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di Giusi Fasano

Corriere della Sera, 15 agosto 2022

Quindici anni dopo l’omicidio della figlia Chiara, Rita Poggi continua a non alzare mai la voce, a usare solo parole civili perfino mentre ne ascoltava di irrispettose per la memoria di sua figlia.

Il 13 agosto del 2007 è un giorno vuoto di gente e pieno di silenzio, a Garlasco. C’è un ragazzo, davanti a una villetta, che chiama il 118 per chiedere un’ambulanza: “Credo che abbiano ucciso una persona, non son sicuro, forse è viva”.

Quel ragazzo era Alberto Stasi, all’epoca aveva 24 anni ed era uno studente di Economia alla Bocconi. La “persona” era la sua fidanzata, si chiamava Chiara Poggi e quella fu l’ultima mattina di cui vide la luce. Aveva 26 anni, laurea in Economia e lavoro nello studio di un commercialista. Sono passati 15 anni - già 15, verrebbe da dire - e la sentenza definitiva dice che l’assassino fu proprio lui, Alberto. Che però nega tutto da sempre e dal carcere prova - finora con risultato zero - a riprendersi il titolo di innocente. Premesso tutto questo, non è di Alberto né dei “colpi di scena” di questa storia che vorremmo parlare: lo fanno già in troppi. E invece vale la pena concentrarsi su un dettaglio che in questi anni ha sempre brillato come una pietra preziosa, e cioè l’equilibrio dei Poggi, la famiglia di Chiara.

La sobrietà, il criterio, la pacatezza e il buon senso di tutti, ma in particolare di sua madre Rita, alla quale è toccato il più delle volte raccontare della figlia e commentare qualche passaggio giuridico o mediatico. In un mondo che urla e pesta i pugni sul tavolo, nell’arena dei social spesso perfetti per fare a brandelli il senso della misura, nello scontro quotidiano di fazioni schierate come soldati in guerra su qualsiasi argomento - dal colore dei calzini ai vaccini - Rita è un esempio di valore inestimabile, con la sua gentilezza e il suo modo di affrontare il dolore indicibile per la figlia che non c’è più. Mai una parola fuori posto, mai una sbavatura. Prudenza, all’inizio, per non rischiare di accusare un possibile innocente. Risolutezza, dopo, senza perdere mai di vista il senso della giustizia.

Davanti a una figlia uccisa una madre ha il diritto di essere Rita o il contrario di Rita, e ci mancherebbe altro... Lei ha scelto di non alzare la voce nemmeno quando ne avrebbe avuto motivo. Ha scelto parole civili perfino mentre ne ascoltava di irrispettose per la memoria di sua figlia. Ha scelto l’equilibrio anche nei commenti di un anno fa, quando ha saputo che Alberto avrebbe potuto uscire dal carcere (di giorno) per lavorare. Ce ne vorrebbero a milioni, di Rite, per rendere migliore questo mondo.