di Liana Milella
La Repubblica, 5 aprile 2023
Per il professore di diritto penale all’Università Statale di Milano è “preoccupante che i reati tributari non suscitino allarme sociale”. “Un’istigazione a evadere”. Gian Luigi Gatta, professore di diritto penale alla Statale di Milano, boccia senza appello la norma salva evasori nel decreto bollette.
Il vice ministro Leo la presenta come se fosse normale…
“Per una volta, dopo i casi dei rave party e degli scafisti, non s’introducono nuovi reati, men che meno ‘universali’, bensì una causa di non punibilità. Il volto severo del legislatore si fa mite solo per i colletti bianchi…”.
Ah, lei è critico in partenza...
“Registro solo che entra un nuovo reato nel codice penale, da 2 a 5 anni per lesioni lievi o lievissime ai danni del personale sanitario. Nella logica del populismo penale solo i fatti che suscitano allarme sociale, come le aggressioni ai medici, meritano la pena. L’evasione fiscale non è percepita come un allarme. È preoccupante”.
Preoccupante o illecito?
“Guardi che la causa di non punibilità non riguarda i piccoli evasori, ma reati tributari di una certa gravità, puniti da 6 mesi a 2 anni. L’omesso versamento dell’Iva oltre i 250 mila euro per periodo d’imposta, o da parte del sostituto d’imposta di ritenute dovute o certificate per 150mila euro, o portando a indebita compensazione crediti non spettanti oltre i 50mila euro”.
Beh… stanno premiando gli evasori…
“Se il contribuente-evasore versa integralmente al fisco quanto dovuto il reato è estinto e lui è prosciolto. È una logica che il sistema conosce da tempo: se ripari l’offesa nelle fasi iniziali del processo lo Stato rinuncia a perseguirti”.
Leo non s’è inventato niente?
“È così anche per i reati tributari: una norma quasi gemella sta già nel decreto 74 del 2000 e prevede la non punibilità per chi, prima dell’inizio del primo grado, paghi integralmente gli importi dovuti al fisco”.
È come se un assassino dopo il primo grado si pente, e va assolto…
“Sia chiaro: prevedere condoni fiscali rientra nella discrezionalità politica del legislatore. Però qui ci sono aspetti che lasciano perplessi. Il più evidente è la scelta di estendere la causa di non punibilità ai pagamenti tardivi effettuati dopo la sentenza di primo grado”.
Evasore in salvo dopo l’Appello?
“Proprio così. È quasi un’istigazione a evadere: se anche si viene scoperti, ci si può difendere fino al primo grado, confidando magari nella prescrizione del reato, e, se proprio va male e si è condannati, si può fare appello, e prima della fine del giudizio accedere al condono”.
E c’è pure la rateizzazione…
“Proprio così. Oggi il contribuente deve pagare il debito tributario entro tre mesi, anche se a rate. Con questo decreto potrà farlo in tempi molto più lunghi: è evidente la convenienza se di mezzo ci sono milioni di euro. Però trovo assai discutibile e inopportuno estendere la non punibilità fino all’Appello quando lo Stato ha impiegato, inutilmente, mezzi e risorse per accertare fatti e responsabilità”.
Ma il Pnrr non chiede il 25% in meno di processi?
“Eh già, e lo sanno bene al ministero della Giustizia. Qui il Mef invita gli evasori a fare Appello per contare su tempi più lunghi per pagare il debito. E perché dovrei patteggiare in primo grado se posso contare su una sanatoria in Appello in caso di condanna?”.










