sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Liana Milella

La Repubblica, 27 agosto 2022

Se alle elezioni vince il centrodestra sulla giustizia sarà “ribaltone”. Come se il governo Draghi e le leggi della Guardasigilli Marta Cartabia, sulla scia di quelle del predecessore Alfonso Bonafede, non fossero mai esistite. Come se Lega e Radicali non avessero perso la scommessa dei referendum sulla giustizia del 12 giugno.

Si torna agli anni dei governi Berlusconi, con gli slogan di quell’epoca, dalla separazione delle carriere, alla responsabilità diretta dei giudici, alla prescrizione “breve”. In più, la voglia più forte è quella di considerare - ben oltre il dettato della Costituzione - comunque “sicuramente” innocente l’imputato, a prescindere dalla gravità delle accuse che gli vengono mosse. Esasperando la direttiva sulla presunzione d’innocenza che pure Cartabia ha fatto approvare in linea con il dettato europeo.

Ma l’obiettivo del centrodestra è di portarla all’estremo, perseguendo lo scopo di garantire comunque e in ogni modo “la buona fama” dell’imputato. Tra le “vittime” è destinata a esserci proprio la libertà di stampa, e per questo il centrodestra vuole i giornalisti del tutto fuori dai tribunali.

Pd - Attuare le leggi di Cartabia per salvare il Pnrr - Mantenere le riforme del processo civile, penale e del Csm di Marta Cartabia e attuarle, garantendo i fondi del Pnrr. Parte da qui il programma del Pd studiato dalla responsabile Giustizia Anna Rossomando che dice: “Nell’Italia del 2027 vogliamo che la giustizia sia ancora più moderna, per un reale accesso ai diritti senza distinzioni di censo. Rapida, efficace e solida nelle garanzie: uno strumento fondamentale per la tutela dei diritti delle persone e una leva per lo sviluppo economico e culturale del Paese”. Per farlo bisogna digitalizzare tutto, assumere nuovi magistrati e cancellieri, lanciare la giustizia riparativa. Serve l’Alta corte in Costituzione per garantire la giustizia disciplinare di tutte le toghe. No ai processi mediatici, sì al diritto a essere informati. Carcere a misura di Costituzione e mai più bambini in galera. Lotta alla mafia sempre, vigilando sui fondi del Pnrr. Una nuova legge Severino sui sindaci.

FdI\FI - Niente processi d’appello se il pm perde - Fi e FdI non hanno dubbi: netta separazione delle carriere tra giudici e pm, concorsi distinti e due Csm, stop ai processi d’appello se il pm perde. Carlo Nordio, l’ex procuratore aggiunto di Venezia che indagò sul Pd e oggi in pensione, candidato Guardasigilli per Meloni, lancia il sorteggio per eleggere i togati del Csm. Forza Italia, con il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, vuole un vero “giusto processo” e lo stop di quello mediatico, puntando al bavaglio su pm e giornalisti sfruttando la direttiva in vigore sulla presunzione di innocenza. Dietro il “diritto alla buona fama” dell’imputato c’è la scure sulla stampa. FdI, come ha detto infinite volte alla Camera Carolina Varchi, chiede la riforma della magistratura onoraria che “ha garantito per decenni il funzionamento della macchina giudiziaria” e non può essere “la forza servente di quella togata”.

Lega - Carriere separate e responsabilità civile delle toghe - Riforma del Csm, separazione delle carriere, ma garanzia di un pm autonomo dall’Esecutivo, effettiva responsabilità civile dei magistrati, strumenti più moderni per la lotta alla mafia. La candidata alla poltrona di Guardasigilli Giulia Bongiorno vuole modificare il codice penale “per razionalizzare il sistema sanzionatorio” e chiede nuovi strumenti per contrastare microcriminalità e baby gang. Per una drastica riduzione dei tempi dei processi penali vuole rivisitare il codice di procedura penale e allargare le piante organiche dei magistrati e del personale amministrativo. Certezza della pena perseguita con interventi sull’ordinamento penitenziario. Prioritaria la battaglia contro la violenza contro le donne che impone di ridurre in modo effettivo e drastico i tempi che intercorrono tra la denunzia e l’intervento dello Stato.

M5S - Stop alla prescrizione come nella riforma Bonafede - Per “una giustizia vicina al cittadino”, il M5S vuole tornare alle leggi dell’ex Guardasigilli Alfonso Bonafede. Senza toccare la legge Spazzacorrotti che invece gli altri partiti vogliono cancellare del trutto. Vuole riaprire alcune sedi di tribunale con criteri obiettivi. E valorizzare il ruolo degli avvocati. Per avere processi più brevi, vuole abolire il divieto della “reformatio in pejus” ed eliminare la contestata regola della improcedibilità di Cartabia per tornare allo stop della prescrizione dopo il primo grado di Bonafede. M5S è contro la gerarchizzazione delle procure e la riduzione dei passaggi da giudice a pm a uno solo ripristinando la formula dei quattro passaggi. Vuole inserire l’Antimafia nella Carta con una legge costituzionale per non dare benefici penitenziari ai boss mafiosi detenuti che non collaborano con la giustizia.

Azione\Italia Viva - Magistrati valutati da avvocati e professori

All’insegna del garantismo il programma di Azione e Italia viva. Ripropone le battaglie di Enrico Costa fatte negli ultimi 5 anni, che Iv ha condiviso in aula. Basta scorrere i titoli. La separazione delle carriere come chiede la legge delle Camere penali. Il ripristino della prescrizione “sostanziale” ante Bonafede (il ddl Orlando, 36 mesi tra Appello e Cassazione per finire il processo). Toghe valutate al Csm da avvocati e professori universitari. Stop alle correnti al Csm, integrando la riforma Cartabia. Più magistrati e netta riduzione dei fuori ruolo. Magistrati “manager” per gli incarichi direttivi. Riforma della custodia cautelare per evitare abusi. Più riti alternativi rispetto al dibattimento. Stop “alla spettacolarizzazione mediatica e rispetto rigido della presunzione innocenza”. Se assolti meno chance al pm per fare appello.