di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 30 ottobre 2026
Sul caso Siher si è assistito alla solita spaccatura per cui, a parte noi soliti quattro gatti garantisti, ciascuna parte difendeva solo i diritti dei propri amici. La vicenda di Yussef Siher, il giovane italo-marocchino posto in stato di fermo dalla procura di Milano e poi scarcerato dalla gip, si è infilata come un aculeo nell’ottobre delle rituali manifestazioni studentesche con i loro tragici danni collaterali e uno sciopero generale annunciato per il mese di novembre. Ma già domani il sindacato di base sarà nelle piazze a manifestare e ci saranno anche le scuole. Un assaggio di autunno caldo, con la piazza Duomo di Milano già blindata, con questori e prefetti delle principali città già allertati e la previsione anche di droni a sorvolare le nostre teste.
In questo clima proprio non ci voleva il caso Siher. E neanche che, in mezzo a devastazioni e saccheggi e a una mobilitazione eccezionale di forze dell’ordine promossa dal ministro dell’interno Matteo Piantedosi, la procura di Milano entrasse a gamba tesa con un fermo di polizia basato più sulla lettura di scritti social che su fatti-reato. Con la contestazione di reati gravissimi, l’istigazione a delinquere e l’applicazione del nuovo reato previsto dal freschissimo decreto del governo sulle manifestazioni violente, e il colpo decisivo dell’aggravante di terrorismo.
Yusser Siher è entrato nel carcere di San Vittore con addosso un fardello di 15 anni di previsione di detenzione futura, a processo avvenuto e sentenza proclamata fino alla cassazione, cioè tra qualche anno. Era il regista, o meglio “la mente” di quanto accaduto nelle due giornate di Milano, si è detto, quelle in cui una manifestazione sul carovita di sabato 17 ottobre si era trasformata in assalti e violenze e aveva poi avuto una coda la domenica con i saccheggi di marchi di lusso. Milano a ferro e fuoco, mentre il sindaco Beppe Sala rimproverava la presenza insufficiente e tiepida delle forze di polizia. Beccandosi la definizione di radical-chic da parte del ministro. La prima polemica politica, esasperata da questo clima di continuità elettorale senza senso, dal momento che la scadenza naturale del parlamento è tra un anno. Ma il contagio è stato immediato.
Il mondo Pro-Pal, cui senza dubbio il trentenne fermato appartiene, si è subito mobilitato contro l’uso del carcere nei confronti di un antagonista del governo. Ma anche un certo numero di commentatori politici ha notato la fragilità dell’impianto dell’accusa, mentre negli ambienti della maggioranza di governo si plaudiva al procuratore capo di Milano, Marcello Viola e alla pm Francesca Crupi. Che, nel provvedimento di fermo, si erano sbilanciati fino a prefigurare il rischio di un panico collettivo, determinato dagli inviti alla guerra di Yussef Siher, nella prospettiva di una grave forma di guerra civile. Un idillio ritrovato tra il governo e la magistratura che è però stato di breve durata.
Quasi l’avventura di una notte, perché l’arrivo del giorno ha portato con sé la grande delusione. Per paradosso, esponenti politici che solo qualche mese fa si erano mobilitati con grande passione per la separazione tra le carriere, si ritrovavano sbalorditi e inorriditi davanti al provvedimento di una gip che non solo prendeva le distanze dalla filosofia giudiziaria della pm, ma si permetteva il (raro, in verità) lusso di respingerne le richieste. Siamo alle solite. Stiamo parlando di fermo di polizia o di custodia cautelare in carcere. Cioè della fase delle indagini preliminari in cui dovrebbe essere massimo il rispetto delle garanzie.
Ma sulla “vicenda Siher” si è assistito alla frusta spaccatura tra destra e sinistra, per cui, a parte noi soliti quattro gatti garantisti con tutti, ciascuna parte difendeva solo i diritti dei propri amici. E l’ordinanza della gip Tiziana Landoni, che ha scarcerato il giovane ricercatore in quanto aveva solo messo il cappello a posteriori su fatti gravi che si erano già verificati, è diventata per alcuni un fatto eroico, per altri uno sfregio alla legalità. Per aggiungere peperoncino, si era pure scoperto che la magistrata aveva in passato firmato l’appello di un gruppo di giuristi in favore di Gaza. Già, ma anche la pm Francesca Crupi lo aveva sottoscritto. E allora, dove risiede l’aspetto politico della vicenda?
Non ci stancheremo mai di ripetere che per amministrare la giustizia occorre mettersi un cubetto di ghiaccio nel cervello e scrivere i provvedimenti con la mano gelida. Gli stessi magistrati sono a volte troppo passionali, otre che prevedibili nei comportamenti. La reazione pavloviana non si è fatta attendere. Non appena la premier Meloni aveva incautamente lanciato la propria indignazione perché Siher era stato scarcerato (ma dimenticando che resta indagato), ecco il presidente del tribunale di Milano Fabio Roia e la dirigente dell’ufficio gip Ezia Marcora a dichiarare “irricevibili” le critiche.
E meno male che ci hanno risparmiato la litania dell’indipendenza e autonomia della magistratura. Ma, sempre pavlovianamente, ecco l’apertura di una pratica a tutela della gip da parte del Csm. Niente di nuovo, sotto il sole, verrebbe da dire. Gli studenti che manifestano in ottobre, ma che non si muovono più dai banchi dopo la prima pagella. Poi Landini contro il governo di centrodestra e il sindacato di base che fa il “più uno”. Ma due fatti nuovi stano preoccupando l’autunno caldo del 2026. L’assalto dei negozi con i saccheggi da parte soprattutto di ragazzini minorenni, che pone problemi di educazione familiare e scolastica evidentemente assenti. E l’individuazione di un personaggio come Yussef Sihlr, che è italiano e marocchino, che non è un emarginato e avrebbe anche rapporti con ambienti culturali e politici di quell’estremismo che equipara il terrorismo di Hamas e un regime democratico con libere elezioni come lo Stato di Israele. Da questo punto di vista politico ha perfettamente ragione Giorgia Meloni a essere attenta e anche preoccupata. Ma sono problemi di intelligence e non di procure della repubblica. Che devono occuparsi di fatti-reato già accaduti e non di quanto potrebbe accadere in seguito alle incitazioni di qualche Siher.









