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di Damiano Aliprandi

Il Dubbio, 12 dicembre 2024

“Siamo ormai a 87 suicidi dall’inizio dell’anno e c’è confusione e incertezza anche sui numeri perché non si sa più quanti sono i morti ‘di carcere’ e i morti ‘in carcere’“, esordisce martedì scorso il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti, sollevando in Parlamento un allarme drammatico sullo stato delle carceri italiane, chiedendo un’informativa urgente al Ministro della Giustizia Carlo Nordio. L’intervento, carico di preoccupazione e indignazione, ha messo in luce una situazione che definire critica sarebbe riduttivo. Il deputato di Italia Viva ha evidenziato il crescente numero di suicidi in carcere, che quest’anno ha toccato un record storico con 87 decessi, un dato riportato da Ristretti Orizzonti e che si scontra con i numeri ufficiali del Dap e del Garante nazionale stesso, mai registrato negli ultimi trent’anni.

“Parliamo di diritti umani”, ha dichiarato Giachetti, “diritti che non solo devono essere garantiti nelle situazioni citate dalla collega Boldrini, ma anche all’interno delle nostre carceri. Siamo arrivati a un livello di sovraffollamento insostenibile, con oltre 62.000 detenuti a fronte di poco più di 40.000 posti disponibili, un sovraffollamento superiore al 130%”. Sono numeri, ci tiene a sottolineare, che si avvicinano a quelli che portarono la Corte Europea di Strasburgo a condannare l’Italia per trattamenti disumani e degradanti. Parliamo della sentenza Torregiani.

Giachetti ha criticato duramente il governo per la mancata attuazione di misure efficaci per risolvere questa crisi. Ha ricordato come la proposta di legge sulla liberazione anticipata speciale, elaborata assieme a Rita Bernardini di Nessuno Tocchi Caino, sia stata accantonata dalla maggioranza a settembre, lasciando il problema irrisolto. “Ci era stato promesso che il governo avrebbe agito con soluzioni definitive, ma il decreto emanato si è rivelato inefficace, e le modifiche introdotte non hanno alleviato il sovraffollamento né ridotto i suicidi”, ha aggiunto.

Il deputato ha inoltre sottolineato l’inutilità delle proposte avanzate dal ministro Nordio, come l’utilizzo delle caserme per ospitare i detenuti o la creazione di carceri separate per chi è in attesa di giudizio e per i condannati definitivi. “Questi interventi sono rimasti solo sulla carta. Il risultato è che continuiamo a violare sistematicamente i principi costituzionali che impongono di evitare trattamenti disumani e degradanti”, ha dichiarato Giachetti.

Il deputato rende noto che, accompagnato dalla collega Maria Elena Boschi, ha recentemente visitato il carcere “Mammagialla” di Viterbo, dove ha trovato una situazione drammatica: 750 detenuti stipati in una struttura progettata per accoglierne 415. La polizia penitenziaria, con un organico previsto di 330 unità, ne conta in servizio solo 164, rendendo impossibile garantire adeguate condizioni di sorveglianza e sicurezza. “Abbiamo trovato celle senza bagno, dove 43 detenuti sono costretti a urinare in bottiglie di plastica, svuotandole poi nei bagni comuni del corridoio. Questo non è solo indegno, è una palese violazione della Costituzione e dei diritti umani”, ha affermato con indignazione il deputato.

Giachetti ha concluso il suo intervento chiedendo al governo di assumersi finalmente le proprie responsabilità. “Non è accettabile che lo Stato non sia in grado di fornire dati precisi sui suicidi in carcere, con numeri discordanti tra il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, il Garante dei detenuti e le associazioni che operano sul campo. La situazione sta esplodendo e non possiamo più rimandare un confronto serio e risolutivo su questo tema”.

L’appello di Giachetti - che ha definito l’emergenza carceraria una questione di priorità nazionale - attende ora una risposta concreta dal ministro Nordio e dal governo, nella speranza che si passi finalmente dalle parole ai fatti. Un intervento, il suo, che scuote le coscienze e porta alla luce una situazione carceraria che rischia di diventare sempre più esplosiva, chiedendo un immediato intervento per restituire dignità a chi sta scontando una pena.