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genova24.it, 8 ottobre 2024

Nell’Odissea la narrazione è incentrata sulle gesta di Ulisse che per anni resta lontano da casa. Ad aspettarlo soprattutto un personaggio quasi silente, il figlio Telemaco, il quale ogni giorno nell’orizzonte del mare cerca le tracce di un ritorno sperato quanto atteso. Questo è uno degli spunti a cui si ispira “Amunì”, spettacolo teatrale ideato nel 2013 dalla regista Grazia Isoardi, prodotto dall’associazione Voci Erranti e che sarà interpretato dai detenuti della casa di reclusione di Saluzzo sabato 12 ottobre alle ore 19 al Teatro dell’Arca, presso il carcere di Marassi, in via Clavarezza 16.

La storia nasce dalla riflessione dei detenuti sul tema della paternità, sul fatto di essere padri assenti e figli difficili, di essere cresciuti senza padri non perché orfani, quanto privi di padri autorevoli, portatori di valori e testimoni delle responsabilità della vita. Ora questi figli vivono l’attesa del ritorno alla libertà e attendono il ritorno del padre, proprio come Telemaco fece con Ulisse. “Amunì” è la storia di nove fratelli che grazie ai giochi e i ricordi dell’infanzia ritornano a loro volta bambini.

“Che cosa vuol dire essere padre? Chi me lo può insegnare? C’è un altro Padre? Cosa sarebbe cambiato nella mia vita se papà fosse stato presente?”. Telemaco ha atteso il ritorno del padre e pregato affinché la legge si ristabilisse nella sua casa invasa dai Proci ma oggi nessuno sembra più tornare dal mare, anche se tutti almeno una volta abbiamo guardato il mare in attesa che qualcosa da lì tornasse. Pensieri di vite recluse, dubbi abitati dai sensi di colpa e responsabilità mancate, nostalgie di infanzie negate che prendono forma sul palcoscenico in un contesto di festa dal sapore amaro dell’“assenza”. Lo spettacolo è inserito all’interno della rassegna “Periferiche visioni”. Per assistervi è obbligatoria la prenotazione entro le ore 12:30 del 10 ottobre.