di Serenella Mattera
La Repubblica, 13 febbraio 2024
Intervista al parlamentare che da 23 giorni digiuna per denunciare la condizione delle carceri, dove ieri si è verificato l’ennesimo suicidio. Ma forse alla Camera qualcosa si muove: se arrivasse un segnale, già nelle prossime ore la protesta potrebbe essere interrotta. “Tre cappuccini al giorno, ricetta Pannella. I primi giorni è dura, poi trovi energie inattese”. Roberto Giachetti cammina a passo svelto in transatlantico e gesticola, si accalora. È in sciopero della fame per le carceri. Da ventitré giorni. Come l’ex parlamentare Rita Bernardini e decine di persone che hanno aderito alla loro iniziativa radicale. Contro il sovraffollamento, per denunciare la drammatica contabilità dei suicidi in cella. Diciotto da inizio anno, con l’uomo che si è impiccato ieri a Terni. Uno ogni 48 ore.
Hanno rivolto un appello, finora senza risposta, a Giorgia Meloni. Forse però qualcosa in Parlamento si muove e se arrivasse un segnale già nelle prossime ore potrebbero sospendere il digiuno. Poi chissà. “Se hai una classe dirigente che per decenni ha dato in pasto alla rabbia delle persone la bistecca sanguinante del carcere, poi finisce così”.
Con la sanità a pezzi, con l’inflazione che impoverisce, come fate a spiegare che le carceri siano una priorità?
“Come diceva sempre Pannella, se hai il riflesso a ignorare la sofferenza, non ti occupi di carceri, ma neanche di sanità. Se non hai la forza e l’intelligenza di capire che quelli là dentro sono i più sfigati, non ti occuperai neanche dei meno sfigati”.
Ma a che serve uno sciopero della fame?
“È nella cultura radicale: agisci su te stesso per ottenere qualcosa negli altri”.
Che sperate di ottenere?
“Indurli a realizzare che il carcere è un’emergenza. E che la comunità carceraria non sono solo i detenuti, ma anche la polizia penitenziaria, gli educatori, i direttori. Portarli a pensare che con quel mondo potresti entrare in contatto, perché ciascuno di noi può fare una stupidaggine: sa quanti ne sono andati a trovare, da Verdini a Cuffaro, fino a Lusi, che come me era nella Margherita? Persone che prima mi prendevano in giro”.
Lo sciopero della fame è anche pericoloso per la salute...
“Se dovessi assistere inerme a quel che accade, probabilmente starei più male. Ma visto che ho avuto problemi di salute, prima di iniziare lo sciopero ho parlato col mio medico”.
E si può ottenere qualcosa?
“A volte si vince, a volte si perde. Facemmo il Satyagraha contro la fame nel mondo che si concluse dopo un appello dei premi Nobel sulla proposta radicale e l’aumento dei fondi italiani per la cooperazione allo sviluppo”.
Pannella iniziò con le iniziative non violente nel 1969...
“Ho imparato da lui. Ricordo che una volta venne alla Camera con un thermos pieno della sua pipì, che aveva raccolto prima di iniziare uno sciopero della sete, per poterlo prolungare per più giorni. Alla buvette chiese un bicchiere, non volevano darglielo: alla fine ne ottenne uno di plastica”.
E lei?
“Ho fatto lo sciopero della sete per non far chiudere Radio Radicale. Al sesto giorno sono finito in ospedale”.
Ed eccovi qui a digiunare ancora, nel nome di Pannella: c’è qualcuno pronto a raccogliere quella eredità?
“Siamo gli ultimi, quelli che hanno imparato da lui. Pannella non è clonabile, e i radicali si sono sperduti in mille rivoli”.
E lei ora è in Italia viva. Da Pannella a Renzi, com’è possibile?
“Io sono radicale e rimango radicale. Andai via quando Rutelli si è candidato a sindaco di Roma, poi nel 2001 sono entrato in Parlamento con la Margherita, ora sto con Renzi perché credo in lui, penso sia il migliore, mentre il Pd sta smarrendo il pensiero riformista. E poi sui temi della giustizia Renzi è cresciuto molto, forse anche per la sua esperienza personale. In Iv sto in una posizione ideale, perché mantengo le mie idee - su Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica a Napoli, ad esempio la penso all’opposto di Renzi - e nessuno mi rompe”.
Con l’ex parlamentare Rita Bernardini ha rivolto un appello a Giorgia Meloni a ricevervi, per discutere soluzioni per le carceri...
“Il sovraffollamento può diventare più di una tortura. Ma solo nell’ultimo ddl sulla sicurezza del governo si contano 15 nuovi reati, inclusa la norma demenziale che punisce allo stesso modo chi in carcere rifiuta il cibo o l’ora d’aria e chi compie atti di violenza. Buttano le persone in galera anche i magistrati, mentre cercano le prove. E così nell’ultimo mese si contano 470 nuovi ingressi, se continuiamo così a fine anno arriveremo al record del 2013, di 66mila detenuti. Ma vai a spiegare alla gente comune che non va bene, vagli a spiegare il dramma di dover fare i turni per l’ora d’aria”.
Per Delmastro l’azione del governo sulle carceri è “imponente”: creeranno, assicura, 7.000 nuovi posti per ridurre il sovraffollamento...
“Una cifra totalmente inventata. Il suo caposcorta, che è agente penitenziario, forse non gli ha spiegato che cosa sono le carceri. Non sa di cosa parla”.
Per Nordio i suicidi sono un fenomeno che “non possiamo pensare di eliminare”...
“Quando l’ha detto in Aula, ho urlato. Non può far finta di non vedere l’incidenza delle condizioni carcerarie sui suicidi. Temo che non sia in perfetta buona fede ahimè”.
E intanto il governo sembra far poco anche per Ilaria Salis, detenuta in Ungheria in condizioni inumane...
“È sacrosanto porre il problema, per lei e per tanti altri italiani detenuti nel mondo. Ma con le nostre carceri fatiscenti, le celle che tolgono l’aria, lezioni non siamo titolati a farne”.
Meloni propone di aumentare la capienza dei penitenziari e assumere agenti. È un terreno su cui potete incontrarvi?
“La sua risposta non pensa all’immediato, ma non credo sia una soluzione neanche per il futuro. Dobbiamo diminuire il panpenalismo, togliere dal carcere le persone in attesa di giudizio, i tossicodipendenti, i malati psichiatrici. Solo così puoi davvero puntare alla rieducazione che la Costituzione chiede”.
Ma insomma, Meloni le ha risposto?
“No, nulla. Siamo amici, avrei potuto scriverle, ma questa è una battaglia politica, l’amicizia non c’entra”.
In Aula alla Camera però è stata approvata la decisione di dare una corsia preferenziale alla vostra proposta di legge per portare la premialità da 45 a 75 giorni, fare uscire prima dal carcere chi ha quasi finito di scontare la pena. Oggi dovrebbe essere calendarizzata in commissione. Forse qualcosa si muove...
“Una novità importante. Aspettiamo di vedere oggi che succede e se arriva un segnale concreto valuteremo di interrompere il digiuno. Noi abbiamo quello strumento, ma se qualcuno arriva e ce n’ha n’altro…”.










