di Patrizia Maciocchi
Il Sole 24 Ore, 25 aprile 2026
Le condanne più numerose per reati contro il patrimonio, 21 madri in cella con 25 bambini. Sovraffollamento al 138 per cento. In Italia i detenuti adulti sono 63.940: 61.142 uomini pari al 95,62% e 2.798 donne. Se i cittadini italiani sono la maggioranza (43.816 persone, pari al 68,53%), è però consistente la presenza di stranieri, ossia 20.124 (31,47%), con una predominanza di cittadini extracomunitari (17.421 persone) pari all’86,6%. Questa la fotografia delle carceri italiane che emerge dal Report del Garante nazionale per i diritti delle persone private della libertà, “Rispetto della dignità della persona privata della libertà personale”. I dati, aggiornati al 7 aprile 2026, sono stati estrapolati dagli applicativi messi a disposizione dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Pene e reati - La fascia d’età compresa tra 25 e 44 anni rappresenta la quota più consistente della popolazione detenuta: 14.670 unità nella fascia 25-34 anni (22.9%) e 17.681 nella fascia 35-44 anni (27.7%), per un totale di oltre il 57% dell’intera popolazione carceraria. Tra i 45 e i 64 anni di età si colloca oltre il 37% della popolazione, mentre è over 65 il 5,3% delle persone detenute. Oltre tre quarti della popolazione detenuta in Italia (il 76,1%) sconta una condanna definitiva o è in attesa di giudizio per altri procedimenti pur avendo già una condanna definitiva. Le persone in attesa di primo giudizio sono 9.118 (14,26%): seconda categoria per numerosità.
Le pene brevi (0-3 anni) sono il 19,29% del totale (9.387 persone), con una concentrazione maggiore nella fascia 2-3 anni. Le pene medie (3-10 anni) sono invece la categoria più numerosa con il 53,84% del totale (26.199 persone). All’interno di questa fascia, le pene da 5 a 10 anni sono le più comuni. Le pene lunghe (oltre 10 anni), toccano il 22,97 % del totale, mentre l’ergastolo riguarda il 3,90% (1.898 persone).
La “pena residua”, quindi il tempo di condanna che resta da scontare, nel 51,11% dei casi si attesta tra 0 e 3 anni. Un dato, unito a quello precedente, relativo alla forte concentrazione sempre nelle fasce 0-3 anni, evidenzia un sistema penitenziario con un alto turnover, dove la maggior parte delle persone private della libertà personale sconta pene relativamente brevi. Quasi un terzo dei carcerati è, dunque, nella posizione di chiedere misure alternative alla detenzione, possibili fino a una condanna con tetto di quattro anni.
In riferimento ai reati, utilizzando la classificazione del Dap, si registrano un totale di 155.808 reati ascritti complessivamente, di cui 40.732 (26,14%) relativi a persone straniere. I reati per cui si aprono soprattutto le porte del carcere sono quelli contro il patrimonio: 36.864 (23,66% del totale), mentre quelli contro la persona interessano 29.108 persone detenute (18,68% del totale), con 9.435 stranieri (22,94% della categoria). Una tipologia in cui rientrano reati gravi come omicidi, lesioni personali, violenze. I reati legati alla droga coinvolgono 21.724 persone private della libertà personale (13,94% del totale), con 6.194 stranieri (15,21% della categoria).
Le madri in carcere con i figli - Quanto alle madri private della libertà personale con figli al seguito, sono 21, con 25 bambini che vivono in carcere con loro. Un dato significativo riguarda la componente straniera: 10 delle 21 madri (45,7%) e 12 dei 25 bambini (48%) non sono italiani. Una realtà complessa su cui è intervenuta la Consulta (sentenza 18/2020, 174/2018, e 17/2017, 10/2014) indicando la via del maggior ricorso possibile della detenzione domiciliare o delle misure alternative.
Da ultimo, con la sentenza 52/2025, il giudice delle leggi è intervenuto sull’ordinamento penitenziario, in favore dei padri detenuti, bollando come costituzionalmente illegittimo il divieto di concedere al padre la detenzione domiciliare, quando è l’unico a potersi occupare dei figli. Un passo indietro rispetto alla raccomandazione di evitare la “desertificazione affettiva” fatta dalla Consulta è arrivato con il decreto Sicurezza 48/2025 che ha reso il rinvio della pena facoltativo invece che obbligatorio per le madri con figli sotto l’anno di età, prevedendo la possibilità della detenzione negli Istituti a custodia attenuata (Icam).
Il sovraffollamento - Purtroppo sempre attuale è il tema del sovraffollamento, con un indice calcolato al 138% su base nazionale. In particolare, su un totale di 189 istituti censiti, 4 si trovano in condizioni di sovraffollamento critico (oltre il 200%), mentre 61 presentano un tasso di occupazione superiore al 150%. Gli Istituti tra 100% e 150% sono 101 e solo 23 strutture operano sotto la capienza regolamentare.
Ad accendere i riflettori sull’annoso problema, che è già costato una condanna all’Italia, con la sentenza pilota Torregiani è ancora una volta l’associazione Antigone che ha sottolineato la situazione di illegalità delle carceri italiane a causa del sovraffollamento. “Il caso di Gianni Alemanno, che ha 39 giorni di sconto di pena per aver subito trattamenti inumani e degradanti, è solo uno delle migliaia di ricorsi accolti negli ultimi anni. Solo nel 2024, ultimo dato finora disponibile, a 5.837 persone detenute era stato riconosciuto - si legge nella nota - uno sconto di pena per analoghe ragioni, generalmente riconducibili al fatto di essere stati reclusi in celle in cui mancava lo spazio minimo di 3 mq a persona. A fine 2024 le persone detenute nelle carceri italiane erano 61.861. Nel mese di marzo di quest’anno erano 64.000, è quindi facilmente prevedibile di come i ricorsi accolti cresceranno”.
Antigone, qualche settimana fa, aveva lanciato la campagna “Inumane e degradanti” chiedendo “al Governo e al Parlamento (anche attraverso una petizione firmata finora da 1.700 persone) di intervenire subito con riforme necessarie a garantire condizioni di detenzione rispettose dei diritti umani”. Oggi i numeri dei ricorsi accolti sono più alti dei 4000 presentati all’epoca presentati della sentenza Torreggiani, “eppure - conclude Antigone - nonostante il bisogno di interventi urgenti, al carcere si guarda solo come orizzonte di politiche penal-populistiche. E, nel frattempo, lo Stato italiano viene condannato dai Tribunali di sorveglianza”.











