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Il Secolo XIX, 10 novembre 2024

L’episodio è accaduto venerdì 8 novembre. La denuncia di Pagani, Uila: “Cinquanta detenuti si sono rifiutati di entrare nelle rispettive celle, dichiarando che non vi avrebbero fatto rientro se un detenuto ‘ndranghetista non fosse stato inviato al pronto soccorso”. “Dalle ore 11:30 di ieri cinquanta detenuti con reati di associazione a delinquere si sono rifiutati di entrare nelle rispettive celle, dichiarando che non vi avrebbero fatto rientro se un detenuto ‘ndranghetista non fosse stato inviato al pronto soccorso”. Lo afferma Fabio Pagani, segretario della Uilpa Polizia Penitenziaria.

“La trattativa è durata più di un’ora, poi il detenuto è stato inviato al pronto soccorso cittadino - afferma Pagani - Non vogliamo entrare nel merito della salute del detenuto, di origine calabrese e affetto da determinate patologie, ma che l’invio al pronto soccorso di un detenuto con reati di associazione a delinquere avvenga tramite una protesta da parte dei detenuti è sintomo di una gestione della sicurezza a Marassi decisamente fallimentare. Oltretutto il direttore era presente in sede e l’ultima parola spettava a lei”.

Al pronto soccorso la visita è durata circa un’ora, e il detenuto è tornato in carcere: “Possiamo affermare che non esisteva nessuna urgenza - dice Pagani - Non sappiamo più come dirlo. Cos’altro deve accadere affinché il governo prenda reale coscienza dell’emergenza penitenziaria in atto, sicuramente senza precedenti almeno negli ultimi 30 anni, e vari un decreto per mettere le carceri in sicurezza?”. Qualche dato: “Sono 18 mila le unità mancanti alla polizia penitenziaria - dice ancora Pagani - Sono 14 mila i detenuti in più rispetto ai posti disponibili. Suicidi, omicidi, risse, aggressioni, stupri, devastazioni, evasioni e proteste pericolose come quella di Marassi: le carceri, oggi, non possono mirare a perseguire alcuno degli obiettivi assegnati loro dalla Costituzione e dalle leggi. Vista anche l’incertezza manifesta del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che annuncia decreti poi non discussi in Consiglio dei Ministri, riteniamo che la Premier Giorgia Meloni dovrebbe avocare a sé la materia, a meno che non l’abbia derubricata nella sua agenda, eventualità sulla quale, peraltro, nutriamo più di qualche sospetto. Ogni giorno che passa, il disastro aumenta. Lo ribadiamo: non c’è più tempo”.