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di Valeria Pacelli e Marco Pasciuti

 

Il Fatto Quotidiano, 5 novembre 2020

 

Equitalia nel mirino per i risarcimenti che dovevano essere versati dai condannati per i pestaggi nella Diaz. "Nessuno paga". Omissione di atti d'ufficio. È questo il reato per il quale indaga la Procura di Roma nell'ambito di un'inchiesta - finora inedita - che riguarda alcune cartelle esattoriali emesse nei confronti di alcuni degli alti funzionari della Polizia condannati nel processo sui pestaggi e le prove false al G8 di Genova.

L'indagine è alle battute iniziali: lo scorso 28 luglio la Guardia di Finanza, su delega del pm titolare del fascicolo, Rosalia Affinito, ha bussato agli uffici di Equitalia Giustizia. Quel giorno le Fiamme gialle hanno richiesto la documentazione relativa alle cartelle esattoriali emesse per i crediti di giustizia nei confronti di alcuni dei superpoliziotti.

Solo pochi giorni fa Amnesty International aveva espresso "sconcerto" per le recenti promozioni di due funzionari "condannati in via definitiva" per i fatti del G8. Adesso lo scandalo riguarda i risarcimenti, anche se stavolta i fari sono accesi su Equitalia Giustizia. L'obiettivo del pm è capire se vi siano stati ritardi o altri motivi per cui l'ente riscossore in passato non abbia emesso nuove cartelle esattoriali nei confronti dei condannati di Genova, soprattutto alla luce di una imminente prescrizione (nel 2022) dei crediti processuali. Non ci sono indagati.

Per capire la vicenda bisogna tornare al 5 luglio 2012, quando la Cassazione conferma le condanne per 25 persone e stabilisce che i condannati devono ripagare anche le spese legali alle parti civili, i ragazzi massacrati la sera del 21 luglio 2001 nella "macelleria messicana" in cui era stata trasformata a furia di manganellate la scuola Diaz. Gli importi sono stati anticipati, come da legge, dal ministero della Giustizia che poi ha affidato a Equitalia Giustizia il compito di recuperarli.

Come raccontato dal Fatto il 26 maggio, le cartelle sono arrivate, ma i destinatari le hanno contestate lamentando tra le altre cose un "errore di quantificazione": gli importi richiesti dall'ente sono stati calcolati in via solidale, dicono, quando l'articolo 535 del codice di procedura penale (riformulato dalla legge 69 del 2009) stabilisce che la somma deve essere richiesta "pro quota". Un esempio: se la pretesa era di 300 mila euro e c'erano 10 condannati Equitalia chiedeva l'intera cifra a ciascuno di loro (metodo solidale) quando avrebbe dovuto chiederne 30mila a testa (pro quota). Le cartelle emesse nel 2017 cominciano a tornare indietro nel 2018. "Fino a marzo 2019 c'erano state almeno 41 impugnazioni per un totale di 1.034.902,67 euro di credito vantato dallo Stato - spiegava Francesco Cento, ai tempi capo dell'ufficio legale di Equitalia Giustizia.

Finora sono arrivati 25 provvedimenti: un solo ricorso accolto, in 6 casi le cartelle sono state annullate, in 11 sono state sospese e in 8 casi è stata dichiarata cessata materia del contendere perché a pagare era stato il ministero". Non quello della Giustizia, ma dell'interno, a cui Equitalia ha trasmesso le cartelle in quanto responsabile civile per i danni causati dai suoi funzionari. "In pratica il 70% dei provvedimenti risultano favorevoli ai ricorrenti - aggiunge il legale - e il 30% dichiara concluso il giudizio per avvenuto pagamento del Viminale". Eppure il principio era parso chiaro fin dal giudizio vinto il 9 ottobre 2018 da uno dei condannati che aveva presentato ricorso. Il giudice Stefania Salmoria aveva stabilito: "Tale assunto - si legge, in riferimento alla quantificazione che doveva essere fatta pro quota e non in via solidale - trova conferma nella nota ministeriale del 14 luglio 2009, emessa in attuazione della richiamata legge 69/2009".

Concetto ribadito in una circolare del ministero del luglio 2015 e in una nota del capo dell'ufficio recupero crediti della Corte d'appello di Genova, inviata all'ente il 16 gennaio 2017. "Sarebbe bastato annullarle e ricalcolarle, perché anche secondo i giudici il credito restava valido ed esigibile", aggiunge Cento. Che ad aprile è stato licenziato da Equitalia e reintegrato al suo posto il 6 ottobre dal Tribunale di Roma. Ora "gli importi sono stati pagati due volte dai due ministeri e gli unici che non hanno pagato al momento sono i condannati". Che potrebbero non farlo mai: nel luglio 2022 scatta la prescrizione e per restituire le somme già percepite, ricalcolare e riemettere le cartelle servono almeno 15 mesi. Equitalia, il cui Cda è in attesa di nomina, ha tempo fino a dicembre per avviare il procedimento.