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di Laura Santini

 

www.mentelocale.it, 8 aprile 2015

 

La nuova produzione: "Angeli con la pistola". 28 interpreti, 70 ruoli. I detenuti diventano attori, ma anche addetti al suono e alle luci. Dal 9 al 15 aprile al Teatro della Tosse.

Antonio D'angelo lo dice in napoletano: "Per me questo teatro è n'u piatto squisitissimo". Insieme agli altri detenuti del corso di scenotecnica, D'Angelo è già al lavoro al Teatro della Tosse per il montaggio di Angeli con la pistola, in scena dal 9 al 15 aprile.

Sì, perché al di là di fare gli attori, i detenuti da tempo sono coinvolti in altre attività formative, che hanno portato molti di loro ad acquisire un mestiere. Dopo due tragedie shakespeariane, quest'anno il nuovo musical della Compagnia teatrale Scatenati della Casa Circondariale Genova Marassi, guidata dallo staff di Teatro Necessario, ovvero Carlo Imparato, Mirella Cannata e in particolare dal regista Sandro Baldacci, è una commedia, e più precisamente una riscrittura del racconto Madame La Gimp di Damon Runyon, noto a molti per le versioni cinematografiche di Frank Capra - Lady for a day (1933) e Pocketful of miracles (1961).

Quest'ottava produzione gode di una sempre più stretta e proficua collaborazione tra il gruppo che anima Teatro Necessario e tutto lo staff della Casa Circondariale di Genova a partire dal direttore Salvatore Mazzeo, all'ispettore Domenico Pagano e a tutte le forze di Polizia Penitenziaria coinvolte e partecipi in un percorso che ha portato a costruire all'interno dello storico edificio di Marassi il Teatro dell'Arca. La nuovissima struttura - di cui abbiamo ampiamente parlato qui - dovrebbe finalmente essere collaudata nei prossimi mesi e diventare agibile ufficialmente dal prossimo autunno quando verrà anche aperta al pubblico esterno e sarà a tutti gli effetti un altro palcoscenico della città. Nel frattempo però c'è chi questo spazio lo gode lo stesso perché l'ha visto costruire, perché se ne occupa quotidianamente o perché è li che va a fare teatro o a imparare i mestieri del teatro: i detenuti.

"Quest'esperienza iniziata con un embrione di idea, ora è diventata davvero importante. Ogni volta che entro nel nostro nuovo Teatro dell'Arca provo una grande emozione, perché vedo crescere ancora, ogni giorno, quella stessa primissima idea. Ognuno nel proprio ruolo mi fa vedere la magia del teatro. Il coinvolgimento fa diventare tutti più buoni, poliziotti e detenuti, perché tutti si sentono parte del progetto. Là vedo trasformarsi in particolare alcuni detenuti e questa è la piena testimonianza di un loro pieno coinvolgimento e reale percorso riabilitativo. Ho ricevuto una bellissima lettera da uno di questi detenuti coinvolti che un giorno pubblicherò. Senza contare che i giovani coinvolti da Teatro Necessario, sia i ragazzi delle scuole che gli attori professionisti, hanno creato una vera e propria simbiosi con i detenuti".

Senza alcun clamore, Mazzeo aggiunge, in calce, che Marassi, come altri istititui di pena italiani, ha visto una "riduzione di 100 detenuti". Un numero che non fa notizia, certo, ma che in Italia ha coinvolto complessivamente 8000 persone e che si inquadra più ufficialmente, come spiega Mazzeo, in una serie di "provvedimenti deflattivi del governo che portano molti detenuti a essere coinvolti in lavori socialmente utili tramite gli uffici di esecuzione penale esterni".

