di Stefano Origone
La Repubblica, 5 giugno 2025
La protesta scattata per solidarietà al giovane abusato e torturato senza che i poliziotti penitenziari se ne fossero accorti. Una film dell’orrore quello che ha vissuto un detenuto di appena 18 anni che sta scontando una pena per una rapina che ha innescato la rivolta di circa cento detenuti, che hanno preso possesso della seconda sezione del penitenziario, devastando le celle e anche le aule scolastiche (gli operatori sanitari, gli insegnanti e il personale amministrativo sono stati radunati in una stanza per motivi di sicurezza): una decina di loro sono saliti sul tetto dell’istituto e sul camminamento delle mura di cinta, ma sono scesi spontaneamente dopo aver denunciato le sevizie sul detenuto. Nei disordini, durati due ore e terminati verso le 15.30, sono rimasti feriti (in modo non grave) due agenti di custodia, trasportati in codice giallo all’ospedale Galliera, mentre altri due sono stati medicati sul posto.
La protesta è stata “un atto di solidarietà”, secondo la Procura della Repubblica, per un “detenuto seviziato, asseritamente, da compagni di cella”. Gennarino De Fazio, segretario del sindacato di Polizia penitenziaria Uilpa, conferma che i detenuti “si sono spostati al piano terra e hanno vandalizzato i locali nell’intento di regolare i conti con altri reclusi che nei giorni scorsi avrebbero violentato un altro detenuto”. Le torture, perché è questo di che si tratta dal racconto fatto ai medici del pronto soccorso dal ragazzo, sono iniziate domenica, quando i tre, due egiziani e un altro italiano, l’hanno preso con forza e violentato. Ma non solo. Per tre giorni è stato anche colpito con vari oggetti sulle gambe e la schiena. Gli agenti di polizia penitenziaria nonostante i controlli che fanno da prassi tre volte al giorno in ogni cella non si sono accorti di nulla. Ispezioni sull’accuratezza delle quali verranno svolte delle indagini, perché il ragazzo ogni volta veniva minacciato di non parlare e nascosto nel bagno dai suoi aguzzini. Fino a quando gli altri detenuti hanno detto basta a questo silenzio e hanno deciso di mettere in atto una protesta-denuncia. Una sommossa nella casa circondariale diretta da Tullia Ardito che avrebbe potuto innescare tentativi di evasione.
Per questo, mentre la penitenziaria chiedeva rinforzi da altre carceri e sedava la rivolta tentando una mediazione con i detenuti più violenti, il carcere è stato circondato da decine di poliziotti in tenuta anti sommossa del Reparto Mobile e della Questura, dai carabinieri del Nucleo radiomobile del reparto operativo specializzati in questo tipo di interventi e anche dai militari della guardia di finanza, mentre i vigili hanno chiuso diverse strade per chiudere ogni via di fuga in caso di emergenza. Le forze dell’ordine sono rimaste anche fuori sul piazzale pronte a intervenire nel caso in cui la situazione fosse degenerata. A Marassi sono arrivati anche i vigili del fuoco, l’automedica del 118 e quattro ambulanze, assieme al direttore del 118, Paolo Frisoni. Intorno alle 15.30 la situazione è rientrata, con i reclusi che sono ritornati nelle celle e i tre accusati di stupro trasferiti per ragioni di sicurezza in un altro istituto: l’intervento in massa delle forze di polizia, spiegano dalla questura, è stato reso necessario in primis per garantire la sicurezza del perimetro e per evitare eventuali tentativi di fuga (che non si sono registrati). Le misure di sicurezza, hanno imposto la chiusura di via del Faggio, corso De Stefanis in direzione centro e piazzale Marassi. Tutto ciò ha provocato disagi alla circolazione, con le auto dirette verso Marassi incolonnate già da Borgo Incrociati.











