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di Monica Ricci Sargentini

 

Corriere della Sera, 8 marzo 2015

 

Un peschereccio italiano della Italfish di Martinsicuro è stato posto sotto sequestro dalle autorità marittime del Gambia per la presunta violazione delle dimensioni delle maglie di una rete. E due italiani sono in carcere da lunedì 2 marzo, dopo essere stati per una decina di giorni in stato di fermo.

Si tratta del capitano della nave Idra Sandro De Simone di Silvi Marina, in provincia di Teramo, e del direttore di macchina Massimo Liberati di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. La società armatrice parla di condizioni di detenzione disumane: "Sono senza cibo da lunedì - hanno riferito all'Ansa. Non abbiamo modo di parlarci, non sappiamo neanche se siano ancora vivi e temiamo per ciò che potrebbe accadere andando avanti così".

Finora l'unico che è riuscito a incontrarli, giovedì 5 marzo, è stato il console onorario in Gambia, secondo cui i marinai "non sono in buone condizioni né fisiche né mentali". A bordo ci sarebbe un altro italiano il 60enne Vincenzino Mora, nativo di Torano Nuovo ma da diversi anni residente a Martinsicuro, che svolge le mansioni di nostromo. Mentre il comandante e il primo ufficiale sono detenuti, il nostromo - che è separato e ha un figlio - si trova sull'imbarcazione ormeggiata nel porto della capitale Banjul senza poter scendere dalla nave. L'equipaggio è sorvegliato a vista da guardie armate.

Allarmata la moglie di Sandro De Simone che, attraverso l'agenzia Ansa, lancia un appello al premier Renzi e al ministro degli Esteri Paolo Gentiloni "Ogni giorno in più in quel carcere è un giorno di vita in meno. Mio marito rischia di morire, quel posto è come un lager: sono senza servizi igienici e senza cibo, neanche l'assassino più feroce viene trattato così. Sto male solo all'idea che lui stia subendo queste cose da tanti giorni. Chiediamo l'aiuto di Renzi e del ministro degli Esteri, affinché intervengano".

Gianna De Simone, dalla sua abitazione di Silvi, ripercorre anche i suoi ultimi contatti con il marito. "Domenica l'ho sentito per telefono, quando era ancora in stato di fermo, e mi aveva detto che il giorno dopo si sarebbe risolto tutto, che avrebbero pagato una multa e la vicenda si sarebbe chiusa. Era tranquillo. Lunedì, verso le 14, mi ha mandato un sms in cui c'era scritto "non si è risolto nulla, ti chiamo appena posso". Ho provato a contattarlo, ma non ho avuto risposta, fino a quando l'armatore mi ha detto che erano stati arrestati. Da quel momento non l'ho più sentito.

Dobbiamo renderci conto che tutti i paesi del mondo - tranne i paesi dove i musulmani hanno imposto la loro religione araba in cui esiste solo la legge del crimine a livello istituzionale - strutturano il loro sistema giudiziario su impostazioni mutuate dal diritto occidentale senza essere ancora attuate in modo completo di accusa, difesa, carcerazione preventiva, istruttoria, prove dibattimentali etc. Il dramma della detenzione è ancora più grave di quanto sia in Italia.