di Pietro Menzani
Il Sole 24 Ore, 14 ottobre 2026
Si tratta del 93% dei 280,30 milioni programmati. L’obiettivo del ministero della Giustizia è superare la logica della pena detentiva come unica soluzione e abbattere i tassi di recidiva. Costruire un modello strutturato di reinserimento nella società superando la logica del carcere come unico orizzonte per rispondere alla criminalità. È l’obiettivo che si pone il progetto del ministero della Giustizia per promuovere l’inclusione socio-lavorativa dei detenuti, inquadrato nel Programma nazionale inclusione e lotta alla povertà 2021-2027. I risultati dei lavori sono stati presentati a Palazzo Madama nel corso dell’evento “Una Giustizia più inclusiva. Il nuovo modello italiano per l’esecuzione penale”: 260,14 milioni di euro dei 280,30 programmati (il 93% del totale) risultano oggi già impegnati.
A chi si rivolge il piano - Il progetto, come ha spiegato il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, mira a “restituire dignità alle persone, offrendo loro una reale seconda chance e garantendo, attraverso l’abbattimento della recidiva, maggiore sicurezza a tutta la collettività”. Secondo Sisto, infatti, “la certezza della pena non deve mai essere disgiunta dalla sua funzione rieducativa”. Ed è proprio in quest’ottica che è stato pensato il piano “Una Giustizia più inclusiva”, con l’idea di dare vita a un “nuovo modello italiano dell’esecuzione penale”.
Il progetto si muove su due binari paralleli: il potenziamento e la valorizzazione delle misure di comunità e gli interventi all’interno degli istituti. Gli interventi del ministero della Giustizia riguardano quindi sia chi è detenuto in carcere sia la vasta platea di chi sta scontando la pena tramite misure alternative, operando in modo sinergico sull’intero perimetro del sistema. Il problema, infatti, non si ferma agli istituti penitenziari. Se qui sono detenute 65.661 persone, altre 143.027 sono in carico agli Uffici di esecuzione penale. Di queste, oltre 101mila sono affidate per misure alternative, mentre le restanti per indagini e consulenze.
Per quanto riguarda gli istituti penitenziari sono stati già impegnati oltre 144 milioni di euro. Parte dei fondi è stata dedicata a percorsi lavorativi e formativi per i detenuti, con particolare attenzione all’economia verde e all’agricoltura, mentre il resto è stato impiegato per la riqualificazione e l’adeguamento impiantistico di 90 carceri. Sul fronte esterno, invece, sono attivi quasi 74 milioni di euro destinati a reti territoriali pensate per accompagnare chi sta scontando la propria pena fuori dal carcere.
I progetti per i giovani - Grande attenzione è rivolta anche a minori e giovani adulti. Il ministero della Giustizia annuncia infatti che, grazie alla recente selezione di 62 Enti del terzo settore, 800 ragazzi in misura penale o in uscita da comunità saranno affiancati da un Tutor per l’autonomia. Queste figure seguiranno ciascun giovane per tutta la durata del percorso, costruendo un piano personalizzato di formazione, orientamento lavorativo e reinserimento sociale per accompagnarli verso una vita autonoma fuori dal circuito criminale.
La Piattaforma delle competenze - Sul piano pratico, il ministero della Giustizia mira ad agevolare l’incontro con il mondo del lavoro. Infatti, una parte fondamentale del progetto riguarda proprio l’inserimento professionale dei detenuti. “È un progetto di qualità - ha affermato la senatrice della Lega Erika Stefani, capogruppo in commissione Giustizia - che parla davvero di inclusione sociale perché passa attraverso il lavoro, come possibilità concreta di avere una nuova vita e di uscire da un modo di essere criminale. Significa dare a chi ha sbagliato, a chi è stato condannato, la possibilità di una seconda vita attraverso strumenti nuovi che mettono a sistema quello che già esiste”.
Tra le altre iniziative, il progetto prevede infatti anche lo sviluppo della Piattaforma informatica delle competenze del detenuto. Si tratta di un ecosistema digitale interamente coperto da fondi per 4,94 milioni di euro che permetterà di tracciare le qualifiche delle persone in entrata e in uscita, rendendo i profili pronti per il reinserimento direttamente consultabili dalle aziende.
“I dati - ha concluso il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari - ci indicano che il 98% di chi impara un mestiere e completa il proprio percorso non torna a delinquere. È su questa strada che vogliamo investire, con risorse, strumenti e obiettivi precisi. La pena va scontata, le regole vanno rispettate. Ma dobbiamo anche impedire che chi esce dal carcere torni a commettere reati. Perché ridurre la recidiva significa prevenire nuovi crimini e garantire maggiore sicurezza ai cittadini”.









