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di Greta Privitera

Corriere della Sera, 9 giugno 2025

Un’attivista a bordo: “Quel mare non è di Netanyahu”. Dopo mezzanotte i motoscafi della marina militare israeliana accerchiano il vascello. Nei giorni scorsi, il Corriere ha parlato con Yasemin Acar: “Non possiamo salvare due milioni di persone stremate, ma non possiamo nemmeno accettare quell’inferno”. Non sorprende, ma vedere i video e le foto dei dodici attivisti della Madleen, la nave umanitaria della Freedom Flotilla, con le mani alzate mentre eseguono l’ordine di gettare i telefoni in mare, fa una certa impressione.

Dopo mezzanotte, a poco più di cinquanta chilometri dalle coste di Gaza, i motoscafi della marina militare israeliana accerchiano il vascello che voleva portare aiuti umanitari alla popolazione stremata della Striscia. Uno sciame di droni scarica sul ponte una sostanza bianca che brucia gli occhi e rende difficile il respiro. Le ultime immagini che riescono ad arrivare sono confuse: “Ci hanno lanciato addosso dei prodotti chimici, guardate. Questo è un altro crimine di guerra, bloccare una nave umanitaria è un crimine di guerra”, riesce a dire in diretta la deputata Hassan. Poi le comunicazioni si bloccano, il team di degli attivisti informa via Telegram che l’esercito israeliano è salito a bordo, e ha “rapito” l’equipaggio.

Il ministero degli Esteri d’Israele conferma la notizia e scrive su X che “lo “yacht per selfie” delle “celebrità” sta navigando in tutta sicurezza verso le coste di Israele”. Il post accusa “Greta e altri di aver tentato di mettere in scena una provocazione mediatica il cui unico scopo era quello di ottenere pubblicità”. Aggiunge un video in cui si vedono i militari distribuire acqua e cibo: “Tutti i passeggeri dello “yacht dei selfie” sono sani e salvi. Sono stati riforniti di panini e acqua. Lo spettacolo è finito”. E, per finire, pubblica una foto di Greta Thunberg a cui viene offerto un pezzo di pane, con una rassicurazione che a molti sembra più una presa in giro: “Greta è attualmente in viaggio verso Israele, sana e salva e di ottimo umore”.

Le celebrità di cui parla il ministero, sono i dodici attivisti che il primo giugno sono salpati da Catania per provare a “rompere il blocco israeliano”. Oltre alla svedese Thunberg, c’è Rima Hassan, parlamentare franco-palestinese in Europa. Il Corriere, in contatto con l’equipaggio, ha parlato l’ultima volta con la tedesca Yasemin Acar. L’attivista ha raccontato come si stavano preparando a una risposta delle forze israeliane: “Siamo pacifici, su questa nave non ci sono armi. L’Idf non ci ha mai contatto direttamente. Ma ha pubblicato delle dichiarazioni in cui dicono che interverranno se entreremo in acque israeliane. Ma il mare davanti a Gaza non è d’Israele, la Striscia è un territorio occupato. Quindi noi non infrangiamo alcuna legge”. Mettevano in conto anche lancio di missili “perché abbiamo visto che l’Idf non ha limiti, ha superato tutte le linee rosse del diritto internazionale”. In questi giorni, si sono preparato al “worst case scenario”, allo scenario peggiore, con esercitazioni nel caso di un attacco.

“Sappiamo che il nostro tentativo di portare aiuti a Gaza è solo una goccia nell’oceano, voglio condividere una frase che forse suona un po’ sdolcinata, ma che per me rimane un faro nella notte. L’ha scritta il filosofo Rumi: “Non sei una goccia nell’oceano, sei l’oceano in una goccia”. Vero, noi dodici non possiamo dare da mangiare a due milioni di persone, queste sono le responsabilità dei nostri governi, ma non possiamo nemmeno accettare l’inferno di Gaza. E allora facciamo la nostra parte: se ho un pezzo di pane io voglio condividerlo con loro”.

L’azione della Freedom Flotilla è per mandare un messaggio a chi governa: “Non vogliamo che i palestinesi rimangano invisibili”, ha detto Acar. Che ha aggiunto: “Faccio l’attivista da sempre. Il senato tedesco mi ha celebrata per quello che ho fatto per l’Ucraina, ma quando ho fatto la stessa cosa per i palestinesi, le reazioni sono state diverse. Hanno fatto raid nel mio appartamento, mi hanno fermata, dimostrando il doppio standard che c’è per Gaza”.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha ordinato alle Idf di trasmettere il filmato del 7 ottobre per gli attivisti della nave Madleen: “È giusto che l’antisemita Greta Thunberg e i suoi amici sostenitori di Hamas vedano esattamente cos’è l’organizzazione terroristica Hamas, quella che sono venuti a sostenere e per conto della quale agiscono, e le atrocità che ha commesso contro donne, anziani e bambini, e contro cui Israele sta lottando per difendersi”. Francesca Albanese, relatrice speciale per le Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, che era al telefono con l’equipaggio della Madleen al momento del fermo, ha dichiarato: “Madleen deve essere rilasciata immediatamente. Rompere l’assedio è un dovere legale per gli Stati e un imperativo morale per tutti noi”. Intanto, Hamas definisce il sequestro della nave “terrorismo di Stato”.