di Chiara Galletti
Corriere della Sera, 24 settembre 2025
“Vi parlerò come un genitore, come un papà che ama i suoi figli”. Ha esordito così Gino Cecchettin durante il primo seminario di educazione ai sentimenti del progetto CampBus, che si è tenuto lunedì 22 settembre al Liceo Classico Mario Cutelli di Catania. Fuori dalla scuola, telecamere e microfoni delle emittenti locali, all’interno un’aula magna gremita di studenti e studentesse.
Sul palco accanto a Cecchettin, la psicologa psicoterapeuta Lara Pelagotti, che ha parlato ai ragazzi di emozioni e dell’importanza di imparare a capirle e a gestirle. L’incontro è parte integrante di CampBus, il progetto itinerante del Corriere delle Sera che porta nelle scuole italiane formazione digitale, giornalismo ed educazione ai sentimenti. Ogni settimana, per quattro settimane, il workshop di educazione ai sentimenti si terrà in una scuola diversa d’Italia: dopo Catania sarà la volta di Roma, poi Milano (trasmesso in diretta su corriere.it) e infine Verona.
Ha affermato Cecchettin durante l’evento: “L’amore non è mai tossico, solo una relazione può esserlo. Di fronte alle emozioni sta a noi decidere quali azioni compiere: alcune fanno bene, altre possono fare molto male”. Tra i momenti più intensi, il racconto del compleanno di Giulia: “Per il suo ventiduesimo compleanno non sapevo cosa regalarle - racconta Cecchettin agli studenti -. Come tanti ragazzi della sua età aveva già tutto. Così le ho detto: ti regalo un sabato intero da passare insieme. Ho messo a disposizione anche la carta di credito, che lei ha usato in libreria. È stato il più bel sabato della mia vita. A un certo punto scopri che quei sabati lì non ci saranno più, e impari una lezione: il tempo che avete a disposizione, godetevelo”.
Cecchettin ha poi raccontato ai ragazzi di come la scoperta dell’amore sia nata insieme alla scoperta della malattia della moglie. “Anch’io da giovane ho frainteso cosa fosse l’amore - afferma -. Nelle pubblicità le donne venivano rappresentate come oggetti e i “veri maschi” come quelli che non mostrano emozioni. Ma un uomo può piangere, soffrire, sentirsi solo. Capisci davvero cos’è l’amore vero quando incontri qualcuno che ti conosce dal di dentro”. Ed ecco l’incontro con la moglie e la scoperta della malattia, il cancro che l’ha portata via tre anni fa. “Io non sono credente, ma quando mia moglie si è ammalata mi sono messo a pregare e ho chiesto: prendi la mia vita e donala a lei, che la merita molto di più di me - continua -. Qualche giorno dopo ho capito che questo è l’amore, dare la propria vita per qualcun altro. Mi hanno detto che amare è un verbo transitivo: parte da te e va verso l’altro. È da lì che inizia tutto”.
Gino Cecchettin incontra gli studenti: “L’amore non è tossico, può esserlo una relazione. Di fronte alle emozioni decidiamo noi come agire”.
Le attività della Fondazione Giulia Cecchettin si articolano intorno a tre pilastri fondamentali. Il primo è l’attività di formazione, promossa da un Comitato scientifico e uno divulgativo, attivi in diverse regioni d’Italia per operare in modo capillare nel Paese. Ma il principale è forse il secondo pilastro, ossia il sostegno alle vittime di violenza. Infine la Fondazione collabora con altre realtà del territorio, come i centri antiviolenza, per costruire una rete efficace di intervento. “Da pochi giorni è nato anche il Comitato giovanile della Fondazione - racconta Cecchettin -. Questo perché ragazzi e ragazze spesso parlano più facilmente tra loro piuttosto che con gli adulti”.
La psicologa psicoterapeuta Lara Pelagotti ha spiegato ai ragazzi che ogni emozione ha la propria funzione. Non possiamo controllare pensieri molto negativi o emozioni scomode, ma possiamo scegliere come comportarci. Spiega: “Le emozioni hanno tre componenti. Una è quella fisiologica, per esempio il cuore che batte forte prima di un’interrogazione. C’è poi una componente cognitiva, legata al modo in cui l’emozione si manifesta nel pensiero: per esempio quando ci chiediamo cosa diranno a casa dopo l’interrogazione. Infine una comportamentale, ovvero il modo in cui ci poniamo di fronte alle emozioni. L’importante è comprendere che ogni emozione ha la propria funzione e capire come incanalarle”. Pelagotti ha poi sottolineato come i giovani di oggi siano molto più aperti nell’espressione delle emozioni rispetto alle generazioni precedenti: “I ragazzi di vent’anni oggi si mostrano più vulnerabili di quelli di sessanta. Sanno che piangere non vuol dire essere fragili, ma esprimere ciò che si ha dentro”.










