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di Giulia Martinelli

 

Città Nuova, 8 giugno 2019

 

All'interno del carcere di Marassi di Genova è nato un programma radiofonico guidato da don Roberto Fiscer, ex deejay sulle navi da crociera ed oggi parroco, che ha deciso di dare voce a un gruppo di 5 detenuti in onda ogni settimana. Dopo oltre due anni da responsabile dell'audioteca all'interno del carcere di Marassi a Genova, don Roberto Fiscer, ex deejay sulle navi da crociera e oggi parroco di Ss. Annunziata del Chiappeto, ha deciso di aprire uno studio di registrazione all'interno del carcere coinvolgendo 5 detenuti.

"Volevo portare la musica all'interno del carcere - ci racconta don Roberto - è il mio modo per parlare di Dio trasmettendo speranza". Don Roberto è già responsabile di una radio parrocchiale, "Radio fra le note", che trasmette quotidianamente dalla parrocchia. Tra i programmi in onda due sono registrati all'interno di due ospedali pediatrici: "A tutto Gas" dall'Ospedale Gaslini e "Luci a San Martino" dall'ospedale San Martino.

Così nel febbraio scorso è nato un nuovo programma: "Radio Deejail" registrato il giovedì all'interno dell'audioteca e in onda ogni venerdì alle ore 18.00 per un'ora. Gli argomenti vengono scelti insieme: dall'ecologia allo sport, ma si parla anche di amore, televisione, radio, famiglia e molto altro, non manca ovviamente la musica.

Gli speaker sono 5, una squadra ormai collaudata: Aldo, il chitarrista del gruppo, a cui è affidata anche la preghiera prima della registrazione; Zorba (questo il suo pseudonimo), laureato in storia, lo chiamano "il filosofo"; Jonathan, ragazzo sudamericano molto credente, nei suoi pensieri c'è sempre un riferimento alla fede; Leonard, l'esperto di sport, e "Zio" Stelvio, il più anziano del gruppo, a cui, tra le altre cose, spettano i saluti di entrata e di uscita ("È una forma di rispetto", ci spiega don Roberto). L'età va dai 23 ai 65 anni.

Ad aiutare durante la registrazione c'è la signora Dolores e suor Lucia, spunti e approfondimenti vengono invece cercati da una redazione esterna di volontari formata da Chiara, Anna, Federica e Maddalena. Uno spunto importante lo porta anche Stefano, con una pagina di riflessione da chi il carcere lo ha vissuto in prima persona da detenuto e oggi in libertà collabora con la redazione esterna.

"Con emozione ricordo una delle prime puntate andate in onda: abbiamo parlato di maschere, il carcere ti obbliga a togliere una maschera che hai tenuto per troppo tempo, sei obbligato a fare i conti con quello che sei, da qui parte il percorso di guarigione. Grazie alla radio poi la loro voce esce fuori dalle mura carcerarie ed è come un'anticipazione di libertà".

E la voce è anche un modo per confortare ed entrare in contatto con i famigliari e gli amici che sono fuori e soffrono la mancanza. Ma ciò che più ha colpito don Roberto è la condivisione che si è creata intorno al progetto: "All'interno del carcere si creano forti legami, i loro primo pensiero è stato: sarebbe bello coinvolgere e far vivere questa esperienza anche agli altri". Non resta che mettersi in ascolto di "Radio fra le note" attraverso Internet, la App e il canale 810 del digitale terrestre.