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di Alessandra Rossi

Il Secolo XIX, 20 ottobre 2024

Crescono anche in Liguria i progetti dell’associazione no profit che dà opportunità di impiego ai detenuti. Un gruppo di volontari e volontarie dell’associazione ligure Crivop, a cui si appoggia Seconda Chance per portare avanti le attività a favore dell’integrazione di detenuti, persone in affidamento ed ex carcerati. Ci sono improvvise curve nella vita che fanno sbandare. Ci sono errori che complicano talmente tanto l’esistenza da cancellare ogni orizzonte. È in momenti così bui che talvolta bussano alla porta, inaspettate, le possibilità. Seconda Chance è una di queste.

L’associazione no profit, costituita nel 2022 per volere e caparbietà della giornalista del Tg La7 Flavia Filippi, ha infatti l’obiettivo ambizioso di dare opportunità di lavoro ai detenuti, agli “affidati” o agli ex detenuti che faticano a reintegrarsi nella società per le più disparate ragioni, una su tutte il pregiudizio. Seconda Chance lavora come un ponte tra il “dentro” e il “fuori”, consentendo alle imprese di conoscere i benefici della legge Smuraglia che offre agevolazioni a chi assume, anche part time o a tempo determinato, detenuti ammessi al lavoro esterno. Da qualche anno, ma in maniera più incisiva a partire dal 2023, Seconda Chance ha avviato il suo prezioso lavoro anche in Liguria e ora inizia a raccogliere i primi risultati. Complice Luca Pizzorno dell’associazione di volontariato Crivop, diventato “braccio destro ligure” dell’instancabile Filippi. “Ho conosciuto Seconda Chance proprio grazie al lavoro che già da tempo svolgo in carcere con Crivop. E, vuoi per questa ragione, vuoi perché ho un’esperienza passata come direttore del personale - racconta Pizzorno - ho abbracciato il progetto di Flavia con entusiasmo, cercando di fare il possibile per facilitare il dialogo tra l’amministrazione penitenziaria e il mondo del lavoro. Come volontario, faccio centinaia di colloqui e interventi di sostegno sociale per i detenuti: conosciamo le persone, le storie e quindi ho iniziato a collaborare realizzando i loro curricula da consegnare agli educatori che li seguono, nella speranza di incrociare domanda e offerta di lavoro”.

Una spinta forte che arriva dall’interno del carcere dove, secondo l’ultimo report di Antigone, la situazione peggiora di giorno in giorno con un sovraffollamento record e un tasso di suicidi preoccupante, insieme ad un alto livello di recidiva, ben oltre il 70%. Secondo il report, al 31 marzo 2024 erano 61.049 le persone detenute in Italia, a fronte di una capienza ufficiale di 51.178 posti, quindi con 13.500 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare: numero che, secondo Antigone, entro fine anno rischia di arrivare a 65 mila. Inoltre, dopo il 2022, anno record con 85 suicidi accertati, il 2023 e il 2024 hanno continuato a registrare numeri elevati: nel 2023 sono state 70 le persone che si sono tolte la vita all’interno di un istituto di pena.

Nei primi mesi del 2024, 30, uno ogni 3 giorni e mezzo (75 ad ottobre 2024). Non va meglio sul fronte lavoro: circa il 33% delle persone detenute è occupata, ma dei lavoranti 16.305 persone risultano alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, pari all’85,1% del totale, e 2.848 alle dipendenze di datori di lavoro esterni, sottolinea il report. Chi lavora, lo fa in modo precario per poche ore settimanali. Ecco perché “da dentro il carcere, grazie al”impulso di Seconda Chance - racconta Pizzorno - abbiamo iniziato anche in Liguria a spingere per avere un referente dedicato a questi progetti. Dal provveditorato regionale (Prap), ci hanno fatto arrivare una mediatrice culturale ed ora è più facile dialogare con l’amministrazione penitenziaria di Marassi su questo tema”. L’obiettivo è conoscere le capacità del detenuto e capire se per lui ci sono possibilità fuori le mura. Tante le realtà che hanno raccolto l’invito di Seconda Chance, che ha creato ad oggi 340 opportunità lavorative: dagli imprenditori edili di Ance, a Confcommercio, ma anche realtà sociosanitarie come cliniche o Rsa, nonché diverse aziende con bilancio sociale, motivate ad operare per favorire l’inclusione.

Tra le opportunità di lavoro sono previsti i tirocini, strumento messo in campo grazie al progetto Goal, finanziato dalla Regione Liguria attraverso fondi Pnrr: in questo caso, 200 euro sono a carico dell’imprenditore e 300 della stessa Regione. “Il tirocinio viene equiparato ad un’offerta di lavoro e aiuta la persona detenuta ad ottenere l’affidamento esterno, se si dimostra di avere un luogo dove dormire e soldi per mangiare - spiega Pizzorno - Diciamo che è un trampolino di lancio per avviare un percorso lavorativo”.

