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di Raffaella Scuderi

 

La Repubblica, 12 novembre 2020

 

Il presunto finanziatore dei massacri del 1994 è comparso davanti al Tribunale internazionale Onu. Arrestato a maggio in Francia, è stato estradato nei Paesi Bassi a ottobre. Corrucciato, giacca grigia con cravatta, seduto su una sedia a rotelle e con la mascherina appoggiata sul mento. Félicien Kabuga è comparso oggi per la prima udienza sul suo presunto coinvolgimento nel genocidio ruandese davanti al Meccanismo Residuale Internazionale delle Nazioni Unite per i Tribunali Penali (Ictr), rinunciando al diritto di collegarsi in video a distanza. Interpellato dal giudice, l'ex miliardiario ruandese ha scelto di parlare la sua lingua, pur conoscendo sia il francese che l'inglese. Il giudice gli ha chiesto a più riprese se stava capendo quanto detto in Aula. La richiesta è caduta nel vuoto e gli avvocati hanno iniziato a leggere le accuse.

Dal 6 aprile 1994 alla metà di luglio di quello stesso anno, per circa 100 giorni, in Ruanda vennero massacrate sistematicamente a colpi di armi da fuoco, machete e bastoni chiodati, quasi un milione di persone appartenenti per la maggior parte all'etnia tutsi. La strage è stata una vera pulizia etnica, compiuta per l'odio tra tutsi e hutu. A quei tempi Kabuga era un potente e ricco uomo d'affari, presidente del Fondo nazionale di difesa e della Radio Television Libre des Milles Collines, da cui partirono gli ordini perentori a uccidere tutti i tutsi, sia che fossero amici, parenti o vicini di casa. Pena la morte per chi non ubbidiva.

Sono sette i capi di accusa a cui il finanziatore hutu, dovrà rispondere. Kabuga è stato accusato di genocidio, complicità nel genocidio, incitamento pubblico e diretto a commettere genocidio, tentativo di commettere genocidio, cospirazione per commettere genocidio e crimini contro l'umanità. Se riconosciuto colpevole, a 85 anni, l'ex miliardario finirà la sua vita in carcere. Secondo l'accusa, Kabuga avrebbe inoltre istruito, assistito e sollecitato i membri degli Interahamwe, la milizia paramilitare hutu, a partecipare all'uccisione dei tutsi. Inoltre si presume che Kabuga abbia istituito il Fondo nazionale per la difesa per raccogliere i fondi e il supporto finanziario e logistico per la strage, incluso l'acquisto di migliaia di machete. Il 29 aprile 2013 il giudice Vagn Joensen ha emesso un mandato di arresto a suo carico e un ordine di estradizione, chiedendo a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite di cercare e arrestare Kabuga, catturato dalle autorità francesi a maggio di quest'anno. Viveva vicino a Parigi, protetto dai suoi figli. Respinto l'appello di estradizione dalla corte di Cassazione francese, l'ex uomo d'affari è stato estradato a fine ottobre all'Aja per essere giudicato.