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podomatic.com, 20 febbraio 2025

Per la prima volta nella sua lunga storia DWF sceglie di dedicare un numero alla questione del carcere. In parte questa scelta dipende dal contesto: il 2024 è stato infatti definito l’anno nero delle carceri in Italia. Il sovraffollamento ha superato il 132% a fronte della diminuzione della capienza reale, gli spazi sono inadeguati, le strutture sempre più fatiscenti e senza manutenzione. Si è poi registrato il triste record di suicidi: 88 persone, di cui 2 donne, 23 giovani dai 19 ai 29 anni, 40 persone straniere. Eppure la nostra è una scelta che va al di là dei numeri e della stretta attualità. I femminismi si sono sempre confrontati - e scontrati - con le istituzioni, che sono espressione di una società, dei valori che formula, dei rapporti di forza che la contraddistinguono e delle relazioni tra i generi.

Famiglia, ospedali, scuole, governo, sono modelli pensati intorno a un criterio puramente maschile, rappresentazione di un sistema di potere, oltre che di un’unica prospettiva, che definisce e impartisce ruoli, norme, posizioni. Il carcere è uno di questi, in cui la reclusione femminile è da sempre considerata marginale e residuale, inserita nello schema pensato da uomini per uomini, ma attorno a cui le esperienze e il pensiero femminista affondano radici lontane.

Dall’incarcerazione di massa delle suffragiste agli inizi del Novecento e la pratica dell’alimentazione forzata in risposta ai loro incessanti scioperi della fame, fino all’abolizionismo del femminismo Nero negli anni Settanta, sono costanti gli sforzi per denunciare il carcere e sfidare la sua logica punitiva e repressiva. Qui il podcast https://www.podomatic.com/podcasts/redazione92692/episodes/2025-02-19T09_42_16-08_00