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affaritaliani.it, 19 novembre 2020

 

Possibilità di aumentare da 45 a 75 giorni la riduzione prevista, per ogni 6 mesi di pena scontata, per i detenuti che tengono una buona condotta in cella.

Accogliere la proposta, avanzata dai Garanti dei detenuti, di una "liberazione anticipata speciale" per affrontare in modo risolutivo l'emergenza Covid nelle carceri. È l'appello che, Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva ed esponente del Partito Radicale transnazionale, rivolge al Governo e ai relatori del dl Ristori - nel quale sono contenute alcune misure in materia penitenziaria - affinché nel corso dell'esame in Senato del provvedimento per la conversione in legge venga introdotta la possibilità di aumentare da 45 a 75 giorni la riduzione prevista, per ogni 6 mesi di pena scontata, per i detenuti che tengono una buona condotta in cella.

"Diminuire di 2 o 3 mesi la pena per chi si comporta bene in carcere e che sta finendo di scontarla - osserva Giachetti, che ha aderito nei giorni scorsi allo sciopero della fame intrapreso dalla leader radicale Rita Bernardini per l'emergenza carceraria - vorrebbe dire allargare la platea di beneficiari a 10mila persone: si tratta di una misura che è stata già applicata in passato in fase emergenziale, dopo la sentenza Torreggiani" con cui la Corte di Strasburgo condannò l'Italia nel 2013 per le condizioni detentive nel nostro Paese.

I detenuti attualmente presenti fisicamente negli istituti penitenziari sono circa 53.900 (53.965 è il numero reso noto sabato scorso dal ministero della Giustizia), mentre gli ultimi dati - forniti dall'Amministrazione penitenziaria ai sindacati - parlano di 758 positivi al Covid fra i detenuti - distribuiti in 76 istituti di pena - e 936 fra gli operatori.

"Dentro le carceri - ricorda inoltre Giachetti - ci sono molti detenuti che non dovrebbero starci: penso a chi è in attesa di giudizio, ai tossicodipendenti e, dopo la chiusura degli Opg, alle persone con problemi psichiatrici. Le misure ora contenute nel decreto Ristori a quanto mi risulta non stanno portando a grandi risultati per ridurre la pressione nelle carceri. Serve un passo ulteriore - conclude - di fronte a un rischio di esplosione, con i numeri che crescono, ed evitare il pericolo che scoppino altre rivolte come accaduto in marzo".