di Paolo Brera
La Repubblica, 7 giugno 2024
Gli Stati Uniti chiedono “completa trasparenza”. Fermata un’incursione in Israele dalla Striscia. Sinwar verso il no alla tregua. Missili israeliani hanno colpito una scuola gestita dall’Onu nella zona del campo profughi di Nuseirat, al centro della Striscia, provocando una strage: “Almeno 33 morti, tra cui 14 bambini e nove donne”, secondo le autorità sanitarie e l’ospedale Al-Aqsa di Deir el-Balah, dove sono stati portati i corpi. Karin Huster, responsabile medico di Msf che gestisce il pronto soccorso, descrive l’ospedale come “una nave che affonda con pazienti sul pavimento e sangue ovunque. Non ci sono letti, i cadaveri non vengono portati all’obitorio perché è sovraccarico e in sala operatoria i feriti sono a terra”.
L’agenzia delle Nazioni Unite Unrwa, che gestiva la scuola colpita, afferma che l’edificio ospitava “seimila rifugiati”. “Stavamo dormendo. Alle due di notte abbiamo visto il soffitto, i muri e le finestre crollarci addosso”, racconta una testimone, Salman al-Maqdama. L’esercito israeliano sostiene invece che “i caccia hanno effettuato un attacco preciso contro una base di Hamas che al momento del blitz ospitava almeno 30 terroristi in una scuola dell’Unrwa nella regione di Nuseirat”, eliminandone “diversi” tra cui “alcuni responsabili del 7 ottobre”.
Gli Stati Uniti chiedono a Israele “completa trasparenza” per un attacco che imbarazza anche loro: secondo Cnn è avvenuto usando almeno due bombe americane GBU-39, di cui ha identificato i rottami. Washington chiede che Israele “renda pubblici i nomi delle persone” uccise. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, definisce l’attacco “un nuovo terrificante esempio del prezzo pagato da uomini, donne e bambini a Gaza”. E il capo dell’Unrwa, lo svizzero Philippe Lazzarini, accusa Israele di avere colpito “senza preavviso” la scuola trasformata in un rifugio. Due settimane dopo l’ordine della Corte internazionale di giustizia che ha imposto a Israele di fermare l’aggressione, la nuova strage dimostra che la sentenza è lettera morta di fronte a una strategia bellica immutata.
Fonti locali raccontano anche di altri attacchi scatenati ieri da aerei israeliani a Rafah. Ed emerge anche un nuovo tentativo di Hamas di sorprendere Israele varcando i confini della Striscia: l’Idf ha detto di avere eliminato un gruppo di terroristi che alle 4 del mattino si era infiltrato nella zona cuscinetto controllata da Israele sbucando da un tunnel 200 metri oltre le barriere. Erano armati di lanciagranate e fucili Kalashnikov. Tre miliziani sono stati uccisi, un quarto è riucito a fuggire.
Nel nord, intanto, il rischio di un conflitto aperto con Hezbollah e di un attacco israeliano in Libano è altissimo. Ieri è stato ucciso un riservista italo-israeliano di 39 anni dell’esercito israeliano, Rafael Kauders. È caduto in un attacco di Hezbollah. Il sangue scorre anche in Cisgiordania: ieri tre palestinesi uccisi a Jenin.
Purtroppo neppure sul fronte diplomatico arrivano spiragli; anzi, le notizie che filtrano sono poco promettenti. Alla proposta presentata dal presidente Usa Joe Biden non è ancora arrivata la risposta ufficiale di Hamas; ma mentre 17 Paesi chiedono ai leader di Israele e Hamas “i compromessi finali necessari per concludere” l’accordo sul cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi, il leader dei miliziani Yahya Sinwar ha ribadito ai negoziatori arabi che non accetterà un accordo di pace in cui Israele non si impegni a un cessate il fuoco permanente, aggiungendo che “Hamas non consegnerà le armi né firmerà una proposta che lo richieda”. Una posizione che smentisce i “segnali positivi” che Hamas avrebbe lasciato trapelare secondo Al-Qahera News, un media vicino ai servizi egiziani.
Nel frattempo, la Spagna si è unita al Sudafrica nel procedimento contro Israele davanti al Tribunale internazionale di Giustizia dell’Aia per “genocidio a Gaza”. E domani scade l’ultimatum che il ministro Benny Gantz aveva dato al premier Benjamin Netanyahu, minacciando di lasciare il governo se insisterà nel “guidare Israele verso l’abisso”.










