sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Fabio Canessa

genova24.it, 14 marzo 2023

Il sottosegretario Delmastro in visita al penitenziario genovese: “Il problema è il sovraffollamento, interverremo su stranieri e tossicodipendenti”. “Onestamente, per il momento, non è minimamente in programma uno spostamento del carcere di Marassi né è in previsione”.

Così il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, oggi in visita al penitenziario genovese, stronca l’ipotesi di un trasferimento della struttura in un’altra zona, idea caldeggiata in passato anche dalla giunta Bucci per riqualificare il quartiere.

Delmastro Delle Vedove, esponente di Fratelli d’Italia e fedelissimo di Giorgia Meloni, ha fatto tappa oggi in Liguria nell’ambito del suo tour tra le carceri italiane. Ad accompagnarlo i vertici locali del partito, tra cui il commissario ligure e deputato Matteo Rosso, il capogruppo in Regione e coordinatore provinciale Stefano Balleari, l’assessore comunale alla Sicurezza Sergio Gambino. Dopo l’incontro a Marassi coi sindacati della polizia penitenziaria la giornata è proseguita a Pontedecimo e quindi a Chiavari, dove il tema caldo è la possibile riapertura del tribunale chiuso dal 2013.

“Marassi è un istituto particolarmente complesso che soffre di un particolare sovraffollamento, dato da una presenza particolarmente significativa di detenuti stranieri, ed è un istituto che è diversi circuiti detentivi - ha continuato Delmastro parlando coi giornalisti al termine della visita -. Il problema degli spazi è determinato dal sovraffollamento, dobbiamo contrastare quello. Non vi sono altre soluzioni. Le linee guida sono facili e trovano traccia nella finanziaria: abbiamo messo 84 milioni di euro per nuovi padiglioni di edilizia penitenziaria, ovviamente non qui, ma da qua potranno essere sfollati. A Marassi ci sono 704 detenuti su 550 posti previsti: evidentemente bisogna operare sugli stranieri e sui tossicodipendenti”.

Due, quindi, le strade che il Governo intende seguire, a Marassi come negli altri penitenziari italiani. La prima riguarda i rimpatri dei detenuti stranieri: “Abbiamo il tema del previo consenso del detenuto, ma con Romania e Albania si può già fare perché abbiamo fatto trattati bilaterali in questo senso. Faremo partire una circolare perché tutti i detenuti albanesi e romeni possano essere tradotti nelle patrie galere di competenza senza il previo consenso - annuncia Delmastro a Genova -. Stiamo lavorando con molti Paesi stranieri per avere il trasferimento del detenuto senza previo consenso. Abbiamo 15mila detenuti stranieri nelle patrie galere, costano 137 euro al giorno. Chi è in galera straniero in Italia o è dentro per una pluralità di reati e condanne o per un reato gravissimo. In ogni caso ha rotto il patto di cittadinanza e non deve più pesare sulle tasche dei contribuenti”.

Più misure alternative? “Assolutamente no”, chiarisce Delmastro, ad eccezione di “una misura alternativa importante alla quale io credo, e cioè quella legata allo stato di tossicodipendenza. Le carceri italiane hanno un 30% di detenuti legati a reati di tossicodipendenza. Credo sia importante immaginare col terzo settore una rivoluzione, cioè che si possa scontare la pena, entro certi limiti edittali, presso le comunità di cura chiuse, protette, stile San Patrignano, per dare a tutti la possibilità di rieducarsi per davvero. Io non sono contro la rieducazione, ma quando mi sento dire che, se faccio un corso da ceramista e rimango tossicodipendente sono rieducato, qualche dubbio ce l’ho. La prima rieducazione è rieducare il tossicodipendente”.

E se per Marassi tramonta (almeno per oggi) l’ipotesi di un trasloco, in Liguria un altro problema riguarda il Ponente: “Dobbiamo capire perché Savona come provincia non sia dotata di una struttura penitenziaria, all’epoca chiusa perché fatiscente - ricorda Delmastro -. Su questo c’è l’interesse a cercare di capire se si può lavorarci anche se è un fatto che abbiamo scoperto ed ereditato da poco, ma credo che Savona debba avere, come tutte le altre province d’Italia, la sua struttura penitenziaria”.

Il sottosegretario ha ribadito la promessa di assegnare a tutti i 190 penitenziari un direttore entro dicembre e un comandante della polizia penitenziaria entro marzo 2024. Previsto anche un programma straordinario di assunzioni: “Abbiamo 1.479 allievi che stanno terminando il corso adesso, 1.758 che iniziano il corso adesso, 1.500 avranno un corso nel 2023, mille extra assunzioni sono state indicate in questa finanziaria. Stiamo parlando complessivamente di 5-6 mila persone”, ha spiegato Delmastro.

Tra le novità anche “la costituzione di gruppi di pronto intervento per sedare le sommosse sul modello francese: quando a dicembre atterreranno 190 direttori per 190 istituti avremo la forza e la capacità di conoscere il detenuto anche nel momento della rivolta e quindi di intervenire, a volte anche anticipatamente, per contenerle. Ci saranno strumenti sanzionatori precisi per i detenuti che aggrediranno le forze dell’ordine. E forniremo loro protocolli operativi”.

Confermati gli spiragli sul tribunale di Chiavari: “Non si può con un tratto di penna cancellare quello che hanno fatto gli altri in passato. Chiavari ha un tribunale modernissimo, 14 milioni di euro, che non ha fatto in tempo ad aprire e lo hanno chiuso. Bisogna avere, come si sta facendo in altri territori, la capacità non di ricostruire il tribunale di Chiavari, ma di immaginare il tribunale del Tigullio, allargando la competenza territoriale, facendo un patto coi tribunali limitrofi e gli enti territoriali. Certamente è intenzione di questo governo rivedere l’infausta revisione della geografia giudiziaria per arrivare a una maggiore giustizia di prossimità, come chiede peraltro l’Europa”, ha concluso il sottosegretario.