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di Erica Manna

 

La Repubblica, 20 febbraio 2020

 

Nel penitenziario sono attive le classi di grafica dell'istituto Ruffini e il corso per odontotecnici del Gaslini. Nell'ambito del progetto "Libriamoci" un incontro su "La finestra sul mondo: perché leggere i giornali".

Raccontare la frontiera al di là del muro più impenetrabile: quello del carcere. Discutere di immigrazione, e di come i media trattano questi temi: a studenti che certe semplificazioni, e contraddizioni, le hanno vissute sulla propria pelle.

"Anni fa il diverso ero io, che vengo dall'Albania. Adesso è il nero, l'invasore: quasi mi sento discriminato!" "Io sono nigeriano. Quando esci dai percorsi di accoglienza sei solo, non hai soldi, non hai dove dormire. Eppure non hai fatto quel viaggio per niente, ti aspetti di guadagnare".

Marassi: voci degli studenti, seconda sezione. L'incontro di Repubblica con gli allievi dell'Istituto Emanuele Ruffini, detenuti nella casa circondariale che frequentano dalla prima alla quinta superiore, avviene nell'ambito di "Libriamoci a scuola", progetto del Centro per il libro e la lettura promosso in tutta Italia. Il filone scelto dall'insegnante di Italiano e Storia, Tania Del Sordo, è "La finestra sul mondo: perché leggere i giornali".

Il lavoro prende spunto dal libro "La frontiera" di Alessandro Leogrande. In classe, gli studenti hanno letto anche alcuni articoli di Repubblica: racconti da Ventimiglia, servizi dai centri di accoglienza a Genova e in Liguria.

Ci sono state discussioni, anche accese. "In classe si tende a riprodurre una divisione e una diffidenza reciproca basata su gruppi etnici - racconta la professoressa Del Sordo - e portare messaggi alternativi non è facile: spesso per loro è destabilizzante".

La frontiera è mobile: è il termometro del mondo, come scriveva Leogrande. Anche la Liguria ha il suo imbuto, la sua Lampedusa del nord: Ventimiglia, i respingimenti da parte francese, le tensioni al campo Roja. In aula si ripetono i numeri, per contestualizzare il tema: in Liguria sono circa 9 su cento i cittadini stranieri residenti, nonostante l'eco mediatica del tema, come registra il rapporto dell'Associazione Carta di Roma.

E ancora: le conseguenze del decreto sicurezza, con lo smantellamento del sistema Sprar, ora Siproimi, i casi recenti di Sori e di Recco. Gli studenti ascoltano, discutono, fanno domande. In aula ci sono italiani, tunisini, albanesi, nigeriani. Si riflette sui tempi lunghi dell'esame delle richieste di asilo. Ci si interroga sul fatto che tanti fuggono dalla fame, non dalla guerra, e per questo rischiano di vedere la propria domanda respinta.

Qualcuno confessa il sogno di trovare una realtà diversa in Italia, dopo il lungo viaggio dall'Africa: racconta della necessità di guadagnare velocemente, del facile rischio di scivolare nella criminalità. In aula c'è anche Mirella Cannata, anima di Teatro necessario onlus, che nella seconda sezione tiene il corso di arte: in questi giorni sono in corso al Teatro dell'Arca - esempio pionieristico di palcoscenico costruito da zero all'interno di una casa circondariale - le prove per il nuovo spettacolo, "Profughi da tre soldi", da Brecht.

Di nuovo, il tema caldo dell'immigrazione. A Marassi, dove il sovraffollamento è al 139 per cento, come si legge nell'ultimo rapporto di Antigone, la scuola prova a offrire un futuro in un contesto difficile. Qui si trovano le classi di grafica dell'Istituto Ruffini, anche accorpate, perché le iscrizioni avvengono in base alla domanda dei potenziali studenti.

Poi ci sono quelle del Corso professionale odontotecnico e ottico Gaslini Meucci, e ancora la prima alfabetizzazione. Qualcuno è anche iscritto all'Università. "È un carcere di transito, c'è chi arriva e chi esce, e questo rende più difficile la didattica - spiega la professoressa Del Sordo - non è facile, poi, trovarsi con persone che hanno preparazioni così diverse alle spalle. Si naviga a vista, giorno per giorno". Per provare a incrinare questa frontiera. Attraverso l'arma più potente: la cultura.