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Vita, 5 febbraio 2021


Per restituire quello che ha concretamente significato il progetto "La Barchetta Rossa e la Zebra", l'iniziativa partita 3 anni fa, nel carcere maschile Marassi e nella casa Circondariale femminile Pontedecimo di Genova, partiamo dalle parole di una mamma: "Ho imparato a conoscere il mio compagno in galera. Grazie al supporto degli educatori abbiamo capito come affrontare i nostri problemi. Barchetta Rossa non mi ha abbandonato, non ha abbandonato lui che sta scontando la sua pena e ha supportato nostra figlia, una bambina di 3 anni".

Dopo la ristrutturazione degli spazi a misura di bambino, dove i figli possono attendere il momento del colloquio in un ambiente adatto alla loro esigenze, sono stati avviati momenti di formazione per i genitori detenuti, per gli assistenti sociali, e per la polizia penitenziaria per spiegare qual è la strada più idonea per entrare in relazione con i minori che vivono un momento delicato del loro percorso di crescita accentuato dall'assenza di uno o di entrambi i genitori.

"La Barchetta Rossa e la Zebra" è il risultato di una sperimentazione straordinaria, corale e unica in Italia nata dalla relazione tra le associazioni territoriali genovesi del Terzo settore - il Cerchio delle Relazioni, capofila dell'iniziativa, la cooperativa sociale Il Biscione, Veneranda Compagnia di Misericordia, il Centro Medico psicologico pedagogico LiberaMente, Arci Genova e Ceis Genova con la Fondazione Francesca Rava Nph Italia Onlus, a cui è stata affidata l'opera di riqualificazione delle aree dedicate all'incontro dei bambini con i genitori detenuti nelle due case circondariali e il ruolo di project manager del progetto.

Con il privato sociale hanno lavorato le istituzioni pubbliche, l'amministrazione penitenziaria locale e dell'esecuzione penale esterna e il comune di Genova. L'iniziativa è stata finanziata dal Bando Prima Infanzia (0-6 anni) dell'impresa sociale Con i Bambini. "Siamo in presenza di uno dei migliori progetti che abbiamo sostenuto", ha spiegato Carlo Borgomeo, presidente dell'impresa sociale Con i Bambini, durante il webinar "Strade percorse e possibili sviluppi per un nuovo Metodo di intervento della genitorialità in carcere e della centralità del bambino", organizzato lo scorso dicembre per restituire in un momento pubblico, con oltre 200 partecipanti, tra cui Luca Villa, presidente del Tribunale per i minorenni di Genova, Marco Bucci, sindaco della città, Maria Milano, direttore del carcere di Marassi e Domenico Arena, direttore dell'Uepe, i risultati raggiunti in tre anni di sperimentazione.

"È un progetto innovativo", ha spiegato Borgomeo, "e sono le iniziative di questo tipo che possono contaminare le politiche". I bambini spesso vengono tenuti all'oscuro delle cose. "Gli si dice che il papà è lì perché sta lavorando", spiega Elisabetta Corbucci, coordinatrice del Cerchio delle Relazioni, "e il progetto ha ridato ai genitori il potere di saper rispondere alle domande dei loro figli". "L'obiettivo imprescindibile", continua Maria Vittoria Rava, presidente di Fondazione Rava, "è quello di mutuare l'esperienza maturata a Genova anche in altre carceri italiane. I genitori devono poter essere genitori sia fuori sia dietro le sbarre.

La figura dell'operatore "barchetta rossa" deve svilupparsi a livello nazionale e per farlo servono fondi e tutta la collaborazione possibile tra privato sociale, assistenti sociali, politica ed istituti penitenziari che devono avere un'apertura diversa". "Il beneficio di un progetto come la Barchetta Rossa si riversa non solo su genitori e bambini ma su tutti gli stakeholder che lavorano in carcere e di conseguenza su tutta la comunità", conclude la presidente di Fondazione Rava.