L’altra possibilità è l’assunzione a tempo indeterminato, “ma ancora non è mai successo in Liguria - precisa il volontario - o quella a tempo determinato, che invece ha cominciato a trovare riscontri, attraverso aziende come Amplia e, nei prossimi mesi, Arcaplanet”. Il vero ostacolo da superare è la mancanza di fiducia. Attualmente a Marassi ci sono 681 detenuti, a fronte di una capienza di 535. Ma le persone che possono essere coinvolte nel progetto attualmente sono poche: 20 detenuti in semilibertà e 2 con “articolo 21”. “Da un lato è fondamentale che si attivino gli imprenditori, dall’altro è bene continuare ad insistere con l’amministrazione penitenziaria per svolgere corsi mirati, testando le capacità dei detenuti”. Le offerte arrivano principalmente da edilizia e ristorazione, ma anche il porto potrebbe rappresentare una chance, “visto ad esempio il grande bisogno di saldatori. E perché no - prosegue Pizzorno - sarebbe bello coinvolgere le Poste o la grande distribuzione. Bisogna conoscere le competenze dei detenuti, ma su questo non c’è ancora la dovuta attenzione: Seconda Chance spinge per creare, in questo senso, dinamiche virtuose”. Dei quasi 700 detenuti in carcere a Marassi, si esprimono poche decine di curricula. Certo, sarebbe d’aiuto avere un centro per l’impiego nella casa circondariale: “Intanto noi invitiamo gli imprenditori a mettere piede in carcere. Si troveranno davanti persone che hanno sbagliato e che hanno ben presente la loro situazione. Ma - conclude il volontario - con attenzione e pazienza, si ottengono risultati insperati”.

Da detenuto a pizzaiolo, “l’attività fuori da quelle mura consente di pensare al futuro”

Il racconto di M., che dopo la pena a Marassi ha aderito al progetto Seconda Chance: “Essere occupati aiuta a sopravvivere, il sogno è aprire una pizzeria”. “Non sono uno abituato a stare con le mani in mano sul divano”. M. si presenta così: sicuro di sé, determinato, affamato di futuro. È un detenuto “articolo 21” di Marassi, ovvero una persona che può usufruire del beneficio di lavorare fuori dal carcere. E di non tornarci, se ha un tetto garantito sulla testa e soldi per mangiare. Il 16 giugno, grazie all’incontro con Luca Pizzorno, attraverso Seconda Chance, ha iniziato il suo tirocinio come lavapiatti in un ristorante. Da metà settembre gli si sono aperte le porte di una pizzeria, luogo che sa di casa, visto che M., nonostante la giovane età, ha sempre fatto il pizzaiolo. “Uscire fuori da quelle mura, tornare la sera a casa, a contatto quotidianamente con i miei figli, è stato bellissimo”, racconta prima di iniziare il turno di lavoro.

“Bellissimo” forse non rende l’idea per chi non ha vissuto la prigione. Immaginate di vivere dietro le sbarre, con ritmi scanditi dall’alto, dividendo la propria cella con altre 6-8 persone, senza far altro che pensare e ripensare: al passato che addolora e al futuro che terrorizza. “Il momento più sopportabile là dentro era quando lavoravo. Mi occupavo dello sfuso e dell’imballaggio all’interno del panificio di Marassi: era qualcosa che aiutava”.

Aiutava letteralmente “a sopravvivere dentro quelle quattro mura”, confessa M. La sua esperienza detentiva è iniziata a Reggio Calabria, per poi chiedere il trasferimento a Genova con l’obiettivo di avvicinarsi alla moglie e ai suoi bimbi di 5 e 7 anni. “Mi sento addosso una grande responsabilità, specie nei confronti di mia moglie per la quale non è stato semplice venire tutte le settimane in carcere a fare colloqui. Ha un lavoro, doveva occuparsi da sola dei piccoli. Quando ha sentito di questa opportunità è stata più che contenta: sarei tornato a casa”.

Prima del tirocinio, infatti, grazie alla buona condotta usciva in permesso 2-3 giorni, ma poi tornava dentro per altri dieci giorni. Un’odissea chiusa grazie a Seconda Chance e all’incontro con Luca Pizzorno. Nella cucina del ristorante è stato “ben accolto da tutti”: “La sensazione di essere occupati è molto piacevole: svuota la testa e ti proietta verso il domani. Ho accettato il tirocinio, sperando di trovare qualcosa di più per andare avanti e contribuire al mantenimento della mia famiglia”, rivela. E così è stato. Senza il tirocinio, non avrebbe messo quel tassello in più per ricostruire il futuro che aveva rischiato di compromettere. In più, si è avvicinato ulteriormente al suo vero sogno: “Aprire una pizzeria mia, magari nel mio Paese d’origine, sull’isola di Mauritius, dove sono nati i miei genitori - racconta - Finché non sconto tutto però resto qui a Genova. Lavoro, risparmio e domani, chissà”.

