di Silvia Isola
Il Secolo XIX, 15 luglio 2026
“Più pene alternative ai domiciliari o in comunità contro il sovraffollamento”. La società civile in visita al carcere: una delegazione è entrata a Marassi, tra cui anche gli assessori del Comune di Genova Cristina Lodi ed Emilio Robotti: “Stiamo ampliando la possibilità di lavorare per i detenuti all’interno delle strutture comunali, come i cimiteri, e pensiamo di aprire uno sportello per l’anagrafe dentro la casa circondariale”. Pene alternative per abbattere il sovraffollamento. Il fatto che nelle carceri italiane ci siano più detenuti di quanto sia la capienza delle strutture non fa più notizia, nemmeno alla casa circondariale di Genova Marassi, in pieno centro città, dove solo tre giorni fa il quartiere si è bloccato per ore dopo che un detenuto è salito sul tetto per protesta.
Ecco che anche in occasione dell’iniziativa nazionale “Bisogna avere visto”, le istituzioni accompagnate dal garante per i diritti dei detenuti, dal presidente dell’Osservatorio Antigone Liguria e dalla Comunità di San Benedetto al Porto si è parlato dell’importanza di promuovere una legge che stabilisca pene differenti rispetto alla custodia cautelare.
La Comunità di San Benedetto e i percorsi per i detenuti tossicodipendenti - “I detenuti tossicodipendenti in Italia sono il doppio della media europea. Don Gallo ha sempre parlato dell’importanza di liberarsi dalla necessità del carcere, una struttura che non si muove verso una vera riabilitazione del detenuto”, rimarca Marco Malfatto, presidente della Comunità di San Benedetto, che da anni porta avanti percorsi di reinserimento sociale, in percorsi mirati che vanno dalla presa in carico all’interno di comunità residenziali, diurne o alloggi assistiti e arrivano all’inserimento lavorativo in attività come l’Osteria Marinara A’ Lanterna di Don Gallo, il Teatro degli Zingari e la Boutique Solidale in via Buozzi. Ma non è l’unica attività che viene promossa, dato che molti detenuti hanno a che fare con malattie sessualmente trasmissibili: la Comunità ha avviato percorsi di prevenzione o riduzione del danno all’interno del carcere.
Sovraffollamento: i detenuti “in più” sono in custodia cautelare - I dati parlano chiaro. Oggi sono 656 i detenuti, 122 rispetto alla capienza che è fissata a 534 posti, ma in passato ha raggiunto un “overbooking” massimo tollerabile di 700 persone. Di questi, 379 sono stranieri e 277 italiani. 120 persone - l’equivalente dei reclusi “in più” - sono in custodia cautelare, in attesa semplicemente del primo grado di giudizio. Secondo la Comunità di Don Gallo, serve costruire motivazioni profonde affinché “la comunità non sia un modo per uscire dal carcere, ma per fare un cammino verso il cambiamento”.
Criticità sanitarie e bisogno di maggior attenzione alla salute mentale - L’estate è il momento più difficile per chi vive recluso in cella, visto il caldo. Ecco che la delegazione ha avuto modo di incontrare i detenuti, ascoltare le loro richieste e verificare come si vive all’interno delle celle. “I detenuti sono dotati in ogni cella di un ventilatore, collegato alla corrente da fuori e vivono in condizioni di metratura abbastanza risicata”, spiega Marco Cafiero, garante comunale dei detenuti. “Abbiamo ascoltato alcuni di loro, che ci hanno elencato problemi soprattutto legati all’aspetto sanitario. Nonostante ci sia un presidio piuttosto forte, tanto da avere pazienti provenienti anche da altri carceri proprio per la capacità tecnologica, gli aspetti sanitari sono spesso quelli più critici. Non si tratta solo di sovrappopolamento, ma anche la necessità di una maggiore attenzione alla salute mentale”.
Si rilancia la decarcerizzazione - Proprio alla vigilia di questa visita, tre agenti penitenziari sono rimasti feriti dopo che sono intervenuti all’interno di una cella dove c’era un principio di incendio, aggrediti da una delle persone all’interno. E secondo Alberto Rizzerio, presidente di Antigone Liguria, non serve “costruire nuovi istituti perché si riempirebbero subito comunque e avrebbero costi elevatissimi, dato che servirebbe molto più personale. Serve ridurre la popolazione, ricorrendo agli arresti domiciliari o alle comunità, laddove sia possibile”. Anche perché la struttura di Marassi, incastonata nel centro città a pochi passi dallo stadio Luigi Ferraris, è particolarmente vetusta ma difficile da ammodernare proprio per la sua posizione, che la rende comoda per chi è in semi libertà o per i familiari che si recano ai colloqui, ma antiquata.
Più strutture cittadine per il lavoro dei detenuti e i servizi civici in carcere - Nel frattempo, l’amministrazione comunale ha da poco inaugurato un centro per la giustizia riparativa. “Stiamo elaborando anche nuove formule di articoli 21 all’interno di strutture cittadine e comunali, incentivando così la possibilità di ritornare un giorno alla vita normale, pensiamo ad esempio ai cimiteri”, spiegano l’assessora al welfare Cristina Lodi e l’assessore al lavoro Emilio Robotti. “Stiamo studiando come riuscire a creare uno sportello dei servizi civici, come l’anagrafe, in carcere perché consentire tutti gli adempimenti essenziali per i diritti che ogni cittadino mantiene pur essendo recluso. Pensiamo ad esempio a un cittadino straniero che non riesca a rinnovare il suo permesso di soggiorno e, una volta fuori, sarebbe automaticamente un irregolare o ancora ai casi di riconoscimento dei figli, per chi ha una compagna in dolce attesa e non è sposato”.
Un’iniziativa nazionale - A promuovere questa giornata di “porte aperte”, che si è svolta contemporaneamente in 34 istituti penitenziari in 29 città italiane, è stata “L’Alleanza per l’articolo 27”. Nata a Roma lo scorso 6 febbraio, ha riunito tante associazioni impegnate sui temi della giustizia, dell’esecuzione penale e dei diritti delle persone private della libertà, e parte dalla volontà condivisa di costruire un percorso comune per promuovere politiche di depenalizzazione, decarcerizzazione e umanizzazione della pena, contrastando una stagione segnata dall’espansione del diritto penale, dall’aumento del ricorso alla detenzione e dalla progressiva chiusura del carcere nei confronti della società esterna.










