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di Erica Manna

La Repubblica, 21 agosto 2024

Sovraffollamento e disperazione. Il report della visita della delegazione del Partito Radicale nel carcere del capoluogo. Mario - lo chiameremo così - è in sedia a rotelle. È recluso nella casa circondariale di Marassi da un anno e mezzo: ma al centro clinico non c’è posto, perché è tutto pieno. Così è costretto a restare in cella. E ogni volta che deve andare in bagno, siccome la carrozzina non passa, i suoi compagni devono aiutarlo. È solo una delle tante storie che filtrano dall’inferno delle carceri italiane: arriva dalla casa circondariale genovese di Marassi, dove il sovraffollamento non è nemmeno più una notizia.

Seicento ottantotto reclusi per una capienza di 530 posti. Cifra, quest’ultima, sulla quale Deborah Cianfanelli - che fa parte della segreteria Partito Radicale, a Marassi nei giorni scorsi per la ricognizione di metà agosto realizzata per la campagna di denuncia sulle condizioni disumane in cui vivono i detenuti - solleva qualche dubbio. “La capienza regolamentare è lievitata, prima era di 450 posti: eppure, non risulta alcuna modifica strutturale. Sono molte le celle da sei detenuti. La cosa che mi ha fatto impressione è che le porte restano di nuovo chiuse - sottolinea Cianfanelli - questo accade da ottobre scorso. Prima, infatti, i direttori risolvevano parzialmente il problema delle celle anguste tenendole aperte nei reparti. Ma poi è intervenuta una ordinanza del Dap, che dice che devono restare serrate. Così vedi braccia che si protendono, che ti chiamano per raccontarti la loro disperazione, chiedono se lo Stato sta facendo qualcosa. E cosa puoi dire, che lo Stato non rispetta la Costituzione? Purtroppo il decreto Carceri del ministro della Giustizia Carlo Nordio non va a risolvere il problema”.

E ancora: “Visito questa casa circondariale periodicamente da molti anni - spiega Cianfanelli a Repubblica - ma questa volta sono uscita con le lacrime agli occhi”. In una cella, il lavandino non scarica. Nel senso che da sotto spunta un tubo penzolante che i detenuti hanno convogliato dentro a un secchio, che poi svuotano nel water. È così da mesi: ma c’è solo un idraulico in tutta la casa circondariale, e ancora nessuno è venuto a ripararlo. E poi c’è il paradosso dei detenuti stranieri: entrano in carcere con un permesso di soggiorno, escono da irregolari sul territorio. Altro che reinserimento sociale: per tanti di loro, l’ingresso in una casa circondariale ha questo effetto surreale.

“Durante la detenzione non riescono a espletare le procedure burocratiche per rinnovare il permesso: così scade. In pratica, diventano irregolari a causa dello Stato: il risultato è che non potranno trovare un lavoro, nemmeno prelevare i soldi dai libretti della loro indennità di disoccupazione. Ma dov’è il reinserimento previsto dalla Costituzione se lo ostacoliamo?”. Il tema dei permessi di soggiorno che scadono è particolarmente cogente qui, dove su 688 detenuti, 270 sono stranieri. Ma sono tante le istantanee che raccontano l’inferno del carcere, con 63 persone che si sono suicidate dietro le sbarre in Italia dall’inizio dell’anno, stando ai dati aggiornati il 16 agosto nel report del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà.

Un altro tema che scotta è quello della salute, come più volte raccontato su queste pagine anche attraverso gli allarmi lanciati dal garante regionale delle persone private della libertà Doriano Saracino. “Ho ricevuto lamentele corali su questo fronte - racconta l’esponente del partito Radicale - i detenuti lamentano scarsa attenzione da parte della dirigenza sanitaria, si sentono abbandonati a sé stessi. Il centro clinico è pieno, e a breve sarà oggetto di ristrutturazione: questo ci preoccupa. È pieno anche il cosiddetto repartino da otto posti del San Martino. Ma la salute non può aspettare”. Altro nodo, quello del lavoro. “A Marassi il 30 giugno ha chiuso la panetteria del carcere, per mancanza di ordinazioni: era un’attività storica. Sono rimasti poi tre impiegati per il laboratorio di serigrafia, e il 9 agosto ha aperto il negozio esterno in piazza Fossatello: una nota positiva”.

Più problematico, il tema dei pagamenti. “A Marassi ci sono stati problemi riguardo alla retribuzione dei lavoratori: Inps infatti non versa l’indennità di disoccupazione sui conti correnti del carcere - spiega Cianfanelli - così hanno stipulato una convenzione con Poste italiane per aprire i libretti, ma non possono prelevare. E quando usciranno ci sarà un problema per le persone straniere che usciranno da irregolari, visto che dentro non hanno potuto rinnovare il permesso”. Quanto al decreto carceri del governo diventato legge, Cianfanelli è pessimista: “Non è sufficiente. E la risposta a problemi come questo dei detenuti stranieri, secondo Nordio sarebbe rimandarli al proprio Paese. Non è la soluzione per un Paese civile. Mi chiedo, poi, dopo queste visite drammatiche che ho compiuto negli ultimi giorni: il ministro è mai entrato in un carcere a visitare i detenuti cella per cella?”.