di Marco Lignana
La Repubblica, 30 marzo 2026
La scelta, che per ora resta immotivata, è contestata dal sindacato della polizia penitenziaria, dalla Camera penale e dal Garante regionale dei detenuti. Prima ha protestato la polizia penitenziaria. Poi è toccato alla camera penale ligure. Adesso anche il garante regionale dei detenuti, Doriano Saracino, esprime il suo sconcerto per una scelta ancora del tutto immotivata: interrompere, dopo 24 anni, il passaggio della Via Crucis nel carcere di Marassi. Da quasi cinque lustri, ormai, il vicariato garantisce almeno una stazione nell’intercinta dell’istituto penitenziario (l’area fra le mura e lo spazio detentivo), “un momento che ha il suo significato non soltanto in una prospettiva religiosa”, spiega lo stesso Saracino.
Il quale premette di “aver chiesto informazioni alla direzione del carcere. Sono in attesa di una risposta. Già l’anno scorso c’erano state difficoltà a organizzare la tradizionale Via Crucis, alla fine si era riusciti a celebrarla come di consueto. Per chi è credente, vorrei ricordare le parole dell’arcivescovo Tasca, che nelle sue visite in carcere ha ricordato come la Chiesa sia una soltanto, senza distinzione fra chi è “dentro” e “fuori”. Se la vogliamo vedere da un punto di vista laico, si tratta in ogni caso di un arretramento rispetto a una consuetudine che garantiva partecipazione”. Il primo a esporsi è stato Fabio Pagani, segretario regionale della Uilfp: “Pensavamo di aver toccato il fondo dopo la rivolta dello scorso 4 giugno, i tragici suicidi, come quello nel centro clinico che vede a processo due agenti e l’escalation di aggressioni ai danni dei nostri poliziotti. Impedire il passaggio della Via Crucis, che dal 2002 rappresenta un messaggio di speranza e abbattimento delle barriere, è un segnale gravissimo”.
Il direttivo della camera penale Ernesto Monteverde invece ha espresso “profonda amarezza e ferma protesta”. Parlando “non solo un momento di raccoglimento religioso, ma anche un’importante occasione di umanità, condivisione e vicinanza tra la comunità esterna e le persone detenute”. Per i legali, insomma, “la celebrazione della Via Crucis all’interno del carcere ha sempre avuto un significato che va oltre l’aspetto confessionale, configurandosi come espressione concreta dei principi costituzionali di dignità della persona e della finalità rieducativa della pena. La sua sospensione rappresenta, pertanto, un arretramento sul piano della sensibilità istituzionale e del rispetto dei diritti delle persone detenute. Il Direttivo richiama l’attenzione delle Autorità competenti affinché tale decisione venga urgentemente riesaminata”.
In attesa di chiarimenti da parte dell’amministrazione di Marassi, a finire tra “i sospettati” è anche una circolare dello scorso ottobre del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (il Dap) che impone la richiesta di autorizzazione a Roma per alcuni tipi di carcere (come Marassi) per eventi di tipo “educativo, culturale e ricreativo”.









