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di Fabrizio Cerignale

La Repubblica, 16 maggio 2024

Secondo l’ultima relazione al Parlamento, del 31 dicembre del 2022, su una popolazione carceraria ligure di 1.347 unità più di uno su tre, il 39,2%, soffre di disturbi da uso di alcol e droghe, una media inferiore alle grandi regioni: Lombardia Lazio e ed Emilia Romagna, ma sopra al dato nazionale che si attesta al 30%. Si deve partire da questi numeri per capire l’urgenza di portare i corretti stili di vita anche nelle carceri allargando un modello educativo partito dagli incontri con gli studenti - negli anni sono stati coinvolti migliaia di giovani tra i 9 e i 17 anni - a tutte le categorie sociali: le persone anziane, i rifugiati, la popolazione carceraria, come nella “mission” del dipartimento Educazione a corretti stili di vita e programmi di comunità di Asl 3.

Un’attività iniziata nel carcere genovese di Marassi con un primo appuntamento dedicato ad alcol, alimentazione e fumo, che ha dato risultati incoraggianti con più di una ventina di detenuti coinvolti, che si sono dimostrati educati, attenti e interessati.

“Molti detenuti sono in carcere proprio a causa di stili di vita non corretti - spiega il direttore del dipartimento Gianni Testino - alcolisti che hanno avuto problemi con le forze dell’ordine, oppure tossicodipendenti diventati poi spacciatori, persone alle quali gli stili di vita hanno condizionato l’esistenza”. Con queste persone, quindi, si è aperto un dialogo per aiutarli a mettere in pratica comportamenti che possano migliorarne la qualità della vita anche durante la permanenza in carcere. “Ci sono buone pratiche di alimentazione e di movimento che possono essere sviluppate - spiega Testino - perché i detenuti possono scegliere, almeno in parte il cibo e ci sono palestre e spazi per muoversi, e questo può aiutare a mantenere uno stile di vita corretto”. Un incontro che è stato molto partecipato, nel corso del quale sono state diverse anche le testimonianze.

“Abbiamo incontrato detenuti di diverse nazionalità - ha spiegato Patrizia Balbinot, referente per le funzionalità del dipartimento - e molti di loro, con grande umanità, ci hanno raccontato le loro storie. C’è stato un detenuto che ha raccontato dei problemi con un padre alcolista che ha ammesso gli errori nei confronti dei figli, e poi un cittadino ecuadoriano che per vergogna non aveva detto di essere alcolista e che ha chiesto consigli su come proseguire il percorso di cura una volta uscito dal carcere”.

L’obiettivo, infatti, è anche quello di aiutare le persone ad avere una speranza una volta uscite. “Ci sono persone che lasceranno il carcere tra due o tre anni - aggiunge Testino - e che hanno bisogno di pianificare il futuro, continuando le cure che stanno già facendo nel modo migliore”. Visto il buon esito di questo primo incontro la decisione è stata di proseguire con questa esperienza pianificando una programmazione strutturata con direttore del carcere e garante dei detenuti. Il 29 maggio, quindi, è stato programmato un nuovo appuntamento che sarà dedicato ai detenuti con problemi legati al consumo di sostanze stupefacenti.