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di Damiano Aliprandi


Il Garantista, 15 aprile 2015

 

Un detenuto ha tentato il suicidio e soffre di gravi patologie curate solamente con gli antidolorifici e gli psicofarmaci. Si tratta di Vincenzo Longobardi, detenuto al carcere di Frosinone. Un mese fa pubblicammo una sua lettera segnalata dal blog "Urla dal silenzio" che da anni propone regolarmente le lettere dei detenuti e a distanza di tempo la situazione è peggiorata. Vincenzo Longobardi soffre di varie problematiche di salute. Ovvero apnea notturna, problemi d'udito, patologia che non gli consente di vedere con l'occhio sinistro, e che richiederebbe un intervento visto che tale malattia gli sta danneggiando anche l'occhio

destro, grossi problemi con la colonna vertebrale. Da anni sa che dovrebbe essere operato, ma nessuno muove un dito; se non si interviene per tempo su certe problematiche, si rischia la paralisi e altri esiti devastanti. Nonostante la segnalazione agli addetti ai lavori tra i quali il direttore del carcere stesso, nulla è cambiato.

Lo veniamo a sapere tramite l'ennesima lettera indirizzata al blog "Urla dal silenzio" che noi pubblichiamo per intero. "Caro Alfredo (il titolare del blog, ndr), sono il tuo amico Vincenzo, che ti scrivo per farti sapere che le cose qui non stanno bene, anzi malissimo, perché nessuno, dico nessuno , mi ha chiamato e come tu mi fai sapere - tramite l'ultima lettera che ho ricevuto- nessuno si preoccupa di me.

Adesso ho altre cose nuove da dirti. Mio fratello mi ha mandato un foglio per fare i colloqui visivi con lui, visto che tempo fa è uscita una circolare che è legge fare i colloqui con i propri famigliari. E passato quasi un mese e fino adesso non so quasi niente, Quanto tempo ancora devo aspettare per fare questi famosi colloqui? Poi, dopo il mio primo tentativo di suicidio mi levarono il piantone che serviva a controllarmi e quindi dissi alle guardie: "Lasciatemi la cella aperta perché le voci che io sento mi dicono di fare la stessa cosa, cioè impiccarmi di nuovo e se il mio amico di cella non c'è, chi mi salva?".

Ho parlato proprio poco fa con lo psichiatra e gli ho detto che avevo ancora le voci e lui mi ha aumentato le gocce che sono allucinogene e che mi fanno stare malissimo: figurati che sono andato a colloquio che non capivo niente e mia moglie si è preoccupata. Anche i miei figli mi hanno detto: "Babbo, cos'è che non va?". Ed io gli ho detto che mi ero svegliato in quel momento, perciò immagina come ti butta giù questa terapia. Al di fuori della terapia... tavor, tranquillanti, antidepressivi... e di altre terapie che non ricordo come si chiamano... perciò immagina come io, a 46 anni, mi devo sentire.

E meglio stare al manicomio che in questo carcere che ti porta allo sfinimento. Poi ho fatto due domandine, una dietro l'altra, per parlare con il giudice di sorveglianza, sperando che mi avrebbe chiamato. Poi ho fatto più di due domandine per parlare con il direttore Francesco Cocco e fino ad adesso nessuna risposta".

Se tutto quello che dice Vincenzo corrispondesse a realtà - scrive la redazione del blog "Urla dal silenzio" - si potrebbe sintetizzare la questione in sei questioni fondamentali. La prima e che c'è una persona (Vincenzo Longobardi) affetta da gravi patologie, in merito alle quali (dice Vincenzo) non vi è nessuna azione per permetterle di affrontarle da un punto di vista terapeutico.

L'unica "azione" è imbottirlo di psicofarmaci; giunto all'esasperazione, Vincenzo tenta il suicidio, Si salva per miracolo grazie all'intervento di una guardia e di un detenuto che, accorgendosi che Vincenzo penzolava, intervengono appena in tempo per salvargli la vita; Vincenzo, dopo aver scritto una prima volta per raccontare la sua drammatica situazione, scrive una seconda volta per raccontare il suo tentativo di suicidio e chiedere aiuto; vengono avvisati della vicenda il direttore del carcere di Frosinone, Francesco Cocco, e il magistrato di Sorveglianza di Frosinone.

Tramite Cocco la situazione viene ulteriormente segnalata all'Asl di Frosinone e al magistrato di Sorveglianza e al provveditorato regionale del Lazio. Nonostante la denuncia del blog, Vincenzo scrive ancora una volta, raccontando che nessuno è ancora concretamente intervenuto. Alfredo Cosco - il titolare del seguitissimo blog - racconta che mai come in questo caso, ci sono stati continui appelli e mai, sempre come in questo caso, un domani, di fronte a una ipotetico malaugurato epilogo negativo di questa storia, non si potrà dire che non si sapeva nulla.