Semplici "misure strutturali" per Mazzeo, ma allora qual è la chiave per agire sulla situazione di invivibilità delle carceri italiane? "Trasformare le camere detentive in luoghi di solo pernottamento e far sì che tutto il resto sia convertito in attività lavorative per tutti i detenuti". Un'idea semplice semplice, proprio come quella di costruire uno spazio come il Teatro dell'Arca in un angolo utilizzato solo come magazzino all'interno del carcere. Ma a volte ciò che è semplice a dirsi è oltremodo complesso a farsi. Eppure, eppure di strada Marassi ne ha fatta eccome. Ma il Teatro dell'Arca sopravvivrà a Mazzeo? "Nel 2003 (quando Mazzeo è arrivato a Marassi, ndr) non c'era campo sportivo, non c'era una falegnameria, non c'era la panetteria, non c'era il centro di grafica e design. E non c'era il centro di cottura che stiamo per inaugurare e che servirà per preparare pasta confezionata da vendere all'esterno. Sul futuro sono ottimista abbiamo creato basi solide e questo teatro sopravvivrà Mazzeo e molto altri direttori". Più che un direttore di carcere Mazzeo somiglia a un imprenditore che ha messo a frutto il suo capitale umano: "Sto diventando imprenditore sì, ma con pochi soldi".

E se da un lato c'è chi facilita, dall'altro c'è chi mette a punto le idee e le rende possibili. A raccontarci di una crescita di Teatro Necessario è Mirella Cannata, presidente della onlus. "Il nuovo spettacolo, Angeli con la pistola, quest'anno è solo una delle tappe di un progetto più articolato: Progetto Arca, finanziato dalla Compagnia di San Paolo. Spettacolo e attività di formazione in falegnameria, scenotecnica, illuminotecnica, per tecnici del suono, in cui sono coinvolte anche altre realtà che già operavano all'interno del carcere di Marassi, come per esempio la Bottega Solidale di Genova. Senza contare che quest'anno si è attivato anche un corso per la Polizia Penitenziaria". Teatro Necessario mette così in scena la sinergia di tutte le realtà che coabitano all'interno del carcere. "È tutto autoprodotto: magliette, focaccia, manifesti, scenografie, costumi tutti insieme diamo forza e stabilità a questo progetto". Le repliche per le scuole sono già tutte esaurite con 2500 studenti prenotati e molti restati fuori. Ma i giovani sono anche protagonisti con un'altra parte di progetto il Progetto Arca - Scuola: a cui partecipano tre scuole I.I.S. Vittorio Emanuele II - Ruffini (storicamente legato al carcere per la formazione che gli insegnanti svolgono verso i detenuti), il Liceo Classico Statale D'Oria e il Liceo Statale Sandro Pertini. Per l'occasione della nuova produzione un gruppo dell'I.I.S. Vittorio Emanuele II - Ruffini che ha seguito il laboratorio teatrale con Baldacci sul testo sarà nel foyer a recitare alcuni brani di Angeli con la pistola.

Baldacci racconta in po' più nel dettaglio la nuova produzione. "Per il nostro decennale - abbiamo fatto più anni di carcere noi che loro - e dopo due anni di tragedia shakespeariana siamo tornati alla commedia e a temi vicini alla nostra realtà. Angeli con la pistola nasce dal racconto che ispirò anche Frank Capra. Dei suoi due film quello a cui siamo più vicini è quello del '33, meno buonista. Come di consueto, abbiamo trasformato il testo originale in una commedia musicale, per cui Bruno Coli ha scritto tutta la partitura musicale, che come sempre sarà in parte eseguita dal vivo. A Fabrizio Gambineri il compito della scrittura, con una stesura di massima del testo, che è poi stato riadattato e cucito in base agli interpreti. Faccio solo un esempio. Abbiamo in compagnia un cinese per cui la vicenda è stata un po' manipolata perché anche lui avesse un suo spazio. D'altra parte nonostante i tanti accorgimenti, siamo rimasti solo in due della compagnia precedente".

