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di Marco Lignana e Stefano Origone

La Repubblica, 6 giugno 2025

Insieme al bilancio dei danni e degli agenti feriti, a Marassi è l’ora delle domande sui tre giorni di sequestro e abusi sul 18enne. Il giorno dopo la violenta rivolta dei detenuti nel carcere di Marassi per denunciare gli stupri e le sevizie subite per tre giorni da un detenuto 18enne da parte dei suoi compagni di cella, senza che nessuna guardia se ne accorgesse, si scatena il dibattito politico. Con il centrodestra che protegge l’operato della polizia penitenziaria e il centrosinistra che chiede la grazia per il giovane detenuto in carcere per una rapina di poco conto e un passato in una comunità. Ma non solo. La pace è ancora lontana nel carcere, perché la rivolta segna anche una spaccatura tra i vertici dell’istituto penitenziario e le guardie, e la prova sono le dichiarazioni del sindacalista Fabio Pagani, segretario della Uilpa Polizia Penitenziaria, che ha chiesto la testa non soltanto della direttrice “Serve subito un cambio dei vertici”.

In questo clima, ieri gli ispettori del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, sono arrivati da Roma per ispezionare Marassi. Nel frattempo la Procura ha già aperto un fascicolo sulle sevizie e ne aprirà a strettissimo giro uno sulla rivolta, valutando di applicare le nuove norme del decreto Sicurezza. Con ogni probabilità, poi, gli esiti degli accertamenti del ministero confluiranno nell’indagine penale, in mano al pm Andrea Ranalli. Sul tema è intervenuta anche la Camera penale ligure: “Quanto accaduto rende ancora più palese che introdurre nuovi reati e nuove pene non ha alcuna efficacia deterrente, se non si interviene sulle cause che possono portare a commettere quel reato”.

Un fatto gravissimo, tanto è vero che mentre un centinaio di detenuti devastavano le celle e le aule scolastiche (gli operatori sanitari, gli insegnanti e il personale amministrativo sono stati radunati in una stanza per motivi di sicurezza), si è precipitato a Genova il Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Piemonte-Liguria-Valle d’Aosta, Antonio Galati, per una urgente riunione operativa. La situazione stava per sfuggire di mano, una decina di detenuti erano riusciti anche a salire sul tetto dell’istituto e sul camminamento delle mura di cinta, scendendo solo dopo aver denunciato le sevizie sul detenuto. La direttrice Tullia Ardito ha tentato una mediazione con i reclusi, senza riuscirci.

È stata ancora lei a prendere in mano la situazione chiamando la Questura per chiedere rinforzi, e non la comandante delle guardie. Da quanto filtra, durante la rivolta il Provveditore l’ha di fatto sollevata dall’incarico per motivi legati alla gestione della rivolta, chiamando al suo posto il comandante del carcere femminile di Pontedecimo, che in due ore è riuscito a sedarla. Il Provveditore ha anche sottolineato che in carcere non possono comandare i detenuti e che questa rivolta si poteva evitare se ci fosse stata più accuratezza nei controlli, perché è impensabile che il giovane, ora ricoverato nel reparto detenuti dell’ospedale San Martino, abbia subito queste violenze da domenica scorsa a martedì e il personale fosse all’oscuro di tutto.

In base alle prime ricostruzioni i suoi aguzzini durante le ispezioni l’hanno nascosto in bagno, e l’hanno addirittura coperto con una coperta. Va ricordato anche che nei disordini, durati due ore, sono rimasti feriti quattro agenti di custodia: uno ha perso la falange di un dito, poi ricostruita all’ospedale San Martino. Tra i provvedimenti di Galati, c’è stato anche l’immediato trasferimento di tredici reclusi in alcune carceri del Piemonte, mentre 22 sono in isolamento a Marassi in una sezione creata apposta.

In segno di solidarietà verso le agenti della Penitenziaria, è intervenuto Stefano Balleari, presidente del consiglio regionale, che ha visitato ieri mattina il carcere: “Associare le sevizie commesse da alcuni detenuti nei confronti di un compagno di cella e il successivo tentativo di regolamento di conti tra gli stessi detenuti ad argomenti come la carenza di personale o il sovraffollamento, ritengo che sia un atto strumentale e mistificatorio”. La consigliera comunale genovese di Avs, Francesca Ghio, va oltre la questione della rivolta. “Il danno che ha subito questo giovane appena maggiorenne, stuprato per giorni, picchiato e tatuato in volto, è irreparabile, ma ci sentiamo di chiedere al ministro della Giustizia Nordio di proporre al presidente della Repubblica Sergio Mattarella di concedergli la grazia”.

Si è riparlato del trasferimento nell’area ex Colisa, a Bolzaneto. Ma la sindaca Silvia Salis è stata chiara: “Più che parlare di spostamento del carcere, il problema riguarda il numero di agenti presenti in ogni istituto, su questo non si scappa e bisogna parlare”. Niente ex Colisa, dunque? “Non può essere un luogo isolato, considerando tutte le persone che devono raggiungerlo, dal personale ai partenti detenuti”. Anche i sindacati continuano a protestare. La Federazione della sicurezza della Cisl Liguria parla di “grave carenza di personale e sovraffollamento, diretta conseguenza di anni di abbandono da parte dei vertici aziendali”.