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di Nicola Giordanella

genova24.it, 19 giugno 2025

“Lo Stato non ha saputo proteggerlo: si faccia carico della riabilitazione”. La lettera è stata firmata da un centinaio di persone tra cui avvocati, giuristi, psicologi, imprenditori e politici: “Serve un gesto collettivo di riparazione alla comunità detenuta tutta”. Un’ondata di sdegno e preoccupazione ha travolto Genova dopo la notizia delle violenze subite da un diciottenne nel carcere di Marassi. Sevizie durate di versi giorni e che hanno acceso la miccia per la rivolta dei detenuti che ha tenuto in scacco la casa circondariale per una giornata intera.

Dopo la notizia dell’avvio delle indagini su quanto successo al giovane, un gruppo eterogeneo di cittadini, tra cui giuristi, avvocati, medici, psicologi, esponenti politici e membri della società civile, ha lanciato un appello, affinché la città si mobiliti per il giovane e per la dignità di tutti i detenuti. La lettera aperta sottolinea come il carcere di Marassi sia “vicino di casa di noi tutti; radicato nel popolare quartiere di Marassi a fianco del tempio laico di Genoa e Sampdoria, vicino a quello monumentale e misericordioso di Staglieno, a due passi dal centro della città, è intimo a ognuno di noi più di quanto non crediamo”.

L’appello non si sofferma sui dettagli delle atrocità subite, “per rispetto della dignità del giovane, perché chi è già stato massacrato in detenzione non deve essere esposto una seconda volta allo sguardo indifferente o curioso degli altri.” L’attenzione è invece posta sul bisogno immediato del ragazzo: “La Magistratura sarà chiamata a stabilire le responsabilità penali dell’accaduto.

A noi, cittadini, padri, madri, nonni, fratelli, sorelle, preme che ciò non capiti più, che le condizioni di detenzione siano le più umane possibili, e tale limitazione della libertà non può essere gravata dalla violenza. Quel giovane oggi ha bisogno di cure mediche, attenzione, protezione e futuro. Quel ragazzo non ha alcun sostegno né rete sociale. Eppure lui è nostro figlio. Figlio di questo Stato, che non ha saputo proteggerlo. Figlio adottivo di Genova e della Liguria, dove è arrivato appena maggiorenne. È figlio nostro, di noi tutte e tutti.” Richiamandosi poi ai principi costituzionali, anche il fatto che le aule studio all’interno del carcere siano state devastate deve, secondo i firmatari, essere letto come un grido d’allarme da raccogliere.

Di fronte a questa situazione, i firmatari lanciano una serie di richieste concrete. Chiedono alle istituzioni di “farsi carico di questo giovane, non solo come si sta facendo dal punto di vista sanitario, ma anche educativo e sociale”, con un “progetto di reinserimento chiaro, umano, concreto”. Alle fondazioni, associazioni e professionisti del territorio, si chiede di “mettere a disposizione competenze e tempo per offrirgli un percorso di ricostruzione”.

Infine l’iniziativa, in fase di attivazione, punta anche alla mobilitazione della società civile anche per gesti di riparazione che riguardino tutta la comunità carceraria. L’obiettivo finale è che “Lo Stato si faccia carico della completa riabilitazione fisica e morale di questo giovane, fino a quando il dolore sofferto sia un ricordo lontano, parte della sua esistenza ma non più ostacolo al suo cammino. Dal male si crei l’esempio di un percorso virtuoso per tutti i giovani in difficoltà”.