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di Giusi Spica

 

La Repubblica, 9 maggio 2019

 

"Non sono d'accordo con l'inasprimento delle pene: per ogni corrotto che va in carcere, altri cento continuano: meglio educare alle regole". "La repressione non serve. I cittadini devono capire che rispettare le regole conviene".

Gherardo Colombo, uno dei giudici simbolo di Mani pulite, sbarca a Messina per presentare il suo libro sulla corruzione ("Il legno storto della giustizia") nel day after del blitz per mazzette al provveditorato opere pubbliche.

 

Dopo Tangentopoli è nata una nuova classe dirigente. Che però non sembra meno permeabile della precedente alla corruzione...

"Mani pulite è stata una bolla di sapone, benché sia durata 13 anni fra indagini e processi. Molte posizioni sono state prescritte, tanti imputati sono stati assolti perché il fatto contestato non costituiva più reato. La politica ha sostanzialmente depenalizzato il falso in bilancio e altri reati, ha ridotto i termini di prescrizione, è intervenuta sulla validità delle prove. L'attenzione che i cittadini dedicavano alle indagini nei primi anni di Tangentopoli è scemata ed è diventata opposizione. Tutte le volte in cui la cultura dominante entra in conflitto con le regole, vince la cultura dominante e perdono le regole. Oggi la corruzione è più anarchica. Prima riguardava i partiti, ora coinvolge sempre di più le persone".

 

In Sicilia il costo della corruzione è di quattro miliardi di euro. Nel suo libro parla di "insostenibilità economica del sistema". Che significa?

"Le stime sono al ribasso. Se un imprenditore vuole vincere un appalto barando, dovrà fare l'offerta più conveniente. Mettiamo che il costo per fare una strada sia 100: per vincere deve presentare un'offerta di 90. Se aggiunge il prezzo della tangente, dovrà costruire la strada con 80. È chiaro che si rivarrà sull'ente pubblico, usando ad esempio meno asfalto del dovuto. Quindi la strada si usurerà prima, costringendo a nuovi lavori. Oppure l'imprenditore proporrà varianti in corso d'opera, così da far lievitare i costi. In un modo o nell'altro, le tangenti le pagano sempre i cittadini attraverso le tasse, così alte anche per questo. Inoltre, se un imprenditore vince gli appalti perché corrompe e non perché è bravo, il livello professionale delle imprese si abbassa. Senza contare i danni per la democrazia: ci sono state carriere politiche costruite con i profitti della corruzione".

 

È cresciuto il ruolo della criminalità organizzata?

"La mafia è presente in molti settori, anche nell'imprenditoria. La corruzione è una delle sue armi. E, a differenza dell'intimidazione, la corruzione crea consenso".

 

Uno dei settori più colpiti dalla corruzione è la sanità. Perché?

"Perché la spesa sanitaria assorbe gran parte dei bilanci delle Regioni. E i corruttori vanno dove ci sono i soldi. Sono a rischio tutti i settori dove circola denaro: un tempo le opere pubbliche, oggi i servizi".

 

Basta il contrasto penale?

"Le indagini e i processi non sono uno strumento efficace. Ci vuole l'educazione. Bisogna far comprendere fin da bambini che il rispetto delle regole fa sì che tutti, indipendentemente dalla condizione sociale di partenza, possano avere le stesse possibilità. Oggi invece per gli italiani regola è sinonimo di obbligo, sanzione. E a nessuno piace essere obbligato".

 

Il blitz di martedì ha portato alla prima applicazione in Sicilia del decreto "spazza-corrotti". È una misura efficace?

"Non sono d'accordo con l'inasprimento delle pene. La pena deve essere proporzionata al fatto. E poi dovrebbe essere applicata. Ma quando il fenomeno è diffuso come la corruzione, per ogni corrotto che mettiamo in carcere, altri cento continueranno a farlo. L'unica strada è l'educazione alle regole".

 

La politica ha gli anticorpi per contrastare la corruzione?

"La politica è espressione della cittadinanza. Dovremmo chiederci se il popolo ha gli anticorpi. E non credo sia così".