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camerepenali.it, 31 marzo 2026

Il diniego dell’ingresso della tradizionale via crucis nel carcere di Marassi rappresenta l’ennesimo sfregio alla Costituzione. La nota della Giunta e dell’Osservatorio Carcere. La notizia dell’irragionevole diniego alla sosta della via crucis cittadina all’interno del carcere di Marassi per un momento di preghiera e di meditazione, dopo una continuità di oltre 24 anni, rappresenta l’ennesimo segnale di irragionevole e incostituzionale isolamento del carcere rispetto alla società esterna. Come abbiamo avuto modo di ribadire in un incontro di alcuni mesi fa al ministero della Giustizia in occasione della famigerata circolare del DAP sui “provvedimenti autorizzativi degli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo presso gli Istituti Penitenziari”, stringere le maglie burocratiche per osteggiare e impedire, in concreto, l’ingresso della società esterna al carcere rappresenta la negazione di ogni forma di recupero oltre a costituire, attraverso la segregazione e l’isolamento sociale, la precondizione per ogni forma e condotta di illegalità.

Si continua a perseverare lungo il fallimentare percorso della punizione fine a sé stessa senza favorire l’unico strumento davvero in grado di restituire sicurezza alla società ovvero la cultura costituzionale della rieducazione, del reinserimento, del legame funzionale tra il mondo dei reclusi e la società dei liberi. E così, dopo spettacoli di detenuti senza pubblico esterno, progetti di libri senza lettura, cene comunitarie negate, laboratori universitari decapitati dalla presenza dei tutor, si è arrivati al divieto della via crucis per Marassi.

Eppure, da sempre il periodo pasquale ha assunto un significato particolare per il mondo penitenziario, tempo di meditazione e di riconciliazione che è alla base di ogni percorso di rieducazione sociale. Come possiamo dimenticare le meditazioni scritte dai reclusi lette in occasione della via crucis in Piazza San Pietro nel 2020 su carcere e pena. Oppure non ricordare l’ultima uscita ufficiale di Papa Francesco, in piena convalescenza, il Giovedì Santo del 2025 al carcere romano di “Regina Coeli” o ancora l’apertura straordinaria della Porta Santa giubilare al carcere di Rebibbia. Impedire, come avvenuto a Genova, un rito di pietà e riflessione collettiva non risponde ad alcuna reale esigenza di sicurezza. È un atto di ostruzionismo ideologico. Una aperta negazione della finalità rieducativa della pena. Una visione di segregazione e paura, che impone la recisione di ogni ponte con la società dei liberi, disumanizzando la detenzione.

Così facendo, però, le carceri stanno diventando, giorno dopo giorno, polveriere pronte a deflagrare nel nome di una errata concezione della sicurezza, alimentata di bieca vendetta sociale che non serve a nessuno.

La Giunta Ucpi

L’Osservatorio Carcere Ucpi