di Marco Fagandini e Matteo Indice
Il Secolo XIX, 21 settembre 2023
Le carte sul delitto compiuto da Luca Gervasio a danno di Roberto Molinari svelano il collasso del sistema: “Il giorno dell’omicidio, dopo che due sere prima il killer aveva picchiato la futura vittima senza ucciderla, era previsto l’interrogatorio di entrambi. Ma non c’è stato tempo”.
Luca Gervasio, 48 anni, e Roberto Molinari, 58, non potevano stare nella stessa cella, ma furono tenuti lì perché all’interno del carcere di Marassi non c’erano spazi alternativi. E dopo settimane di scontri fisici e verbali sui quali erano in corso accertamenti della polizia penitenziaria, la mattina del 13 settembre Gervasio ha ucciso Molinari, massacrandolo con uno sgabello e le gambe di un tavolo. Non solo: i segnali di incompatibilità erano così chiari che la stessa Penitenziaria aveva fissato un interrogatorio di entrambi proprio per il 13 settembre, ma non vi è stato tempo poiché il delitto è stato compiuto all’alba.
I dettagli sono contenuti nell’ordinanza con cui il giudice dell’indagine preliminare Matteo Buffoni, su richiesta del pubblico ministero Gabriella Marino, ha disposto che Gervasio resti detenuto e isolato: nell’incartamento del magistrato sono presenti numerosi passaggi che certificano di fatto il fallimento di un sistema e descrivono quella dei giorni scorsi come una tragedia della quale si erano avute chiare avvisaglie. Ma gli operatori del carcere, gravati da sovraffollamento e assoluta penuria di risorse, non avevano mezzi per intervenire in modo realmente preventivo.
Gli inquirenti: “Dovevano stare altrove” - “Il 15 settembre 2023 - si legge quindi nelle carte - è stata depositata un’annotazione a firma del comandante di reparto (s’intende sempre della Penitenziaria, ndr), Lucrezia Nicolò, ove si dà atto che il primo piano della VI sezione detentiva della casa circondariale è classificato come “porzione di istituto dedicato all’esecuzione di provvedimenti di separazione dalla rimanente popolazione detenuta”. Sia Gervasio sia Molinari, pur non essendo sottoposti a provvedimenti d’isolamento, erano stati allocati in quella sezione per carenza di posti letto presso le aree riservate ai detenuti appartenenti al circuito della media sicurezza (del quale facevano parte, ndr), in attesa di esservi riassociati”. L’assassino, in particolare, viene descritto come “soggetto insofferente alla coabitazione per picchi d’instabilità caratteriale, manifestatasi in scontri verbali e fisici con i diversi ristretti con i quali era stato ubicato successivamente all’ingresso in istituto, venendo coinvolto in altrettanti episodi di colluttazione nel corso dei quali aveva riportato lesioni”.
Non solo: sempre dagli incartamenti ora al vaglio delle toghe si scopre che Gervasio, oltre a essere già stato dichiarato aggressivo e seminfermo di mente a valle d’un processo subito negli anni scorsi, era stato sottoposto a visita psichiatrica dentro il penitenziario il 12 luglio, quindi due mesi prima dell’omicidio. E in quel frangente il medico aveva certificato come avesse enormi difficoltà a “trattenere l’impulsività”.
L’ultimo pestaggio e l’audizione mancata - La sera dell’11 settembre, hanno svelato le indagini, Molinari era stato ferito in cella. Erano intervenuti gli agenti e un medico e l’uomo aveva “negato responsabilità di terzi”, parlando di un infortunio accidentale mentre “saliva sul letto”. “Nel referto - è ribadito nell’ordinanza - si dava atto dell’apparente incompatibilità delle ferite riscontrate rispetto alla caduta accidentale descritta dal detenuto… i poliziotti tentavano di fare luce sulla vicenda, chiedendo ulteriori spiegazioni a Molinari: quest’ultimo però ribadiva la propria versione, negando qualsivoglia responsabilità di terzi. Viste le anomalie riscontrate, il fascicolo veniva passato al vaglio del comandante, il quale il giorno dopo (la polizia penitenziaria nelle sue annotazioni tiene a rimarcare “tempestivamente”, ndr) disponeva che Molinari e Gervasio venissero sentiti in merito all’incidente occorso. L’audizione era calendarizzata per il 13 settembre. Essa, ovviamente, non poteva avere luogo a causa del decesso di Molinari (ucciso nel frattempo da Gervasio, ndr)”.










