di Miriam Di Peri
La Repubblica, 13 luglio 2025
Intervista al deputato di Italia Viva: “Dalla carenza di assistenti sociali a quella degli psicologi, è la paralisi del sistema che preoccupa”. Questo Governo mi accusa di volere lo svuota carceri, ma loro fanno di tutto per affollarle. La situazione è diventata insostenibile”. Roberto Giachetti ieri mattina è tornato dietro le sbarre di Rebibbia per assistere a un laboratorio dei detenuti. Era lì quando è stato letto il messaggio del presidente del Senato, Ignazio La Russa, nel quale conferma che il sistema detentivo vada rivisto. Adesso l’esponente di Italia Viva è fiducioso: “Potremmo tornare a confrontarci in Parlamento”.
A partire dalla sua proposta di legge per la liberazione anticipata?
“L’obiettivo è far sì che quella proposta sia presa in considerazione. Diciamo che questa apertura in cui il presidente del Senato ritiene che sia necessario un intervento sull’emergenza attuale è molto significativa. Poi bisognerà vedere a cosa questo porterà. Anche Meloni in passato ha sottolineato che il governo non avrebbe avanzato proposte, ma ha fatto anche intendere che davanti a un’iniziativa parlamentare lei non si sarebbe messa di traverso”.
Insomma, l’apertura di La Russa vi fa ben sperare?
“La sensazione che abbiamo è che sul piano parlamentare possa partire un treno che l’anno scorso non era riuscito a partire”.
Avete trovato una situazione di stallo o ci sono dei peggioramenti dietro le sbarre?
“Abbiamo avuto la conferma che è una situazione drammatica. Ci sono due numeri che fanno paura: il sovraffollamento carcerario e l’organico sottodimensionato della polizia penitenziaria. E poi al di là delle condizioni inumane e degradanti nelle quali vivono i detenuti è la paralisi del sistema a preoccupare, dalla carenza di assistenti sociali a quella degli psicologi. Si fa fatica a garantire addirittura l’ora d’aria, che dovrebbe essere un diritto per persone che magari stanno in cella 18 ore al giorno. E invece certe volte è compromessa dal fatto che essendoci pochi agenti di custodia, non riescono col sovraffollamento a garantirla a tutti. È una situazione che obiettivamente sta esplodendo. Basti provare a immaginare cosa significa restare dietro le sbarre con questo caldo”.
Che ne pensa delle polemiche sulla separazione delle carriere?
“Io sono d’accordo alla separazione, ma lo ero molto prima che il governo la proponesse. Non mi piace che loro continuino ad usarla come arma contundente contro la magistratura. La trovo una cosa assolutamente insopportabile, che peraltro inquina anche quello che è il valore di una riforma che io ritengo giusta”.











