cui era accusato e per i quali il pm Vittorio Misiti aveva chiesto l’ergastolo.

Secondo gli inquirenti, l’imputato, mentre stava scontando nel capoluogo ciociaro una pena sempre per omicidio, si sarebbe trasformato in un assassino seriale, uccidendo i compagni di cella e poi simulandone il suicidio.

Inizialmente il pm Misiti ha sospettato che Cestra fosse il responsabile di quattro strani decessi all’interno del carcere. Poi, però, ha ritenuto che prove vi fossero solo per la morte di due compagni di cella, quella il 17 agosto 2016, dell’anziano Giuseppe Mari, di Sgurgola, e quella del 24 marzo dell’anno precedente del 60enne Pietropaolo Bassi.

Un’accusa pesantissima per Cestra, 44enne di Sabaudia, che dopo una vita randagia costellata di qualche piccolo reato, era finito dietro le sbarre per aver ucciso nel 2013, durante un furtarello in un’abitazione a Borgo Montenero, nel Comune di San Felice Circeo, la proprietaria della casa, Anna Vastola, di 81 anni, colpendola a morte con una pala. Il pm Misiti ha chiesto l’ergastolo battendo soprattutto sulla consulenza medico-legale compiuta dalla dottoressa Daniela Lucidi e sulla testimonianza di un detenuto, a cui il 44enne avrebbe confessato: “Tanto ne ho ammazzati tre e faccio anche questo che è il quarto”. A insistere invece sull’assenza di prove sono stati i difensori dell’imputato, gli avvocati Angelo Palmieri e Sinuhe Luccone.

La Corte d’Assise ha quindi assolto Cestra dall’accusa di aver ucciso Bassi e lo ha condannato a 30 anni per l’omicidio di Mari, escludendo le aggravanti. E nessun risarcimento: si erano costituiti parte civile solo i familiari del 60enne. Cestra intanto è in carcere a Terni e non sembra essere ritenuto così pericoloso da non poter stare insieme ad altri, trovandosi in una cella con altri tre detenuti. Tra 90 giorni le motivazioni della sentenza. E già si profila un’altra battaglia in appello.