M. è pentito dell’errore che lo ha portato dietro le sbarre, ma ha una fame enorme di riscatto, supportata dalla vicinanza della sua famiglia, che non l’ha mai abbandonato: “È determinante per un detenuto avere una famiglia - racconta - Senza nessuno che lì fuori ti aspetta, non hai la carica di sicurezza necessaria per andare avanti, perché quando esci devi ricominciare tutto: sei come un bambino che riprova a camminare. Il rischio è di cadere e di tornare qui. Io oggi ci penso mille volte prima di fare una cosa, perché so dove potrebbe portarmi: lontano dai miei bimbi e da mia moglie. Sono uscito da lì e non è che torno a delinquere: conosco le mie possibilità e so dove posso arrivare”. Lontano, si augura, molto lontano dal carcere, dove ha visto da vicino come si spegne un essere umano: “Ci sono persone dentro che meriterebbero di lavorare - confessa - Vorrei ci fossero più opportunità, che gli imprenditori si aprissero e che la magistratura concedesse più chance a chi ha i requisiti”. Per godere di questo beneficio, però, è fondamentale avere l’alloggio: viceversa, sfuma l’opportunità occupazionale. E secondo quanto racconta M., ci sono molti detenuti a Marassi che non hanno famiglia, di conseguenza sono senza un tetto sulla testa, ma avrebbero un bisogno enorme di trovare una possibilità di lavoro fuori: “È la loro unica chance vera per ricominciare”.

Detenuto diventa operaio per la Gronda: “Il cantiere è come una famiglia”

L’esperienza di Amplia, società che realizza l’infrastruttura a Bolzaneto. Il responsabile: “K. felice di lavorare, è fondamentale per la sua vita. “Inizialmente era timido, poi ha preso confidenza. Ora, quando arriva in cantiere, ha sempre un sorriso larghissimo”. Sembra una forzatura, ma per K., detenuto del carcere di Marassi, andare a lavorare dalle 7:30 del mattino alle 16:30 in uno dei cantieri della Gronda, lato Bolzaneto, è il momento più felice della giornata. A raccontarlo Gianni Lucia, capocantiere di Amplia, società che per conto di Autostrade sta eseguendo i lavori e che si è messa in contatto con Seconda Chance non solo per trovare un operaio da inserire in squadra, ma anche per fare formazione ai detenuti, con corsi ad hoc di carpenteria.

Lucia da tre mesi ha a che fare con questo ragazzo di cui si dice soddisfatto: “Ho aperto una linea di credito di fiducia con lui, ad oggi completamente ripagata”. K. infatti è volenteroso, impara in fretta e, quando è ora di lasciare il cantiere, si rabbuia: “Quelle ore di lavoro - racconta Lucia - sono ore tolte alla routine carceraria. La privazione della libertà è un problema enorme per lui, ma il lavoro lo aiuta: gli dà una prospettiva sul domani”. Il giovane, che inizialmente se ne stava per conto suo, ora è sempre circondato dai colleghi in pausa pranzo: scherza, ride, racconta di sé. È stato proprio lui a rivelare agli altri operai di essere un detenuto: “Col passare dei giorni, ha iniziato a fidarsi: il cantiere - spiega il suo capo - è una piccola famiglia. Nessuno lo ha giudicato per la sua provenienza”. K. vuole impegnarsi nel lavoro, anche per i suoi cari che lo aspettano: Amplia gli ha offerto un contratto a tempo determinato e per lui quel pezzo di carta ha il sapore della possibilità nel bel mezzo di un cammino di porte chiuse. “C’è stato un episodio che mi ha fatto capire quanto questa esperienza sia fondamentale per K.- racconta il capocantiere - Un giorno, non troppo tempo fa, mi ha guardato con gli occhi lucidi dicendomi “Voglio fare questo nel mio futuro. Per favore, non farmi andare via”. “Quando inizialmente mi avevano annunciato che avrei avuto in squadra un detenuto, ammetto di aver storto un po’ il naso - confessa Lucia - In passato mi era capitato un episodio spiacevole e non volevo trovarmi nella stessa situazione. Ma K. - conclude - ha ridisegnato i miei orizzonti”. Nei colloqui di questa settimana Amplia ha conosciuto 9 candidati, di cui 3 sono risultati idonei. I prescelti faranno un corso di formazione per essere poi inseriti in cantiere.