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di Amelia Esposito

Corriere della Sera, 5 agosto 2024

Il papà di Giulia sui dialoghi intercettati in carcere: “Mi metto nei suoi panni, sta vivendo una cosa indicibile. Noi tutti dovremmo pensare a questa famiglia, a come aiutarla. Ci sentiamo e ci scriviamo”. “Quello che come società tutti noi, nessuno escluso, dovremmo fare è aiutare la famiglia Turetta. Questo dovrebbe essere il nostro dovere: aiutare un uomo che sta vivendo un momento di grande difficoltà, non accanirci contro di lui”. Mai abbiamo sentito Gino Cecchettin - padre che ha subito la più atroce delle perdite, eppure sempre così composto - pronunciare parole di vendetta o rancore. Non lo sentiremo neppure questa volta. Il suo orizzonte è, ancora, quello del “costruire valore”.

Il papà di Giulia, uccisa l’11 novembre 2023 a 22 anni dall’ex fidanzato Filippo Turetta, è in giro per l’Italia a presentare il libro che le ha dedicato, Cara Giulia. A parlare di educazione affettiva, sentimenti, rispetto dell’altro. Mission che porta avanti anche attraverso una fondazione: l’obiettivo, ha spiegato, è “creare una rete di professionisti che vada nelle scuole a sensibilizzare sul tema della violenza di genere e delle relazioni tossiche”. Cecchettin sta provando a costruire, mattone dopo mattone, qualcosa di importante sulle macerie della propria vita. Ma c’è un altro padre la cui vita è ridotta in macerie. È Nicola Turetta, papà di Filippo. I dialoghi in carcere fra i due, intercettati poco dopo l’arresto del ragazzo, sono finiti agli atti e, di recente, sono stati diffusi dai media. Sono parole con le quali Nicola Turetta sembrava sminuire la portata del delitto commesso da suo figlio, ma in realtà pronunciate temendo che questo potesse suicidarsi. Il risultato: tanti attacchi feroci e qualche pacca sulla spalla.

Signor Cecchettin, vuole dirci cosa pensa di quelle parole?

“Tutti si sono fatti un’opinione e hanno sentito il bisogno di esprimerla. Chi lo ha criticato come chi lo ha difeso. Io no, non entro nel merito, non giudico”.

E dell’effetto che la diffusione di quelle parole ha avuto, invece, vuole parlarci?

“A questo proposito vorrei dire che farle uscire a distanza di 9 mesi non ha avuto alcun senso, a mio avviso. Quando sono state pronunciate, mia figlia era appena stata uccisa e Filippo era da poco in carcere. Oggi perché?”.

Quelle intercettazioni erano agli atti.

“Capisco, ma hanno fatto solo del male”.

Anche a lei?

“Niente mi può fare male quanto la morte di Giulia. Niente è paragonabile a ciò che ho passato e sto passando. Quelle intercettazioni hanno fatto male prima di tutto ai Turetta e poi a tutti noi, alla società intera”, risponde Cecchettin. Ed eccolo, ancora una volta, fermarsi cento passi prima della gogna. Per poi fare uno scatto in avanti, tendendo la mano alla famiglia del ragazzo che ha assassinato Giulia.

Ci spieghi...

“Accanirsi contro un papà che sta vivendo un momento di grande difficoltà è sbagliato. Noi tutti dovremmo pensare a questa famiglia, a come aiutarla. Noi come singoli e come società dovremmo porci questo tema. Hanno un altro figlio questi genitori e devono poter andare avanti al meglio. Il nostro compito è costruire valore”.

Anche lei ha altri due figli, Elena e Davide. È per questo che parla così?

“Io mi metto nei loro panni. E dico che stanno vivendo una cosa inenarrabile. E ora, per quelle intercettazioni, si trovano a ripartire da zero. Comprendiamoli”.

Vi sentite, lei e Turetta?

“Ci sentiamo o ci scriviamo durante le feste. A Natale, a Pasqua, momenti così”.

Lei gli ha mai parlato di Giulia? E lui le ha mai parlato di Filippo?

“No. Non ancora”.