sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Sandro Marotta

La Stampa, 7 ottobre 2025

Anche il carcere “Marassi” non è attrezzato per accogliere obesi o diabetici. Da un ospedale non attrezzato a un carcere sovraffollato: questo l’aggiornamento sul caso del detenuto che per più di un mese è stato ospitato all’ospedale Santa Croce di Cuneo perché gravemente obeso e diabetico. “Continua la diaspora del mio assistito - dice Roberto Puce, avvocato del 50enne - dieci giorni fa è stato trasferito al carcere Marassi di Genova, a quanto pare è l’unico che si è reso disponibile ad accoglierlo per un periodo. Anche lì però mi ha detto che si trova male e che vorrebbe tornare a Lecce”.

La scelta di Genova non è chiara: “Non so perché, chiedere le spiegazioni al Dap (Dipartimento di amministrazione penitenziaria ndr) è lungo e complesso. So solo che è una situazione temporanea, che durerà fino a quando il carcere di Cuneo o di Torino si sarà attrezzato per adattare una cella alle sue esigenze”.

Una storia iniziata a Lecce - La storia del 50enne che ora pesa più di 260 chili è stata raccontata nelle scorse settimane da La Stampa. Incarcerato a Lecce, era stato trasferito ai domiciliari dal fratello, a Cuneo. Dopo una serie di difficoltà nella cura domestica, era stato assegnato a una rsa di Bra, dove però aveva minacciato di morte il personale e se stesso; da qui il magistrato di sorveglianza lo aveva dirottato in carcere a Cuneo, dove però non è mai stato ospitato perché non ci sono celle adatte ai pazienti che hanno una ridotta mobilità. Dal 23 di agosto fino a pochi giorni fa è stato al Santa Croce, dove peraltro non c’è un reparto specifico per la cura dell’obesità.

La situazione è tutt’altro che risolta. Il primo problema è che, a differenza di Cerialdo, il “Marassi” di Genova è già sovraffollato del 127%, ci sono 142 detenuti in più rispetto alla capienza massima e 17 agenti in meno. La seconda questione è il diritto di cura. In carcere è molto difficile trattare patologie delicate come l’obesità e il diabete, perché le strutture non sono adeguate e il piano alimentare non è tarato sul quadro clinico degli ospiti.

Le videochiamate con il fratello - L’amministrazione penitenziaria del carcere genovese, sentita da La Stampa, non ha risposto in merito alla presenza di “camere di pernottamento per soggetti ristretti affetti da disabilità motoria”. “Mi ha raccontato che il letto gli fa male perché non è adatto a sostenere un peso come il suo - racconta il fratello -.

Poi ha bisogno di medicazioni continue e di lavaggi. Mi hanno detto che un altro detenuto è stato incaricato di seguirlo, ma ci vorrebbe un infermiere”. Al vuoto sanitario si aggiunge l’edilizia carceraria inadeguata: “Ho chiesto di andarlo a trovare, ma non posso, perché la sedia a rotelle con cui si muove non entra nella sala colloqui - continua -. Posso parlare con lui solo con una videochiamata ogni tanto”.

Per poter uscire dal carcere, occorre o che ci sia una struttura sanitaria in grado di curarlo oppure che abbia una casa di proprietà. “Sto ancora cercando di trovargli una casa - ribadisce il familiare, che su La Stampa aveva lanciato un appello alla cittadinanza per aiutarlo a trovare un alloggio -, ma la difficoltà è doppia perché dovrei trovare anche qualcuno che lo accudisca, altrimenti peggiorerebbe”.