genovatoday.it, 21 dicembre 2024
A Marassi da gennaio si contano 4 suicidi, innumerevoli risse e aggressioni, in un carcere che conta 696 reclusi su 535 posti, con 330 agenti di polizia penitenziaria a gestire il carcere. Il 2024 è stato un vero e proprio “annus horribilis” per il carcere di Marassi secondo il report di Uilpa, sindacato della polizia penitenziaria: i numeri parlano di quattro suicidi, innumerevoli aggressioni nei confronti della polizia, risse tra detenuti, distruzione di camere detentive e due poliziotti indagati per omicidio colposo in seguito all’ultimo suicidio nel centro clinico lo scorso 4 dicembre.
Non va meglio dal punto di vista del sovraffollamento, con 696 detenuti su 535 posti, gestiti da 330 agenti nel penitenziario genovese. In tutto, in Italia, sono 16mila i detenuti oltre la capienza massima mentre mancano oltre 18mila unità alla penitenziaria.
“Quest’anno si contano 87 suicidi a livello nazionale - puntualizza Fabio Pagani, segretario della Uilpa -. Numeri che, va ricordato, corrispondono a vite umane affidate allo Stato e che vengono spezzate, non a ‘mera informazione statistica’, come si è letto in qualche nota diffusa dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. A questi, vanno peraltro sommati i 7 suicidi fra gli agenti. È stato superato il record in negativo del 2022, che contava 85 suicidi. L’istituto di Marassi a Genova conta ben 4 suicidi nel 2024, un annus horribilis in tutti i sensi: aggiungiamo innumerevoli aggressioni nei confronti della polizia penitenziaria, risse tra detenuti, distruzione di camere detentive e due poliziotti indagati per omicidio colposo dopo ultimo suicidio detenuto al centro clinico il 4 dicembre scorso. La situazione complessiva nelle prigioni è da tempo fuori controllo e, ciò che è peggio, si aggrava giorno per giorno”.
Insomma, per Pagani occorre prestare maggiormente attenzione alla qualità della vita sia dei detenuti sia degli operatori: “Questi ultimi - continua Pagani - sottoposti a carichi di lavoro e a turnazioni massacranti, privati di elementari diritti, anche di rango costituzionale, stremati nel fisico e mortificati nel morale e nell’orgoglio anche per esser loro impedito d’adempiere efficacemente alle funzioni richieste dalla collettività. Ribadiamo che necessitano interventi immediati per deflazionare la densità detentiva, adeguare concretamente gli organici della Polizia penitenziaria, assicurare l’assistenza sanitaria e riorganizzare, riformandolo, l’intero apparato. Il 2024 non è ancora finito, ma in assenza di provvedimenti seri, tangibili e immediati che deflazionino la densità detentiva, potenzino gli organici della polizia penitenziaria, assicurino l’assistenza sanitaria e pongano le basi per una complessiva riorganizzazione dell’intero sistema, il 2025 potrebbe essere persino peggiore”.










