sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Gabriella Cerami

La Repubblica, 23 luglio 2025

L’ex toga di Mani Pulite: “Se il pubblico ministero abbandona la cultura del giudice, il suo solo interesse diventa vincere la causa”. “Il governo vuole limitare il lavoro di controllo dei magistrati sui politici”. Gherardo Colombo, ex magistrato, pubblico ministero della Procura di Milano negli anni dell’operazione Mani pulite, considera la riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere, “un danno per i cittadini”.

Quali saranno le ricadute di questa legge, che il governo rivendica come una svolta storica?

“Per valutare una legge bisogna vedere quali sono gli interessi delle persone coinvolte. Io guarderei agli interessi dei cittadini. Ai magistrati essere in una carriera sola o in due carriere separate può interessare relativamente, non cambia i loro destini. Invece danneggia i cittadini”.

Per la maggioranza i cittadini avrebbero più garanzie grazie a una giustizia più equilibrata.

“Affinché il pubblico ministero possa svolgere la sua funzione, che prevede anche la ricerca delle fonti di prova a favore dell’imputato, è necessario che abbia la cultura del giudice e per avere la cultura del giudice è necessario che con quel giudice abbia una formazione comune. Se invece fosse separato completamente dal giudice necessariamente la cultura, il modo di intendere la funzione, diventerebbe altra, diventerebbe la cultura di parte”.

Nella pratica cosa cambierà?

“L’avvocato ha il compito di difendere comunque il suo assistito, cercando di farlo assolvere magari anche se colpevole. Il pm ha il compito di chiedere l’assoluzione degli innocenti o la condanna di quelli che ritiene colpevoli. Se il pm abbandona la cultura del giudice diventa una parte e basta. Il suo interesse diventa quello di vincere la causa. Quindi il cittadino è esposto a conseguenze dannose”.

La riforma è un’invasione governativa nell’ambito giudiziario?

“L’iniziativa è governativa. Poi è il Parlamento che sta votando questa riforma. Io credo che di fatto la riforma inciderà progressivamente, limitandola sempre di più, sull’indipendenza del pm”.

Fino ad assoggettarlo alla politica?

“È una parola grossa però ci sta andando vicino”.

Il sorteggio per scegliere i componenti del Csm è stato inserito per evitare quella che il governo chiama lottizzazione. Cosa comporta?

“Essere componente del Csm richiede una competenza diversa e ulteriore da quella del giudice. Ci si occupa di altro rispetto al decidere se una persona è colpevole o innocente, se ha ragione il lavoratore o il datore di lavoro, se il testamento è valido o no. Ci si occupa di assegnazione degli incarichi, di organizzazione degli uffici (le “tabelle”), della professionalità degli altri magistrati”.

Sta dicendo che questa competenza non può essere garantita da un sorteggio?

“Servono delle competenze specifiche, che non sono quelle di un semplice magistrato. Il sorteggio è un controsenso, si svilisce la professionalità e la competenza. Anche questo torna a discapito dei cittadini”.

Prima l’abolizione dell’abuso d’ufficio, adesso la riforma per la separazione delle carriere. Il governo sta smontando l’attuale sistema giudiziario italiano?

“Non so e non mi importa se c’è un disegno a tavolino per ottenere quel risultato. Credo che l’obiettivo sia limitare l’indipendenza del pm. L’abolizione dell’abuso d’ufficio e la separazione delle carriere sono delle misure che limitano di molto il controllo della magistratura sulle persone che svolgono attività politica. Viene indebolito di molto il compito che la Costituzione affida alla magistratura”.

Il governo ha deciso di istituire un’Alta corte terza così che i magistrati possano essere giudicati in maniera indipendente. Finora il sistema è stato compromesso?

“La tendenza a tutelarsi è esistita anche tra le toghe, ma è necessario, per questo ruolo, che i componenti siano formati con estrema attenzione. Il numero di azioni disciplinari è molto alto, si parla di 100-150 ogni anno, sono più elevate di qualsiasi altro Paese europeo. Sicuramente sarebbe opportuno intervenire per fare anche meglio, ma sono convinto che molto più delle norme conti la cultura, cioè il modo di intendere il proprio lavoro”.

Le correnti, che la maggioranza sostiene di scardinare grazie a questa riforma, quanto influiscono nella vita dei cittadini?

“Le correnti sono nate come espressioni culturali. Il confronto associativo e il confronto pluralistico anche con la società hanno fatto tanto in tema di riflessione soprattutto nella direzione di realizzare la Costituzione, che è compito anche della magistratura. Questa, per esempio, porta le leggi che ritiene incostituzionali davanti alla Corte Costituzionale. A questo aspetto a volte se ne sovrappone un altro, che rivela istanze corporative e carrieristiche da parte di taluni appartenenti. Sarebbe necessario non pensare di abolirle quanto di evitare, anche qui soprattutto attraverso la formazione, che alle funzioni proprie dell’attività associativa si aggiungano distorsioni cosiddette correntizie”.

Perché il Parlamento corre tanto per attuare la riforma?

“È una preoccupazione comune a tanti governi cercare di limitare pesantemente la funzione della magistratura. Cosa sta succedendo, per esempio negli Stati Uniti? Potremmo guardare anche ad alcuni Paesi europei per verificare come la funzione giudiziaria dia fastidio. Perché la sua funzione consiste anche nel tutelare i diritti delle persone fragili, di chi non può farli valere”.