Tornando al lavoro di regia: "Nell'insieme è come se i personaggi fossero inseriti dentro un fumetto - prosegue Baldacci. Ci sono 70 personaggi per cui molti sono impegnati in doppi e anche tripli ruoli. Il lavoro di scene e costumi, di solito affidato a Laura Benzi, quest'anno è stato gestito da Elisa Gandelli che ha preparato 70 costumi. In scena siamo arrivati a 26 interpreti, di cui 18 attori detenuti. 5 attori esterni professionisti (Federica Granata, Igor Chierici, Mariella Speranza, Francesca Pedrazzi, Massimo Orsetti) e poi ci sono gli allievi del Liceo Coreutico Piero Gobetti. Altri aggiustamenti in corso d'opera, si sono resi necessari, per esempio avevamo un tunisino in uno dei ruoli centrali, ma un mese fa gli è arrivato il decreto di espulsione e abbiamo dovuto sostituirlo".

L'aspetto forte delle produzioni di Teatro Necessario è l'impegno che tutti i detenuti mettono nel portare a buon esito un'impresa collettiva che significa moltissimo per ognuno e certo al di là del carcere. "Un ex-detenuto, da esterno, è tornato sempre a provare. Luca Dinaro, che ha cominciato come alunno, si è poi diplomato, ha seguito i nuovi corsi e oggi è assunto dall'associazione Fuoriscena ed è partner tecnico al lavoro alla Corte e al Duse, sempre molto richiesto". E persino chi è in permesso, torna dentro e volentieri per le prove!

Dall'autunno quando il Teatro dell'Arca diventerà agibile "ci sono già accordi con altri teatri perché si possano assumere altri detenuti". Tra le buone notizie anche l'annuncio che Angeli con la pistola andrà in scena al Festival di Borgio Verezzi il 20 e 21 luglio 2015, in quello che dovrebbe essere il primo passo verso una convenzione triennale".

A chiudere la presentazione della nuova produzione, la nuova scenografa e costumista Elisa Gandelli anche lei testimone del ruolo di svolta che il teatro gioca all'interno del carcere sia per chi ci sta che per chi ci arriva da esterno. "Per me è stata la prima volta. Ammetto di essere stata un po' spaventata, e di aver un po' sofferto tutte le procedure difficili all'ingresso specie per tutti i materiali che di volta in volta mi portavo dietro. Ma devo dire che, grazie alla passione e al convincimento della squadra dei detenuti, si è creato un clima molto disteso. Tutti hanno sempre dimostrato un grande rispetto nei miei confronti. Entrando in teatro si esce dal carcere. Si esce dai propri ruoli e si crea uno spazio che ha un valore inestimabile sia per noi esterni che per chi vive questa realtà".

 

La trama

 

Ambientate a New York al tempo del proibizionismo, le divertenti vicende di Dave "lo sciccoso" e di Apple Annie, mendicante alcolizzata venditrice di mele, ben si attagliano a una compagnia di attori detenuti, come altrettanto bene si prestano a farne una commedia musicale dai toni ironici e scanzonati. Ancora una volta la scelta del testo cade su temi che, sebbene con la leggerezza della commedia, sono vicini alle storie, così come alle vite, degli insoliti interpreti: truffe, corruzioni e loschi affari sono il quotidiano di Dave "lo sciccoso" e della sua banda che però, delinquenti dal cuore tenero, si adopereranno per realizzare, attraverso indicibili vicissitudini, il sogno della povera Annie: riuscire a sposare la figlia Louise con il discendente del conte spagnolo Alfonso Romero.

Una favola: un po' ingenua, forse, sotto la cui semplicità serpeggia però una sorta di morale: ognuno di noi ha una sua propria storia alle spalle più o meno difficile ma, volendolo e con l'aiuto degli amici, può anche avere l'opportunità di sentirsi "signore" per un giorno, come recita il titolo del primo film di Capra, indistinguibile da quei cosiddetti veri "signori" che spesso hanno alle spalle storie molto più imbarazzanti da raccontare.