di Ilaria Sesana
Avvenire, 10 dicembre 2020
Un cartello di Associazioni chiede di istituire un fondo per finanziare percorsi alternativi alla custodia attenuata: sì all'emendamento Stani (Pd). Istituire un fondo con una dotazione di 1,5 milioni di euro per finanziare percorsi di accoglienza al di fuori delle strutture carcerarie per le madri detenute e i loro figli. È la richiesta che arriva da alcune associazioni ("A Roma insieme", "Cittadinanzattiva", "Gabbianella", "Terre des Hommes" e "Acat") che chiedono ai membri della Commissione Bilancio della Camera dei deputati di approvare l'emendamento alla legge di bilancio promosso dall'onorevole Paolo Siani (Pd) e sostenuto da tutti i gruppi di maggioranza.
Obiettivo dell'emendamento è far uscire definitivamente i bambini dalle carceri italiane promuovendo invece l'inserimento delle detenute madri e dei loro figli all'interno di case-famiglia e di comunità alloggio idonee a ospitarli. Interventi che sarà possibile finanziare grazie alla dotazione di 1,5 milioni di euro all'anno per tre anni, a partire dal 2021, prevista dal fondo. L'idea è che spinga così a fare ricorso alla detenzione, anche se in forma attenuata, solo per i casi particolarmente gravi o complessi.
Privilegiando invece un approccio più rispettoso dei diritti dei bambini. Secondo i dati del ministero della Giustizia del 30 novembre 2020, nelle carceri italiane sono presenti 31 mamme (di cui 19 straniere) e 34 bambini (20 quelli di origine straniera).
Poco più di un terzo delle mamme (13) sono detenute all'interno dei cinque "Istituti a custodia attenuata" (Icam) attivi in Italia: Milano "San Vittore", Torino, Venezia "Giudecca" e Lauro (Avellino). Tutte le altre mamme e i loro figli fino ai sei anni di età si trovano all'interno delle sezioni nido delle carceri femminili italiane.
"Il carcere è un'istituzione totale dove la personalità viene negata. È un luogo segnato da una ripetitività ossessiva e dove gli spazi sono limitati. È molto duro per i bambini vivere in queste condizioni, sono costretti a sottostare a limitazioni enormi che segnano il loro sviluppo - sottolinea Gustavo Imbellone dell'associazione "A Roma, Insieme".
Gli Icam rappresentano una forma attenuata di detenzione, ad esempio non ci sono agenti armati, ma rientrano pienamente nel regime penitenziario". La costituzione di un fondo dedicato alla progettazione di percorsi di accoglienza di bambini e mamme fuori dal carcere rappresenta un traguardo importante. "Ma c'è ancora molto da fare.
Sono diverse e complesse, infatti, le cause per le quali tanti bambini sono costretti a vivere la privazione della propria libertà" commenta Federica Giannotta, Responsabile Advocacy e Programmi Italia di Terre des Hommes. Le organizzazioni "Terre des Hommes", "A Roma insieme" e "La gabbianella" in una recente lettera congiunta hanno chiesto un'ampia revisione della legge 62/2011 che ha istituito nuove forme di tutela per le detenute madri e i loro figli: gli Icam e le case famiglia protette. Mentre i primi sono stati aperti in diverse città, si è fatto ricorso alle seconde in maniera estremamente limitata anche perché la legge prevedeva che fossero istituite "senza oneri per lo Stato".
"Per come è impostata la normativa, oggi le detenute madri vengono raramente affidate alle case famiglia - spiega Federica Giannotta. Per questo occorre invertire il processo e partire dal presupposto che un bambino non dovrebbe mai andare in carcere".











