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di Paolo Viarengo

La Stampa, 22 febbraio 2025

“Mi lascerò morire, tanto non poter abbracciare la mia famiglia è peggio”. Parole pesanti come macigni, scritte da Giacomo Albergamo, detenuto astigiano che sta scontando la sua pena nel carcere di Modena. Albergamo indirizza alle autorità una lunga e accorata lettera, nella quale racconta il proprio disagio e chiede attenzione per la sua situazione. All’inizio di febbraio, il detenuto ha avviato uno sciopero della fame, della sete e dei farmaci salvavita che, da diabetico, è costretto ad assumere, mettendo seriamente a rischio la propria salute.

“Abbiamo preso in carico la sua situazione, ma per farlo abbiamo prima preteso che sospendesse ogni comportamento autolesionistico”, racconta Daniele Carollo, presidente dell’associazione Voice of People, che da settimane sta cercando di smuovere istituzioni e amministrazioni per risolvere una vicenda delicata. “C’è stato l’intervento del garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri, e dopo qualcosa si è mosso e almeno la cella di Albergamo è stata sanificata”, aggiunge Carollo.

Gli insetti nel letto - Il letto su cui dormiva, così come quello del compagno di cella, era infatti infestato da insetti, in particolare cimici dei materassi, che provocavano continue punture e condizioni igieniche precarie. Carollo ha raccolto la documentazione fotografica delle ferite e l’ha trasmessa alle autorità competenti, che sono intervenute in tempi rapidi. In parallelo sono migliorati anche i contatti con la famiglia.

“Adesso almeno riusciamo a sentirci. Dopo il trasferimento a Modena era diventato difficilissimo e per mesi non abbiamo avuto sue notizie”, racconta la madre Lucia. “Sono videochiamate piene di lacrime e commozione, ma permettono di mantenere il legame tra un padre e la figlia più piccola, che ha undici anni”. Albergamo, che ha quattro figli, non nasconde il proprio passato criminale e non chiede la grazia. “Non sono qui a lamentarmi della condanna, perché è giusto pagare quando si sbaglia e io sto scontando la mia pena”, scrive nella sua lettera.

Le condanne - Nel 2018 era stato condannato a otto anni per una rapina compiuta insieme al fratello Nadir, armato di un’ascia, ai danni di due supermercati astigiani, dopo essere stato coinvolto anche nell’operazione “Bazar” e in altri episodi di furti e spaccio. In carcere, però, aveva intrapreso un percorso di cambiamento, diventando un detenuto modello. “Lavorava in giardino, curava l’orto”, ricorda la madre. “Ho la patente per guidare il trattore e voglio lavorare”, scrive Albergamo. Una situazione che è peggiorata all’improvviso il 20 novembre scorso, quando è stato trasferito dal carcere di Alessandria a quello di Modena. Da allora le visite settimanali sono cessate. “Sono invalida anch’io e non posso affrontare un viaggio di 500 Km”, spiega Lucia. Per questo Voice of People si sta battendo per un avvicinamento al territorio. “Il fine pena è nel 2028, ma con la buona condotta potrebbe arrivare già a fine 2027”, conclude Carollo.