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di Laura Nicastro

La Repubblica, 31 gennaio 2024

Alberto Scagni è stato lasciato aggredire nel carcere di Marassi? Ci fu una omessa vigilanza, una sottovalutazione di avvisaglie di insofferenza del suo compagno di cella che avrebbero dovuto portare al suo spostamento? A queste domande cercherà di rispondere la nuova inchiesta della Procura di Genova per omissione di atti d’ufficio. Il fascicolo, a carico di ignoti, è stato aperto dal procuratore aggiunto Vittorio Ranieri Miniati, che coordina il gruppo Reati contro la pubblica amministrazione, e affidato alla collega Patrizia Petruzziello.

Scagni, dichiarato seminfermo e condannato a 24 anni e mezzo per l’omicidio della sorella Alice, accoltellata la sera del Primo maggio 2022 sotto casa in via Fabrizi a Quinto, era stato preso a calci e pugni dal suo compagno di cella a Marassi a metà ottobre. Una aggressione che aveva causato lesioni giudicate guaribili in sette giorni. Dopo quell’episodio il killer era stato trasferito nella casa circondariale di Sanremo dove poi, poche settimane dopo, era stato sequestrato, torturato e picchiato selvaggiamente da due “concellini”, finendo anche in coma. I suoi avvocati, i legali Alberto Caselli Lapeschi e Mirko Bettoli, avevano chiesto alla direzione del carcere genovese di avere la relazione su quanto successo e anche il nome di chi lo aveva picchiato senza mai ottenere risposta. Per questo, dopo che Alberto era stato risvegliato dal coma, avevano presentato un esposto.

Le omissioni non riguarderebbero solo la gestione del detenuto, ma anche la comunicazione, o meglio la mancata comunicazione da parte di Marassi ai suoi legali. “Notizie centellinate sulla salute di un cittadino italiano detenuto in carcere italiano, e negato il bollettino medico al suo avvocato” la denuncia della mamma Antonella Zarri. Bettoli e Caselli Lapeschi avevano mandato una Pec dopo il primo episodio senza avere mai risposte “anche dopo un nostro sollecito”. Poi c’era stata la brutale aggressione a Valle Armea e vista la gravità di quanto accaduto era stato aperto un fascicolo d’ufficio dal procuratore capo di Imperia Alberto Lari. A metà gennaio Scagni era stato trasferito dal reparto di Fisiatria di Sanremo all’ospedale San Martino per la riabilitazione.

A settembre sempre a Marassi Roberto Molinari, 58 anni, era stato ucciso a sprangate dal suo compagno di cella Luca Gervasio, 48 anni. Quest’ultimo era stato dichiarato due volte seminfermo di mente e non avrebbe dovuto stare in cella con altri. Ma non c’era nessuna cella singola e quindi era finito insieme a Molinari. La vittima, senza fissa dimora, era stato aggredito con una gamba di un tavolino mentre ancora dormiva. Il pestaggio era stato anche ripreso dalle telecamere di sorveglianza interne. Alcuni giorni prima Molinari era stato picchiato da Gervasio e i medici della casa circondariale avevano suggerito di separarli. Suggerimento caduto però nel vuoto.