di Federico Cella
Corriere della Sera, 14 settembre 2025
La fondazione creata in memoria della figlia uccisa vuole sensibilizzare sulla necessità di un’educazione agli affetti nella scuola italiana. Un obiettivo comune che il Corriere porterà insieme a Cecchettin nelle aule italiane. Trasformare il dolore in impegno sociale. Per Gino Cecchettin è stata una transizione faticosa ma, dato la persona che è, inevitabile. Prima il libro, la lettera “Cara Giulia” alla figlia, e poi la Fondazione Giulia Cecchettin finanziata proprio con la pubblicazione. “La perdita di Giulia mi ha spinto a un impegno incrollabile contro la violenza di genere”, è il pensiero e la missione, condivisa con i figli Elena e Davide.
Firmato il protocollo d’intesa su “Educare al rispetto” con il ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara a inizio anno, la Fondazione prosegue il suo lavoro per portare un’educazione ai sentimenti nella scuola italiana, tra le ultime in Europa a non avere programmi obbligatori (in Svezia, Paese pioniere, sono attivi dal 1955). Il Corriere ha messo a disposizione della Fondazione il suo progetto nelle scuole - CampBus, attivo dal 2020 - per aiutare a portare il messaggio e la sua urgenza tra i veri destinatari, i ragazzi e le ragazze nelle classi italiane.
Il Tour di CampBus Corriere, dalla fine di settembre, toccherà quattro città e quattro scuole, dove si fermerà una settimana con una squadra di giornalisti e formatori. Sostenuto da Eni, Google, Acer, PagoPa ed Mr Digital, con il patrocinio della Commissione europea e due partner scientifici - l’Istituto Italiano di Tecnologia e il Cicap - il progetto sarà a Catania (liceo Cutelli), Roma (istituto Galilei), Milano (liceo Carducci) e Verona (liceo Maffei). Accanto agli incontri sulle nuove tecnologie (con l’intelligenza artificiale inevitabilmente al centro dei discorsi) e ai laboratori di pratica (video, podcast, social reporting), nell’aula magna di ogni istituto un’intera mattinata sarà dedicata all’educazione sentimentale e agli affetti. Studenti e docenti avranno modo di incontrare Gino Cecchettin, ascoltare la sua testimonianza, fargli domande e comprendere come chi ha portato via sua figlia Giulia “non è un mostro”, citando le parole dell’altra figlia, Elena, “ma un figlio sano della società patriarcale che è pregna della cultura dello stupro”.
Parole e concetti forti, che i ragazzi e le ragazze, dopo l’intervento di Cecchettin, avranno modo di “mettere a terra”, passando quindi dall’emozione alla comprensione, grazie a un momento di riflessione corale che verrà gestito dalla psicologa Lara Pelagotti. Ogni scuola ha poi sottoscritto un impegno con il Corriere a non lasciare l’incontro con Cecchettin come un’eccezione ma a trasformarlo in un punto di inizio per attività di sensibilizzazione e ascolto. Integrandole con quelle già in essere, nate spontaneamente in molte scuole.
Quell’11 novembre del 2023 ha toccato gli animi di molti ragazzi e ragazze. La dimostrazione viene per esempio da studenti e studentesse dei licei di Milano, Parini e Natta, che sul caso di Giulia Cecchettin e la necessità di un’educazione sentimentale hanno costruito un dibattito, insieme ai docenti Laura Suardi, Antonio Pangallo e Giuseppe Palazzo. I sentimenti, fenomeno culturale a differenza delle emozioni, possono essere insegnati? E la scuola è il luogo adatto dove farlo? I ragazzi e le ragazze saranno sul palco, insieme a Gino Cecchettin, domenica 14 alle ore 16.00 alla Triennale di Milano. E in diretta sul sito del Corriere.











