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di Giovanni M. Jacobazzi

Il Riformista, 26 maggio 2026

Forza Italia rilancia la responsabilità civile dei magistrati Costa: “Basta zone franche. Ora una riforma, senza indugi”. “Le toghe non pagano mai”. A dirlo è Enrico Costa, capogruppo di Forza Italia alla Camera, che l’altro giorno ha annunciato una proposta di legge sulla responsabilità civile dei magistrati.

Presidente, il risultato del referendum sulla giustizia non ha dunque fermato il tavolo delle riforme?

“Assolutamente no. Il risultato referendario è stato deludente, inutile negarlo. Ma sarebbe un errore enorme pensare che quei temi siano morti. Anzi: i problemi evidenziati da quei quesiti restano tutti sul tavolo, irrisolti. Gli italiani continuano a percepire una giustizia lenta, opaca e troppo spesso distante dai cittadini”.

C’è ancora tempo, in questo scorcio di legislatura, per portare a casa qualche risultato?

“Il tempo c’è, a patto di smetterla con gli indugi. Servono riforme immediate e concrete, capaci di restituire efficienza alla giustizia e rafforzare le garanzie costituzionali dei cittadini”.

La responsabilità civile dei magistrati?

“Dal 2010 a oggi sono state avviate 815 cause contro lo Stato per errori giudiziari. In 14 anni le condanne sono state appena 12: l’1,4% delle cause iscritte. Una percentuale che dimostra chiaramente quanto la legge attuale non funzioni”.

I magistrati sostengono che un eccesso di responsabilità potrebbe condizionare la loro libertà di giudizio...

“È un argomento che sentiamo da decenni. Ma allora perché un medico che sbaglia una diagnosi risponde dei propri errori? Perché un ingegnere che commette un errore paga? Perché un sindaco che firma una delibera illegittima rischia conseguenze? Solo i magistrati dovrebbero vivere in una sorta di immunità permanente?”.

Secondo lei qual è il vero nodo della legge?

“La clausola che esclude la responsabilità per l’attività di interpretazione delle norme e per la valutazione dei fatti e delle prove. Ma il cuore del lavoro del magistrato è esattamente questo. Se proprio lì avviene un errore devastante per la vita di un cittadino, perché nessuno dovrebbe risponderne? È una norma che svuota completamente il principio di responsabilità”.

Quali saranno i prossimi passi?

“Stiamo lavorando a una proposta seria e ci confronteremo nella maggioranza. Ma attenzione: qui non si tratta di vendette contro le toghe. Si tratta di ristabilire un principio basilare di uno Stato democratico: chi sbaglia paga”.

Lei ha parlato anche di abuso della custodia cautelare. Ritiene che in Italia si finisca troppo facilmente in carcere prima della condanna?

“Assolutamente sì. Troppe persone subiscono la custodia cautelare e poi vengono assolte. Troppe vite vengono rovinate da processi mediatici e detenzioni preventive finite nel nulla. Le ingiuste detenzioni continuano a costare milioni allo Stato e drammi umani ai cittadini”.

Per l’Associazione nazionale magistrati si tratta di critiche che mettono in discussione la loro autonomia e indipendenza...

“Io sto dalla parte dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Ma vedo un problema: ogni volta che si discutono errori o decisioni discutibili della magistratura, viene agitato lo scudo dell’autonomia e dell’indipendenza. È diventata quasi una formula magica per sottrarsi a qualsiasi valutazione critica”.

Per le toghe esiste una sorta di “zona franca”?

“Le valutazioni di professionalità sono positive oltre il 98% dei casi. La responsabilità disciplinare produce di rado effetti significativi. Quella civile è sostanzialmente inesistente”.

In definitiva, qual è oggi la priorità assoluta sulla giustizia?

“Restituire fiducia ai cittadini. E la fiducia si recupera soltanto con una giustizia efficiente, veloce, trasparente e responsabile. I cittadini devono sapere che esistono regole uguali per tutti. Anche per chi giudica”.